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L’intersessualità e il riconoscimento del diritto all’identità di genere

Una delle dicotomie di cui si parla di più, vista come naturale e perciò data per scontata, è quella maschio-femmina. La realtà umana è molto più complessa e varia di così, non riducibile solo al binarismo di genere, come nel caso delle persone intersessuali.

L’identità sessuale è considerata un aspetto identitario primario, vicina al «cuore della nostra essenza umana» (Izzo 2019) e, proprio per questo, è in grado di modificare le aspettative di vita delle singole persone, preconfezionando parte del loro futuro. Ricordiamo che essa è un costrutto multidimensionale analizzabile nelle sue quattro parti costitutive: il sesso biologico, l’identità di genere, il ruolo di genere e l’orientamento sessuale/romantico.

Al fine del nostro ragionamento torna utile iniziare con la spiegazione di cosa sia  il sesso biologico. Il sesso biologico, come suggerisce la parola stessa, è un dato biologico facente parte di ciascun individuo ben prima della nascita, precisamente dal momento della fecondazione. Viene definito dalla combinazione dei cromosomi sessuali, dai caratteri sessuali primari (genitali interni ed esterni) e da quelli secondari (ad esempio la muscolatura, la distribuzione del grasso corporeo e la peluria). I cromosomi sessuali (X e Y) portano con loro le informazioni sulla determinazione del sesso. Chi, alla nascita, sarà identificata come “femmina” possiederà due cromosomi X (XX) e chi, invece, sarà identificato come “maschio” avrà un cromosoma X e uno Y (XY). Nonostante ciò, è stata riconosciuta da tempo l’esistenza di altre variabili racchiuse sotto il termine-ombrello dell’intersessualità. 

I termini “intersessuale” e “intersessualità” fanno infatti riferimento a una grande varietà di condizioni per cui una persona può nascere con variazioni genetiche, gonadiche e/o ormonali definite atipiche. Perciò, una persona intersessuale avrà caratteri sessuali che non coincidono pienamente con le nozioni binarie, dettate dalla nostra società etero-cispatriarcale, legate alla corporeità maschile o femminile.

È difficile affermare quante persone siano intersessuali, ma le stime suggeriscono che circa 1-2 persone su 100 nate negli Stati Uniti d’America lo siano.

Ci sono diversi modi  in cui una persona può essere intersessuale. Alcune persone intersessuali hanno genitali o organi sessuali interni che non rientrano nelle categorie “maschili/femminili”, ad esempio una persona può presentare tessuti sia ovarici che testicolari. In più, non tutte le forme di intersessualità sono riscontrabili fin dalla nascita, come quella ormonale visibile dalla pubertà o quella cromosomica che è per lo più invisibile e prevede variazioni cromosomiche quali XXY o XXX.

Molte persone intersessuali affrontano la stigmatizzazione e la discriminazione fin dalla nascita. In alcuni paesi, in particolare in Africa e in Asia, ciò può includere l’infanticidio, l’abbandono e la stigmatizzazione da parte delle famiglie. Le madri dell’Africa orientale, per esempio, possono essere accusate di stregoneria e la nascita di unǝ figliǝ intersessuale può essere descritta come una maledizione. 

Negli ultimi decenni la negoziazione tra associazioni, scienziatз, studiosз e medici, ha portato a un cambiamento nei protocolli sulla cura də paziente, ma resta il fatto che l’intersessualità viene ancora vista come una patologia, come un “disturbo dello sviluppo sessuale”. Perciò, ancora oggi, vengono effettuati trattamenti farmacologici e interventi estetici non necessari su neonatз e bambinз, con effetti dolorosi e irreversibili. Questo è anche riconducibile al fatto che nella maggior parte degli stati vengono riconosciuti solo due sessi legali (maschio e femmina), ma, proprio come per le persone non intersessuali, ciò non rappresenta una corrispondenza con l’identità di genere.

Risulta interessante sottolineare che, secondo le ricerche, moltз medici ricevono pressioni daз genitorз di neonatз con anatomia sessuale atipica o con altre differenze nelle caratteristiche sessuali primarie o secondarie affinché possano essere “corrette” e “normalizzate”. Raramente lз genitorз sono preparatз su che cos’è l’intersessualità, visto il silenzio sociale e l’ignoranza legate alle persone intersessuali. Emerge quindi l’ansia di medici e genitorз verso un’anatomia sessuale considerata inaccettabile in una società impreparata ad accogliere la diversità presentata da chi è morfologicamente o anatomicamente diversǝ dalla maggioranza. 

Data la forte influenza degli stereotipi socio-culturali che definiscono ciò che è “femminilità” e ciò che è “mascolinità”, invece di una chiara affermazione della necessità di cambiare il contesto culturale e informare il tessuto sociale, continua ad esserci una tendenza alla “normalizzazione” farmacologica e chirurgica da parte del personale sanitario.

Interventi medici non consensuali su persone intersessuali hanno luogo in tutti i paesi, questo apre la porta alla tematica dei diritti in quanto questi interventi vengono riconosciuti come violazioni dei diritti umani. Tali interventi sono stati criticati dall’Organizzazione mondiale della sanità, da organismi delle Nazioni Unite come l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani e da un numero crescente di istituzioni regionali e nazionali. A tal proposito, l’Assemblea del Consiglio d’Europa ha adottato una storica risoluzione che affronta, per la prima volta, la questione dell’integrità fisica e dell’autodeterminazione deз bambinз intersessuali.

Come le persone non intersessuali, alcune persone intersessuali potrebbero non identificarsi come esclusivamente “femmine” o “maschi”. Uno studio del 2012 afferma che tra l’8,5-20% delle persone intersessuali può sperimentare disforia di genere, mentre una ricerca sociologica Australiana, paese dove è stata introdotta la terza classificazione di genere “X”, mostra che il 19% delle persone intersex hanno scelto questa opzione. Nonostante ciò, pochi paesi hanno previsto il riconoscimento legale delle persone intersessuali. 

Riguardo alla rettificazione anagrafica, in sette Paesi europei si è deciso di porre il focus sull’autodeterminazione della persona maggiorenne. Infatti, guardando all’innovativa legge Argentina del 2012, Belgio, Danimarca, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Norvegia e Portogallo hanno deciso di accettare il genere di elezione dз richiedentз senza il bisogno di soddisfare altri requisiti.

Questo ci rimanda alla maggior rilevanza che il diritto all’identità di genere ha assunto negli ultimi anni, anche a livello giuridico. 

In Italia, una sentenza della Corte Costituzionale del 2015 ha affermato che si riconosce “il diritto all’identità di genere quale elemento costitutivo del diritto all’identità personale, rientrante a pieno titolo nell’ambito dei diritti fondamentali della persona” garantiti dall’art. 2 della Costituzione e dall’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani. Ci sono state, sia in passato che nel 2017, altre sentenze simili ma, nonostante ciò, siamo ancora lontanз da quello che si potrebbe definire un vero e completo riconoscimento del diritto all’identità di genere nel nostro paese.

FONTI:

Balocchi M. (2014), “The Medicalization of Intersexuality and the Sex/Gender Binary System: a Look on the Italian Case” in LES Online, 6(1), 65-78

Izzo M. (2012), Oltre le gabbie dei Generi. Il Manifesto pangender, Gruppo Abele, Torino

Centro ONIG: https://con-te-stare-transgender.it/garantire-la-piena-effettivita-del-diritto-allidentita-di-genere-e-allespressione-di-genere/

Wikipedia:

https://en.wikipedia.org/wiki/Intersex_human_rights

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