Centri di detenzione in Libia

Ad oggi la Libia ospita numerose carceri, strutture adattate a prigioni e centri di detenzione, di fatto compiendo violazioni endemiche dei diritti umani.

Vi sono undici strutture detentive gestite dal dipartimento anti-immigrazione clandestina del ministero dell’Interno libico (DCIM) nelle aree di Tripoli, Khoms, Misurata, Bani Walid, Zuwara e Diebel Nafusa.

La detenzione arbitraria e illegale di migranti, profughi e richiedenti asilo in Libia richiede un intervento urgente da parte delle autorità del Paese e della comunità internazionale.

L’industria delle migrazioni e della tortura è sotto il parziale controllo dei gruppi armati nel Paese.

Questi, assieme alle milizie e alle forze di sicurezza sono responsabili di crimini contro l’umanità. Nei centri di detenzione non ufficiali dilagano torture, abusi, sfruttamento e altri maltrattamenti.

Gli individui sono privati della loro libertà d’espressione. Vi sono stati casi di vendita all’asta di uomini e prese di ostaggi.

Il traffico di esseri umani è un sistema oramai istituzionalizzato nel Paese.

Profugh* intervistat* hanno raccontato di compagni che, una volta abbandonati i pick-up sovraffollati durante il viaggio nel deserto, sono stati consegnati alle organizzazioni criminali libiche.

Altr* hanno subìto la pratica del prelievo coatto.

In sostanza, sono stati rapiti dai loro appartamenti nei quartieri di Benghazi e Tripoli, e sono stati portati nei centri detentivi.

Di certo in Libia si è creato un sistema frammentato sin dalla prima guerra civile del 2011 e dalla comparsa di due governi.

Sia i gruppi armati, le milizie e le forze di sicurezza associati al Governo di Accordo Nazionale, sia l’Esercito Nazionale Libico hanno commesso violazioni del diritto internazionale umanitario

Si è spesso parlato di silenzio colpevole dell’Unione Europea, che di fatto ha finanziato i centri di detenzione libica.

Ad oggi in Libia le procedure per trasferire i rifugiati sono molto lente. Una delle ragioni è l’assenza di canali umanitari stabili aperti con paesi terzi in Niger e Tunisia. 

Nella proposta di modifica del Memorandum Italia-Libia, le autorità libiche hanno affermato la volontà di applicare i diritti umani.

Oggi più che mai è necessario tutelare l’incolumità delle persone migranti e realizzare riforme delle carceri e del sistema di detenzione.

La sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità”

Zeid Ra’ad Al Hussein, Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani

La Libia è inserita in un contesto orientato al disconoscimento e al disprezzo dei diritti umani.

Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), nel Paese migliaia di emigranti sono vittime di tratta e subiscono violenze di varia natura.

Vi sono migliaia di migranti, profughi e richiedenti asilo nei centri di detenzione libici – strutture sovraffollate gestite dalle milizie, dai trafficanti o dal governo di accordo nazionale (GNA) di Tripoli a capo di Fayez al Sarraj.

Quest’ultimo è riconosciuto dalle Nazioni Unite ed è alleato dell’Italia nel contenimento dei flussi migratori.

La maggior parte dei prigionieri sono detenuti arbitrariamente e illegalmente senza essere perseguiti o condannati.

Vivono in schiavitù e sono soggetti a sfruttamento, razzismo, tortura, violenza di genere, stupri, estorsione, lavoro forzato. L’accesso all’acqua, al cibo e ai servizi igienici è limitato, e il personale medico non ha accesso a tali strutture. I detenuti vi muoiono per malattie, denutrizione e talvolta sfinimento.

Secondo l’organizzazione non governativa Medici senza Frontiere (Msf), nei centri vi sono soprattutto rifugiati – nonché coloro che scappano dal Sudan, dall’Eritrea, dall’Etiopia e dalla Somalia.

Ripercorriamo brevemente alcuni degli eventi storici che hanno portato alla creazione di un tale sistema di tratta e maltrattamento in Libia.

  • Nel 2011, un’insurrezione contro il regime di Muʿammar Gheddafi portò a una guerra civile e a un intervento militare internazionale.

Per colmare il vuoto lasciato dallo Stato a seguito della morte di Gheddafi nel 2011, fazioni armate in conflitto fra di loro hanno preso il controllo di varie zone del territorio libico, penetrando anche nelle istituzioni.

  • Si sono consolidate ulteriori milizie autonome criminali, para-statali – spesso legate a capi locali delle città – e gruppi malavitosi che hanno condotto il traffico di esseri umani.

Sin dall’inizio del Duemila, la Libia rappresenta un importante luogo di transito.

