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Nelle acque infanti: esplorando la regolazione emotiva nei primi dodici mesi #loveducation

Al fine di svelare i segreti intricati della regolazione emotivo-affettiva nell’infanzia, ci addentriamo nelle prime fasi della vita delle persone piccole.
Il loro mondo interiore infatti è ancora avvolto da un velo di mistero: in questa fase ancora embrionale dello sviluppo psicologico, contraddistinta per la mancanza di introspezione, lə neonatə si trova a navigare tra le correnti emotive e ad immergersi nell’esperienza affettiva, senza ancora poter discernere il sé (soggetto) dall’ambiente circostante (oggetto).
Il confine tra il soggetto e l’oggetto risulta essere quindi sfumato: lə bambinə sperimenta un turbinio di emozioni, reagendo agli stimoli del mondo esterno con estrema purezza e spontaneità. 

La regolazione emotiva

La regolazione emotiva, secondo Tronick (2008) e Trevarthen (1997), emerge come il fondamento delle prime forme di intersoggettività, in particolare durante la co-regolazione iniziale con lə caregiver. La neuroscienza ha dimostrato il ruolo chiave dei neuroni specchio (Gallese, 2005) in questo processo, in quanto consentono aз bambinз di decodificare le emozioni altrui attraverso circuiti neurali condivisi.
La fase di co-regolazione, se positiva, facilita il riconoscimento e l’attribuzione delle emozioni di base al sé intorno ai 14-18 mesi. Le ricerche di Tronick evidenziano che la perosna piccola attiva strategie per ristabilire l’interazione emotiva quando lə caregiver sospende improvvisamente l’espressività, mettendo in luce la co-costruzione della regolazione emotiva fin dalla prima infanzia.

Qual è il ruolo deə caregiver?

La correlazione tra regolazione emotiva e qualità dell’attaccamento sottolinea il ruolo centrale deə caregiver. La maturazione cerebrale delle aree coinvolte nella regolazione emotiva avviene intorno ai cinque anni, evidenziando l’importanza della relazione con l’altro nella modulazione dell’espressività emotiva dell’infante.

L’adolescenza conferma la necessità del supporto nella regolazione emotiva. La maturazione completa delle strutture cerebrali coinvolte si raggiunge intorno ai 18-20 anni, momento in cui l’individuo acquisisce la capacità di gestire autonomamente le proprie emozioni.

Quale è il ruolo delle istituzioni? 

La formazione continua per lз professionistз della cura mira a promuovere una riflessione auto-consapevole, la mentalizzazione e la competenza emotiva. La consapevolezza emotiva deз insegnanti riveste un’importanza cruciale nell’ambito educativo, poiché numerosi studi indicano che educatorз consapevoli favoriscono l’espressione emotiva positiva neз bambinз.
La capacità di identificare, comprendere e regolare le emozioni contribuisce significativamente alla guida delle persone piccole nella gestione delle proprie emozioni e per lo sviluppo della loro vita adulta.
Per questo sarebbe importante che le istituzioni investissero risorse per promuovere una formazione adeguata del personale. 

La mentalizzazione Infantile

Le emozioni e gli affetti diventano consapevoli nell’infanzia attraverso il processo di “mentalizzazione”, che può essere definito sia  come “Teoria della mente” nel contesto cognitivista che  “funzione riflessiva” negli studi di psicologia evolutiva (Cavalli, Liverta Sempio, Marchetti, 2007). Il termine “mentalizzazione” ha guadagnato importanza soprattutto dagli anni ’90, coniugando la psicoanalisi e la teoria dell’attaccamento (Fonagy et al., 1991). La mentalizzazione è la capacità di interpretare il proprio e l’altro in termini di stati mentali intenzionali, coinvolgendo desideri, bisogni, sentimenti, credenze e motivazioni personali (Bateman e Fonagy, 2004). Questi stati mentali non osservabili richiedono l’uso dell’immaginazione per formulare ipotesi sugli stati mentali altrui.

Essa è formata da due componenti principali:  una componente “autoriflessiva”, che rappresenta sé stessi a livello corporeo e mentale, e una “interpersonale”, che agevola la comprensione degli stati mentali. La componente interpersonale dipende dallo sviluppo della componente autoriflessiva. L’atteggiamento psicologico mentalizzante, cruciale nell’evoluzione umana, fornisce una risorsa importante consentendo di comprendere più nel dettaglio  le reazioni personali e di valutare al meglio quelle altrui  (Baldoni, 2014).

La mentalizzazione possiede numerose qualità: innanzitutto facilita la rappresentazione psicologica e la simbolizzazione del proprio stato interiore, contribuendo all’organizzazione e all’integrazione psicosomatica del Sé, e inoltre, permette di riflettere sul proprio pensiero e comportamento, sviluppando una sofisticata capacità di agire intenzionalmente («agentività»). Questa capacità di “tenere a mente la mente” è strettamente correlata alle relazioni primarie, e si sviluppa nei primi stadi dell’attaccamento (Ammaniti, Gallese, 2014; Fonagy, Target, 2001).

L’intreccio vitale del legame di attaccamento

Il legame di attaccamento fornisce un “contenimento” psicologico,  che agevola la regolazione affettiva. Lə caregiver, attraverso il rispecchiamento emotivo, l’attenzione condivisa e l’interazione educativa, guida la persona piccola nella riflessione su sé stessə, consentendo la formazione graduale di un Sé interiore e la rappresentazione di sé come agente intenzionale con sentimenti e pensieri propri. La qualità delle relazioni primarie predispone lз bambinз a comprendere le dinamiche interpersonali e sviluppare processi meta-cognitivi essenziali per l’organizzazione del Sé.

