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Che fine hanno fatto le donne durante la pandemia?

La parità di genere in Italia, sia in campo economico che sociale, è in bilico da sempre: che il Covid-19 l’abbia minacciata ancora di più, non sorprende nessun*.

Se le crisi economiche precedenti avevano colpito soprattutto settori a maggioranza maschile, ora sta succedendo il contrario.

Servizi di ristorazione, attività immobiliari e commerciali, produzione e commercio sia all’ingrosso che al dettaglio sono settori a occupazione prevalentemente femminile e sono proprio loro ad essere i più colpiti dalla crisi questa volta.

La chiusura delle scuole, la permanenza forzata a casa e la mancanza di aiuti e incentivi statali, insieme alla tendenza tutta italiana di designare le donne come caregiver familiari, aggravano il quadro.

Non va trascurato nemmeno l’aspetto sociale: l’emergenza sanitaria ha impedito a molte donne di esercitare il proprio diritto alla salute.

All’obiezione di coscienza di molti medici (per approfondire: @obiezionerespinta), si è aggiunto l’impedimento materiale di portare a termine la propria IVG.

Quindi, cosa è successo e cosa sta succedendo alle donne durante questa pandemia?

  • Chi rimane a casa?

Il lockdown di marzo, insieme alle seguenti chiusure delle scuole e all’incentivazione del lavoro da casa, hanno esacerbato la mole di lavoro non retribuito che le donne compiono da sempre.

Già prima del Covid-19, le donne si occupavano di lavori domestici in media per 4,1 ore giornaliere, contro le 1,7 ore degli uomini. Il lavoro di cura è aumentato: per farsi carico dell’assistenza ai figli e agli anziani circa il 31% delle donne ha dovuto rinunciare al proprio impiego.

Mentre il 60% delle donne tra i 31 e i 50 anni ha abbandonato i propri piani lavorativi in seguito alla pandemia, tra le donne giovani il tasso di occupazione, già basso, è diminuito ancora di più.

Dal punto di vista economico, parte del Recovery Fund è stato destinato a sostenere pratiche di inclusione sociale.

Nonostante Von Der Leyen si sia concentrata sulla parità di genere come obiettivo a breve e lungo termine dell’UE, non è stata indicata con precisione la percentuale di fondi che dovrà essere indirizzata a migliorare il paesaggio dell’occupazione femminile.

  • E i centri antiviolenza?

Durante la fase peggiore della pandemia, un terzo dei centri antiviolenza italiani non è stato aperto al pubblico. Tutti gli altri hanno avuto forti difficoltà a consentire l’accesso alle donne rispettando i protocolli sanitari.

Si è registrato un dimezzamento sia dei primi contatti con i centri, che delle denunce, a discapito della diminuzione irrisoria dei casi di violenza domestica e dei femminicidi rispetto al fortissimo calo dei reati violenti.

La mancanza di soluzioni alternative, come l’assenza di case rifugio, ha condannato le donne chiuse in casa a subire in silenzio, senza poter contare sulle reti di supporto recise dal distanziamento sociale.

  • E l’interruzione volontaria di gravidanza?

La riorganizzazione del sistema sanitario per far fronte all’emergenza Covid ha innalzato barriere che compromettono l’accesso all’IVG, andando ad aggiungersi a quelle che già c’erano. 

In mancanza di linee guida nazionali, ogni ospedale ha deciso i propri protocolli.

Ci sono state limitazioni di spostamento e sospensioni non dichiarate del servizio, ospedalizzazione quasi forzata e obiezione di coscienza. Inoltre si sono avute decisioni arbitrarie sui termini dell’aborto farmacologico e chiusure dei consultori.

Insieme, hanno causato un blocco significativo delle interruzioni di gravidanza. Nonostante l’impegno di collettivi femministi e di consultori sparsi sul territorio, ad oggi non abbiamo un protocollo nazionale che regoli l’IVG durante la pandemia.

  • Ma dove sono le donne in questa emergenza?

Ci sono, ma non si vedono.

Nonostante il primo gruppo di ricerca ad aver isolato il profilo genetico del virus fosse composto da sole donne, il Comitato Tecnico Scientifico di supporto alla pandemia messo insieme a marzo era composto interamente da uomini.

Solo metà maggio si è pensato di integrarlo con Giovannella Baggio, Elisabetta Dejana, Rosa Marina Melillo, Nausicaa Orlandi, Flavia Petrini e Kyriakoula Petropulacos.

Sei donne, comunque in netta minoranza rispetto ai loro venti colleghi uomini.

È una realtà che si ritrova a tutti i livelli della catena di comando: secondo Openpolis, solo il 20% dei ruoli di comando è ricoperto da donne, nonostante queste abbiano le stesse qualifiche delle loro controparti maschili.

FONTI

https://www.eni.com/it-IT/trasformazione/parita-genere-coronavirus-analisi-rete.html

https://www.ilsole24ore.com/art/lavoro-pandemia-penalizza-piu-sud-giovani-e-donne-ADYQj3y

https://www.corriere.it/economia/family-business/notizie/pandemia-rischia-riportare-donne-indietro-decenni-f6b46d2e-0e31-11eb-9df8-9ad18fda6e17.shtml

https://www.corriere.it/speciale/cronache/2020/donne-lavoro-covid-occupazione-femminile/

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5432&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto

https://www.repubblica.it/politica/2020/04/30/news/donne_task_force_catena_di_comando_covid19-255273362/

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