BDSM: COS’E’ E COME FARLO IN SICUREZZA?

BDSM: COS’E’ E COME FARLO IN SICUREZZA?

Quando pensiamo al Bdsm, il primo pensiero va (purtroppo) a una famosa serie di romanzi dalle 50 sfumature, a frustini, manette e sculacciate. A volte persino a tormentati milionari dall’infanzia difficile. La verità è che il Bdsm è quanto di più lontano da questo stereotipo. Se la trilogia di E. L. James ha avuto il merito di portare nel quotidiano di tante persone il sesso Kinky, dall’altro ha diffuso una bella quantità di preconcetti che possono risultare dannosi -o anche pericolosi– per chi si avvicina a queste pratiche per la prima volta. Tra questi, al primo posto troviamo l’idea che il Bdsm abbia necessariamente a che fare con il dolore e il sadomasochismo. In realtà il sottile confine tra dolore e piacere non è che una sfumatura (touché) dell’universo Bdsm e non tutte le scene devono per forza coinvolgere qualche tipo di dolore fisico. 

Altro preconcetto purtroppo molto diffuso, è il livello di immersione nella scena Bdsm.

Questa generalmente si limita a un determinato periodo di tempo (in gergo “scena”), stabilito da entrambe le parti. Le relazioni in cui la dinamica di potere si estende al di fuori della camera da letto, 24 ore su 24, esistono ma sono rare. Richiedono un livello di conoscenza del partner, dei propri limiti e dei confini della propria relazione decisamente alto, non adatto al* principianti. 

Infine, il Bdsm non è prerogativa di menti deviate o traumatizzate. Ideare e vivere una scena o una certa dinamica può essere di aiuto nell’elaborazione del proprio vissuto personale, ma non è necessario. Le nostre fantasie sessuali, se sviluppate in un ambiente sano e consensuale e se non interferiscono con il nostro quotidiano, sono innocue e non rappresentano né un campanello di allarme né una richiesta di aiuto.

Cos’è il Bdsm?

Il Bdsm, acronimo per Bondage, Dominazione/Disciplina, Sottomissione/Sadismo, Masochismo racchiude l’insieme di pratiche che includono una squilibrio (precedentemente concordato) di potere tra le parti. Compresa la limitazione della libertà personale e la sperimentazione del dolore. Questo squilibrio di potere può andare dalla semplice dicotomia attivo/passivo fino a scene e scenari più complessi che includono anche roleplay o ruoli immaginari (professor* e studenti, poliziott* e criminali, padron* e schiav* etc.).

Il consenso è caposaldo fondamentale e imprescindibile di una scena Bdsm, che si basa sul protocollo SSC (Sano, sicuro e consensuale). Ultimamente questo è stato sostituito dall’acronimo alternativo RACK (Risk-aware Consensual Kink): le pratiche Bdsm non potranno mai essere sicure al 100%, ma le parti coinvolte ne sono pienamente consapevoli, e si impegnano a minimizzare ogni rischio.

Il Bdsm non è sinonimo di improvvisazione

Ogni scena va preparata con cura, stabilendo i limiti delle persone coinvolte per capire cosa è concesso e cosa no, in che termini e a che condizioni –rapporto sessuale incluso. Non è infatti obbligatorio che una scena Bdsm culmini con un rapporto sessuale, dal momento che la scena stessa può essere un momento di grande intimità ed emozione.

I limiti di tutt* l* partecipanti vanno rispettati sempre e comunque. Essere la parte dominante (in gergo Dom/Domme) infatti non significa fare quello che più aggrada. Paradossalmente, è la persona sottomessa (detta Sub) a detenere il vero potere, dal momento che sta rinunciando temporaneamente al proprio libero arbitrio e può fermare il gioco in ogni momento.

Safeword

Prima di iniziare a giocare con il Bdsm bisogna stabilire una “Safeword” o parola di sicurezza. E’ una parola (o un segnale nel caso l* Sub non sia in grado di parlare) che ha il potere di fermare subito la scena. Di solito, non si usano parole come “stop”, “fermati” e “no”, che possono far parte del “copione” per rendere la scena più eccitante e possono quindi generare equivoci. Un sistema di Safeword molto usato è quello dei colori: “rosso” ferma subito la scena. “Giallo” significa “facciamo una pausa/ho bisogno di un momento” oppure “smetti di fare quello che stai facendo ma continua la scena”. “Verde” è il segnale di via libera.

La nostra preferenza nel Bdsm non è qualcosa di cui vergognarsi e non entra in conflitto con il nostro valore di esseri umani o il rapporto che abbiamo con l* partner. Una donna che in camera da letto si sottomette a un uomo non è meno femminista. Così come un uomo che apprezza essere legato o chiamato “cucciolo” non è “meno uomo”. Stessa cosa per i giochi che includono umiliazione e degradazione. Ciò che viene detto o fatto all’interno di una scena, se concordato tra persone adulte e capaci di intendere e di volere, non rispecchia i nostri veri sentimenti al di fuori della scena.

Allo stesso modo, fantasticare o riprodurre una scena di stupro con un* partner in camera da letto non significa voler essere davvero stuprat* nella vita reale. Stiamo parlando di situazioni di cui abbiamo il controllo, ampiamente discusse e concordate con una persona (o più) di cui ci fidiamo. E a cui abbiamo volontariamente affidato noi stess* per un breve periodo di tempo a determinate condizioni. 

Ma cosa succede dopo?

Anche il “dopo” non deve essere trascurato: in inglese si chiama “aftercare”. Include tutto ciò che occorre alle parti coinvolte (in particolare l* Sub ma non solo) per uscire dalla scena stessa e prendersi cura del proprio corpo e delle proprie emozioni. Ognun* ha esigenze diverse: c’è chi vuole essere rassicurat* e coccolat*, chi ha bisogno di qualche momento da sol* e così via. Anche l’Aftercare va programmato in anticipo, in modo da sapere cosa fare e avere a disposizione tutto il necessario per tornare nel mondo reale rinvigorit* e appagat*.

Fonti

  1. Fonti: “Bdsm – guida per esploratori dell’erotismo estremo” di Ayzad 

“Guida al Kink: Bdsm, giochi di ruolo e sesso estremo” di Tristan Taormino

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