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Risoluzione ONU sulla risposta globale al COVID-19: un’interpretazione delle risposte di Usa, Israele e Cina

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione omnibus, chiedendo una risposta olistica al Covid-19. Essa ha chiaramente contribuito ad evidenziare l’importanza della cooperazione internazionale e la solidarietà fra Stati membri, al fine di contenere, mitigare e superare la pandemia e le sue conseguenze. La risoluzione ha invitato gli Stati membri a sviluppare un approccio scientifico e basato sull’evidenza per allocare le risorse necessarie a combattere il Covid-19 – in base alle esigenze di salute pubblica. La risoluzione ha sottolineato la necessità di consentire a tutti i Paesi l’accesso a diagnosi, terapie, medicine, vaccini sicuri e attrezzature di intervento contro il Covid-19 – aumentando i finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo di vaccini e medicinali. Ricordiamo che gli sforzi di recupero e le politiche nazionali dovrebbero essere realizzati seguendo un approccio in linea con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e con l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

Nell’articolo analizziamo non solo le ragioni alla base del voto contrario di Usa e Israele alla risoluzione, ma cerchiamo di fornire un quadro più ampio delle tensioni fra Usa e Cina. Trump ha riferito che il Paese ha lanciato “la mobilitazione più aggressiva dalla Seconda Guerra Mondiale”, e vuole entrare “in una nuova era di prosperità, cooperazione e pace senza precedenti”. La Cina, accusata dagli Usa di aver diffuso il virus, ha pur sempre collaborato con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Oggi Pechino richiama alla cooperazione internazionale nel far fronte a tale situazione, seguendo la scienza, e dichiarando espressamente di non volere “guerre fredde” con nessun Paese.

Analizziamo innanzitutto le ragioni del voto di Israele e Stati Uniti d’America contro una risoluzione omnibus adottata lo scorso 11 settembre dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (documento A/74/L.92), la quale fa appello ad una risposta globale e coordinata alla pandemia da Covid-19. La risoluzione, seppur non giuridicamente vincolante, è la terza più ampia ad essere stata approvata dall’Assemblea Generale, con una maggioranza di 169 Stati membri a favore su 193

La risoluzione riconosce la leadership dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il ruolo fondamentale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) nel catalizzare e coordinare la risposta globale al Covid-19; sollecita, inoltre, un rafforzamento della cooperazione internazionale nella gestione della pandemia, attraverso risposte che rispettino le differenze di genere e i diritti umani. Tuttavia, ad aprile l’amministrazione Trump ha tagliato i fondi all’OMS e, il mese seguente, ha annunciato l’intenzione di ritirarsi da essa. Gli Usa hanno accusato l’Organizzazione di aver fallito nel tentativo di fermare la diffusione del virus. 

Usa e Israele si sono opposti alla proposta di emendamento di Cuba, che richiedeva “la rimozione urgente di ostacoli ingiustificati” – nonché la revoca delle sanzioni – al fine di garantire l’accesso universale, tempestivo ed equo a tutte le tecnologie e a tutti i prodotti sanitari richiesti nella risposta alla pandemia da Covid-19. Inoltre, gli Usa si sono opposti a due paragrafi della risoluzione che trattavano del diritto delle donne alla salute sessuale e riproduttiva – a causa delle obiezioni sull’aborto – e della promozione del trasporto globale sostenibile.

Usa e Israele hanno obiettato l’emendamento al paragrafo 20 che esortava gli Stati membri ad “astenersi dal promulgare e applicare ogni misura economica, finanziaria o commerciale non in accordo con la legge internazionale e il Charter delle Nazioni Unite, che ostacoli il pieno conseguimento dello sviluppo economico e sociale, specie nei Paesi in via di sviluppo”, probabilmente a causa delle sanzioni internazionali contro l’Iran. Ad ogni modo, diversi Stati membri hanno espresso riserve sulla risoluzione; ricordiamo in particolare l’intervento della delegazione australiana che, a nome di 42 Stati membri, ha descritto il voto sul paragrafo n.7 come un “deplorevole” tentativo di incrinare il consenso sulla salute sessuale e riproduttiva

Gli Usa accusano la Cina di nascondere la verità al mondo sul coronavirus. Sono ormai note le manovre di depistaggio sul virus – e la mancata collaborazione sullo studio delle origini di questo – da parte di Pechino. Il presidente americano Donald Trump parla della fiera battaglia contro il “virus cinese” – riferendosi al Covid-19 – e afferma la volontà degli Usa di distribuire un vaccino. Il premier cinese Xi Jinping, dall’altro lato, respinge le accuse di Trump e sottolinea la necessità di evitare che l’emergenza legata alla pandemia venga politicizzata o stigmatizzata.

Vi sono state critiche sulla scarsa chiarezza degli Usa sui propri casi di Covid-19. Ricordiamo anche che Trump, nei primi giorni della pandemia, ha riconosciuto il pericolo del virus pur minimizzandone la reale minaccia, al fine di evitare il panico. Peraltro, negli Usa vi è il più alto numero di casi di coronavirus al mondo, nonostante si presuma che il Paese sia dotato del sistema medico più avanzato al mondo. 

Per la Cina gli Usa dovrebbero concentrarsi sulla salute del proprio popolo e revocare le sanzioni unilaterali che violano il diritto internazionale. A tal proposito, la Cina ha deciso di rafforzare le sue relazioni con l’Iran – una logica conseguenza della conflittualità con gli Usa. Al disaccordo fra le due potenze sulla pandemia si aggiungono le questioni legate ai dazi sul commercio e la legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong. Nel contesto geopolitico, vediamo Usa e Cina impegnati in una sorta di “guerra fredda tecnologica”. Tuttavia, la situazione è ben più complessa e meriterebbe un approfondimento dedicato.

Le tensioni fra Usa e Cina possono essere inserite nel quadro della nuova Guerra Fredda tra i due Paesi: ad oggi vi sono le premesse per una situazione di conflittualità durevole che, ad ogni modo, non implica un equilibrio del terrore. 

È probabile che Usa e Cina possano affrontarsi apertamente e causare gravi sconvolgimenti geopolitici? 

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