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Il tramonto di una breve democrazia

Il Myanmar, anche conosciuto come Birmania, ottenne l’indipendenza dal Regno Unito nel 1948. Sin dall’inizio fu vittima di forti tensioni a causa della debolezza del governo civile e dalle correnti indipendentiste presenti tra le varie minoranze etniche. Nel 1962 il Paese fu vittima di un colpo di stato e venne istituita una giunta militare a suo controllo.

Da cosa è scaturito il conflitto in Birmania

Dalla fine degli anni ‘80, a causa dell’oppressione politica e delle critiche condizioni economiche, si diffusero movimenti pro-democrazia. Nel 1990 la giunta militare concesse delle elezioni multipartitiche per la prima volta dopo 30 anni. La “Lega nazionale per la democrazia” vinse le elezioni, guidata da Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace nell’anno successivo. La giunta non riconobbe tale vittoria e mise agli arresti domiciliari la leader pro-democrazia.

Nel 2008 in Myanmar venne approvato un referendum costituzionale voluto dalla giunta militare con l’obiettivo di assicurare una “disciplinata fioritura della democrazia”. Militanti pro-democrazia osteggiarono il referendum, dal momento che, nonostante i vari cambiamenti, rimaneva una forte presenza del potere militare. Ad esempio, secondo la nuova Costituzione, il Parlamento doveva essere formato per un quarto da esponenti militari. 

Nel 2010 si tennero le prime elezioni sotto la nuova Costituzione. A queste successe il partito supportato dall’esercito, che fortunatamente sviluppò una forte agenda di riforme pro-democrazia. Si alleggerirono le limitazioni alla libertà di stampa e si lasciò libera Aung San Suu Kyi dopo 15 anni di arresti domiciliari, decine di migliaia di prigionierз (tra cui una parte di quellз politicз) vennero rilasciatз. Dal punto di vista dei diritti umani vi fu solo un miglioramento marginale. Ad esempio, il governo ha negato un abuso da parte delle forze armate contro le minoranze etniche. Nel 2015 si tennero le prime elezioni “libere”, aperte anche alla Lega Nazionale per la Democrazia, che vinse la maggioranza assoluta dei seggi, e la leader del partito, Aung San Suu Kyi, ottenne il ruolo di Prima Ministra.

Genocidio Rohingya

Durante il suo mandato tuttavia i diritti delle minoranze etniche continuarono a essere spesso violati da parte dell’esercito, con la complicità del governo, guidato da un Premio Nobel per la Pace. 

In particolare diverse agenzie delle Nazioni Unite, governi e corti penali internazionali, ritengono che la minoranza musulmana dei Rohingya sia vittima di un genocidio perpetuato dall’esercito birmano. Secondo le Nazioni Unite, nel 2017, oltre 700.000 persone sono scappate dalla Birmania. 

A dicembre 2019 la Suu Kyi venne anche convocata alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia, in cui difese l’operato dell’esercito birmano.

Il colpo di stato in Birmania

L’8 novembre 2020 in Myanmar si sono tenute delle elezioni parlamentari. Il partito della Lega Nazionale per la Democrazia, guidato da Suu Kyi, ha ottenuto per la seconda volta la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. Lз esponenti dell’opposizione, e in particolare del partito supportato dall’esercito, hanno iniziato a sollevare accuse riguardo a possibili frodi elettorali. 

Il primo febbraio 2021, l’esercito ha arrestato la prima ministra Aung San Suu Kyi e altrз membri del partito di maggioranza. Le forze armate del Myanmar hanno inoltre dichiarato lo stato di emergenza per un anno. Durante quest’anno il potere verrà esercitato dallo stato maggiore dell’esercito, Min Aung Hlaing. Secondo quest’ultimo quello sarebbe l’unico modo per riportare la stabilità nel Paese, assicurando che cederà il suo potere solo quando si saranno svolte delle elezioni parlamentari libere ed eque.

Da quando lз militari hanno assunto il potere si è scatenata una guerriglia nelle città, e migliaia di manifestanti hanno protestato per le strade. La disobbedienza civile e gli scioperi vengono adottati da sempre più oppositorз al regime. La giunta militare non sta riuscendo nel suo intento. Inoltre, gli attriti con le altre regioni del Paese e con gli eserciti ribelli, già presenti in precedenza a causa dei forti sentimenti indipendentisti delle minoranze etniche, stanno deteriorando la situazione. Peggiora anche la condizione economico-sociale del Paese, ritardando sempre di più la fine del conflitto e la ripresa economica post-pandemica.

Motivi del conflitto

Le ragioni del conflitto non sono chiare. Il partito di opposizione, supportato dall’esercito, ha accusato la Lega Nazionale per la Democrazia di aver corrotto le elezioni per violare la sovranità nazionale. 

E’ opportuno considerare che negli ultimi anni la giunta militare (che possiede comunque ⅓ dei seggi del Parlamento) ha perso sempre più d’influenza e popolarità. Quindi si sarebbe potuta sentire minacciata da ulteriori cambiamenti che si prospettavano all’orizzonte da parte di un secondo mandato di Aung San Suu Kyi. In particolare i vertici dell’esercito avrebbero potuto dover rispondere della violazione dei diritti umani perpetuata nei confronti della minoranza Rohingya.

Il gruppo attivista “Justice for Myanmar” ha notato anche possibili interessi economici dello stato maggiore dell’esercito (attualmente avente il controllo del Paese), che si trova alla guida di due grandi gruppi commerciali.

Bibliografia

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https://en.wikipedia.org/wiki/Myanmar#Civil_wars

https://en.wikipedia.org/wiki/2021_Myanmar_coup_d%27%C3%A9tat#Motives

https://www.abc.net.au/news/2021-02-05/myanmar-blocks-facebook-as-resistance-grows-to-military-coup/13124148

https://www.npr.org/2021/02/01/962758188/myanmar-coup-military-detains-aung-san-suu-kyi-plans-new-election-in-2022

https://www.bbc.com/news/world-asia-55882489

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https://news.trust.org/item/20210201014444-5u7cm

https://www.instagram.com/p/CK_TrxanfM9/?utm_medium=copy_link

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