Un luogo di transito fondamentale per gli emigranti provenienti dall’Africa subsahariana, ma anche per gli stessi trafficanti di esseri umani.

Le fazioni armate sostengono di tenere i profughi nei centri di detenzione per mantenere l’ordine in Libia, tanto che i governi si sono sempre più affidati a tali gruppi per gestire la pubblica sicurezza e, conseguentemente, hanno dato loro potere. 

Ong, agenzie Onu e inchieste giornalistiche hanno per anni denunciato abusi e torture nelle strutture detentive in Libia. La maggior parte dei detenuti non ha accesso ad aiuto legale o a canali umanitari, e non può essere rimpatriata attraverso programmi di rimpatrio obbligatorio.

Inoltre, in Libia emigranti e profughi non sono trattati ugualmente, in quanto coloro che provengono dall’Africa subsahariana vivono in condizioni molto più difficili – e come loro anche detenuti anziani, minori, e donne.

Mafiosi locali, gendarmi e schiavisti traggono profitto specie dagli emigranti provenienti dalla fascia subsahariana dell’Africa. 

La Libia non ha ratificato la Convenzione di Ginevra del 51 sullo status dei rifugiati e riconosce aventi diritti di status di rifugiato solo i cittadini di sette nazionalità.

La Libia inoltre criminalizza l’ingresso irregolare, il soggiorno o l’uscita dal Paese con una pena detentiva in attesa di espulsione.

Il Paese non ha un sistema di asilo.

Coloro che sono trattenuti nei centri di detenzione non hanno un limite detentivo, devono essere rimpatriati e nel frattempo sono costretti a lavorare. Molti di loro possono andarsene solo “pagando” il loro prezzo e corrompendo le guardie, divenendo poi ostaggi dei trafficanti. È necessario pagare per liberarsi dal trafficante.

Zeid Raad al Hussein ha giudicato “disumana” la cooperazione dell’Unione Europea con la Libia – che consiste nell’aiutare la Guardia Costiera libica per arrestare i migranti in mare e riportarli in un Paese che li costringe alla detenzione.

Il 2 luglio 2020 è stato avviato formalmente il negoziato per la modifica del Memorandum dal Comitato italo-libico, siglato il 2 febbraio 2017 dal governo Gentiloni e il Premier libico Fayez al-Serraj.

L’accordo mirava a contrastare l’immigrazione illegale, il traffico di esseri umani e il contrabbando, esternalizzando il controllo dei confini e la ricerca e soccorso nel Mediterraneo alla Guardia Costiera libica. 

Occorre sottolineare che tale documento non è conforme al diritto internazionale.

La sua modifica è finalizzata a chiudere i centri di detenzione – definiti tali dalla legge libica – e a riconoscere un ruolo centrale alle agenzie delle Nazioni Unite, le quali hanno più volte dichiarato che

La Libia non può essere considerato un porto sicuro

Nonostante l’Italia abbia affermato la volontà di porre fine alle morti in mare e ai “viaggi della speranza” gestiti dalle bande di trafficanti, la rotta del Mediterraneo si conferma come la più percorsa e la più pericolosa al mondo.

La detenzione aumenta la determinazione di fuggire dalla Libia, ma è certo che ad oggi in Libia manchi assistenza umanitaria.

Fonti

https://espresso.repubblica.it/attualita/2020/07/06/news/memorandum-italia-libia-l-accordo-della-vergogna-che-continua-a-condannare-a-morte-1.350743

https://edizionicafoscari.unive.it/media/pdf/books/978-88-6969-359-5/978-88-6969-359-5-ch-15.pdf

https://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2020/02/02/news/libia_medici_senza_frontiere_la_vergogna_non_si_puo_rinnovare_-247387474/?ref=search 

https://www.britannica.com/event/Libya-Revolt-of-2011

https://festivaldirittiumani.it/le-carceri-libiche-un-inferno-per-migliaia-di-profughi/ 

https://www.savethechildren.it/blog-notizie/centri-di-detenzione-libia-la-testimonianza-del-fotografo-alessio-romenzi 

https://www.ong.it/unhchr-visita-i-centri-di-detenzione-disumana-la-cooperazione-ue-libia-orrori-inimmaginabili/ 

https://edition.cnn.com/2017/11/14/africa/libya-migrant-auctions/index.html 

https://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=22393&LangID=E 

https://www.hrw.org/news/2015/12/03/interview-dark-inside-libyas-prisons

https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2018/06/28/libia-centri-di-detenzione-msf 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/10/libia-onu-torture-e-abusi-nelle-carceri-gestite-dalle-milizie-alleate-di-al-sarraj/4283478/

https://www.usip.org/publications/2016/09/prisons-and-detention-libya

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