Un legame di attaccamento insicuro, con un insufficiente rispecchiamento emotivo, impedisce aə bambinə di sviluppare una comprensione condivisa dei propri stati mentali, compromettendo il Sé riflessivo. Pertanto, la mentalizzazione costituisce la base della regolazione delle emozioni, emergendo come una capacità che si sviluppa attraverso la relazione primaria caregiver-bambinə, dove le emozioni fungono da catalizzatore per il dialogo mentale. Ciò è ribadito anche dalle neuroscienze contemporanee, che confermano il ruolo chiave dell’attaccamento nelle aree cerebrali coinvolte nello sviluppo delle capacità di mentalizzazione.

Figure adulte e socializzazione nell’infanzia

Lз educatorз e insegnanti giocano un ruolo cruciale nella socializzazione emotiva, impegnandosi in strategie più o meno intenzionali per promuovere la competenza emotiva deз bambinз. Essa è la  capacità di esprimere, riconoscere e regolare le emozioni, una competenza innata che si sviluppa attraverso l’interazione con lз adultз. La socializzazione emotiva avviene tramite comportamenti e insegnamenti espliciti, e contribuisce a plasmare come lз bambinз esprimono, riconoscono e gestiscono le emozioni.

Osservando da vicino la socializzazione emotiva, emergono tre processi principali (Denham, 1998):

  1. Modeling: lз bambinз apprendono imitando le risposte emotive deз educatorз, assimilando i comportamenti accettabili e le modalità di gestione emotiva della relazione.
  2. Coaching: lз insegnanti forniscono insegnamenti espliciti sulle emozioni, discutendo di specifici eventi emotivi durante le conversazioni con le persone piccole.
  3. Contingency: le reazioni immediate e contingenti deз educatorз alle espressioni emotive deз bambinз agiscono come rinforzi, influenzando le loro risposte emotive e comportamenti.

Il feedback contingente, positivo o negativo, comunicato daз educatorз alle persone piccole svolge un ruolo fondamentale nella socializzazione emotiva. Un feedback di supporto contribuisce a una maggiore consapevolezza e gestione emotiva, mentre uno squalificante può portare a strategie di regolazione emotiva meno efficaci. Anche l’attenzione deə educatorə o insegnante al linguaggio utilizzato per descrivere le emozioni è altrettanto rilevante: l’uso di un lessico appropriato favorisce la comprensione e l’abilità deз bambinз nell’esprimere le proprie emozioni. 

Inoltre, l’adulto funge da modello, influenzando il comportamento emotivo deз bambinз attraverso le proprie azioni e reazioni. Il modo in cui lз adultз gestiscono le emozioni delle persone piccole è correlato a due macro stili emotivi: lo stile coaching, che implica il riconoscimento, l’accettazione e la guida delle emozioni della persona piccola, e lo stile dismissing, caratterizzato da una minore consapevolezza emotiva e da reazioni di minimizzazione o negligenza delle emozioni negative deз bambinз. Numerosi studi evidenziano che sia educatorз che insegnanti adottano questi stili, influenzando la percezione di autoefficacia come socializzatori emotivi. L’attenzione alle esigenze emotive deз bambinз non solo migliora la loro sicurezza emotiva, ma contribuisce anche alla percezione di efficacia emotiva dell’educator/insegnante, cioè  la capacità di gestire le emozioni deз alunnз, aiutandolз a comprenderle  e riconoscerle,  favorendone l’espressione più appropriata nei contesti educativi.

*Fonti:

  • Ammaniti, M., Gallese, V. (2014). “La nascita dell’intersoggettività. Lo sviluppo del Sé tra psicodinamica e neurobiologia”. Milano: Raffaello Cortina. 
  • Baldoni, F. (2014). “Mentalizzazione e integrazione psicosomatica del Sé”. In G. Northoff, M. Farinelli, R. Chattat, F. Baldoni (a cura di): La plasticità del Sé. Un approccio neuropsicodinamico. Bologna: il Mulino.
  • Bateman, A., Fonagy, P. (2004). “Psychotherapy of Borderline Personality Disorder: Mentalization Based Treatment”. Oxford: Oxford University Press.
  • Cavalli, G., Liverta Sempio, O., Marchetti, A. (2007). “Teoria della mente, metacognizione, emozioni/affetti: quali legami?” Ricerca Psicoanalitica, 3.
  • Silva, C., Ciucci, E. (2020). “Emozioni e affetti nell’educazioni. Dalla nascita ai dieci anni”. Francoangeli.
  • Denham, S.A. (1998). “Emotional Development in Young Children”. New York: Guilford.
  • Gallese, V. (2005). “Being like me”: Self-Other Identity, Mirror Neurons, and Empathy. In Hurley, S., Chater, N. (a cura di): Perspectives on Imitation: From Cognitive Neuroscience to Social Science, vol. 1. Cambridge: The MIT Press, pp. 101-118.
  • Tronick, E.Z. (2008). “Regolazione emotiva nello sviluppo e nel processo terapeutico”. Milano: Raffaello Cortina.
  • Trevarthen, C. (1998). “Empatia e biologia. Psicologia, cultura e neuroscienze”. Milano: Raffaello Cortina.

Articolo di: Arianna Tincani Bestoso

Revisione di: Marta Finazzi

Grafiche di:Elena Lazzati