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Abilismo

Che cos’è l’Abilismo?

Per abilismo si intende ogni tipo di discriminazione a scapito delle persone con disabilità e di conseguenza considerare la società abitata solo da persone prive di disabilità. 

L’abilismo ha innumerevoli forme: alcune evidenti e facilmente riconoscibili altre più subdole e inconsapevoli, ma non per questo meno dannose.

Come per tutte le discriminazioni anche in questo caso spetta sempre alle persone con disabilità stabilire cosa sia abilista e cosa no. 

L’abilismo comprende un ampio insieme di circostanze che condizionano la vita delle persone con disabilità. Si va da alcune condizioni esterne che impediscono o limitano l’accessibilità e la fruizione ai servizi, agli atteggiamenti compassionevoli e pietistici e agli stereotipi negativi o positivi legati a specifiche disabilità.

Cosa è utile sapere per essere un* alleat* anti – abilista?

  • Esiste la persona e non solo la sua disabilità: la persona non è il suo deficit (temporaneo o permanente che sia), fare della disabilità la caratteristica principale, se non addirittura l’unica, di una persona è un esempio di oggettificazione.
  • La disabilità non è un insulto: la disabilità è stata ed è ancora oggi spesso utilizzata come forma di offesa verbale o non viene nominata, come se fosse una parola portatrice di vergogna. Al contrario non è una parolaccia e alcune volte può anche diventare una scelta identitaria.
  • La disabilità non è un meno ma piuttosto un diverso, che significa riconoscere i possibili bisogni specifici ma in una ottica propositiva e non limitando la persona.

E anche…

  • La disabilità non è sinonimo di malattia, vederla come tale fa scattare atteggiamenti paternalistici e assistenzialistici. È sempre meglio conoscere la persona e lasciare a lei la libertà di poter chiedere aiuto.
  • Avere una disabilità non è per forza una tragedia e se per qualcuno lo fosse non sarebbe comunque utile avere atteggiamenti di compassione e pietà.
  • Avere una disabilità non significa avere i super poteri: definizioni come angeli, guerrier* o combattenti esasperano la condizione e rischiano di aggiungere una ulteriore pressione e responsabilità sociale nel dover essere “abbastanza” o “di più” per avere il proprio riconoscimento sociale.

FONTI

Bossy.it

Parità in Pillole. Irene Facheris ed. Rizzoli

Blog “inVisibili” di Corriere. It

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