Il ciclo della violenza

Di fronte a notizie sui femminicidi, spesso ci chiediamo come sia stato possibile che la vittima non sia riuscita a scappare prima, o comunque come mai non abbia avuto la forza di lasciare un compagno violento. 

La violenza domestica consiste in una serie continua di azioni diverse ma caratterizzate da uno scopo comune: il dominio e controllo da parte di un partner sull’altro, attraverso violenze psicologiche, fisiche, economiche, sessuali.

Il femminicidio è solo l’ultimo passaggio di violenze ben più subdole e strutturate.

La percentuale di sommerso, ovvero di assenza di denunce, raggiunge il 93% nel caso in cui la violenza sia agita da un partner. 

È importante evidenziare che la violenza si articola in diverse forme.

Non esiste solo quella fisica, fatta di aggressioni, ma anche quella psicologica (minacce, insulti, ricatti etc).

Le forme più sottili sono invece la violenza economica, attraverso cui si attua un controllo del partner sulle spese della compagna (si obbliga a firmare assegni, a indebitarsi utilizzando il nome della donna, rendicontare le spese etc). Anche lo stalking spesso è una modalità di controllo che si può utilizzare per monitorare gli spostamenti e le azioni della donna. 

È bene ricordare che i partner sono responsabili della maggior parte degli stupri.  

E allora perché è così difficile riconoscere la violenza?

Il meccanismo che meglio definisce la violenza domestica è quello del ciclo (o spirale). 

Le violenze nella relazione sono molto confondenti: sono graduali, intermittenti e compiute da chi si ama.

Le violenze possono presentarsi e poi cronicizzarsi nel tempo, passando da una fase di “luna di miele” a una tensione crescente, che si manifesta attraverso silenzi ostili, sguardi controllanti e minacce.

Questa tensione poi esplode in una serie di ricatti, aggressioni fisiche e sessuali, oltre che distruzione di oggetti e uso di armi. 

Generalmente, si passa da uno stato di tensione ad uno stato di esplosione nel momento in cui l’uomo sente di aver perso il controllo sulla situazione e/o sulla donna, rea di non aver obbedito nei modi che il suo partner riteneva fossero più giusti per soddisfarlo.  

La fase successiva all’esplosione viene definita di “pentimento”. Qui, il partner si accorge di aver agito violenza, per cui inizia a provare vergogna, senso di colpa e inizia a mettere in atto comportamenti volti a ristabilire l’iniziale “luna di miele”, dando nuovamente inizio al ciclo, che diventerà sempre più sottile e cronico e da cui sarà sempre più difficile allontanarsi.

Secondo voi quali potrebbero essere i campanelli d’allarme in una relazione violenta? 

Fonte: Dire – Donne in rete contro la violenza, “Ravona: potenziare i centri, rafforzare le donne”.

Autore

Lascia un commento