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Cancel culture!

Il 7 luglio 2020 una lista di 150 intellettual* tra cui Noam Chomsky, J.K.Rowling e Margaret Atwood hanno pubblicato una lettera aperta in cui si puntava il dito contro la cosiddetta #cancelculture. La lettera è subito diventata virale ed è stata ampiamente criticata. 

È importante evidenziare che la #cancelculture sembra essere un’estremizzazione di quella che è la #calloutculture, ovvero la capacità di ridare alle persone marginalizzate la possibilità di denunciare dal basso chi detiene il potere.

Il contenuto della ormai famosa Harper’s Letter faceva riferimento ai recenti movimenti che mettono in discussione le dinamiche di potere, a partire dal #BLM e che, per quanto animati da nobili intenzioni, rischierebbero di portare ad una serie di atteggiamenti moralisti che, secondo gli/le autor*, ridurrebbero il dibattito pubblico e la tolleranza per le differenze, a favore di un conformismo ideologico.

I movimenti che tentano di rovesciare i ruoli di potere o comunque di fare spazio a nuove soggettività, sono accusati di voler limitare la libertà di opinione, oltre che imporsi come una dittatura. È però importante capire se davvero utilizzare epiteti omofobi ed un linguaggio razzista e/o sessista possa essere considerato realmente libertà di opinione. 

Una delle critiche alla Harper’s Letter riguarda il fatto che la minaccia paventata dalla #cancelculture sia secondaria rispetto alle effettive discriminazioni e problemi rappresentati dal razzismo sistemico, dal sessismo, dall’omofobia e dalla transfobia. 

In Italia, una simile polemica è stata sollevata con la statua di Montanelli, ma non si riesce ad arrivare alla complessità e all’importanza sociale di movimenti come il #BLM o il #MeToo americani. La sensibilità collettiva su temi come il sessismo e il razzismo e l’omofobia è purtroppo molto più acerba. Noti sono infatti figure politiche, giornalistiche e dello spettacolo che hanno costruito la propria storia, e i propri discorsi offendendo minoranze e utilizzando linguaggi violenti.

Con #cancelculture si intende “una situazione sociale in cui una persona, un’organizzazione, ecc., viene ostracizzata in risposta a un comportamento ritenuto negativo”. In sostanza, l’idea che persone che esprimono le proprie opinioni possano essere cancellate dalla società, in una moderna forma di damnatio memoriae. Questo avverrebbe sulla base delle loro opinioni  e condotte di vita controverse, arrivando ad essere tacciat*, tra le altre cose, di razzismo e sessismo. 

I temi di cui parla la lettera sono strettamente collegati alla possibilità di “fare spazio” a tutte le persone accomunate da un passato di discriminazioni e soprusi: donne, afroamerican*, omosessual*, trangender, non binar* etc. Tutte queste categorie (ndr, le donne sono l’unica maggioranza ad essere considerata minoranza) sono state a lungo escluse da posizioni di potere, e dalla possibilità di far valere la propria voce. La loro voce è infatti sempre stata sovrastata da una narrazione univoca; da qui, la volontà di rivendicare spazi nella narrazione della società.

Picasso aveva abusato sessualmente di più di un minore (sia maschi che femmine). Dichiarava che avrebbe dovuto bruciare ogni donna che lasciava.

Massimo D’Azeglio picchiava sua moglie.

Cristiano Ronaldo è stato accusato di stupro.

Alessandro Manzoni si rifiutò di pagare le medicine a sua figlia malata (e poi morta) di tubercolosi .

Martin Lutero diceva che “le bambine cominciano a parlare e a camminare prima dei maschi, perché l’erba cattiva cresce sempre più in fretta del buon raccolto”.

Nietzsche ricordava di “portare la frusta” quando si “andava a donne”.

Eppure, le loro storie non vengono cancellate, e neanche integrate con questi dettagli. 

Al contrario, molte altre figure sono state cancellate dalla Storia. Solo 7 strade su 100 sono intitolate a donne. La metà di queste è intitolata a Madonne, Sante e martiri. 

Nei corsi scolastici, vengono pedissequamente dimenticat* (o, meglio, cancellat*) personagg* come:

Artemisia Gentileschi (pittrice e artista)

Simone De Beauvoir (filosofa e scrittrice)

Alda Merini (poetessa)

Angela Davis (scrittrice e attivista)

Hannah Arendt (filosofa, storica e scrittrice)

Sylvia Rivera (attivista transessuale protagonista dei moti di Stonwall)

Karl Heinrich Ulrichs (poeta e intellettuale tedesco, pioniere dell’attivismo per i diritti omosessuali)

Grazia Deledda (prima e unica donna italiana premio Nobel per la Letteratura)

Harvey Milk (attivista per i diritti LGBTQ+ e primo politico al mondo dichiaratamente gay a essere eletto per un ruolo istituzionale)

Elsa Morante (prima donna a vincere il premio Strega)

Nilde Lotti (prima donna presidente della Camera dei Deputati)

Una delle costanti della #cancelculture è il vittimismo con cui si identifica nel politicamente corretto il nemico della libertà di pensiero. In realtà, questo è un meccanismo retorico attraverso cui si prova a silenziare continuamente chi è già marginalizzato e non gode di privilegi, al fine di conservare i propri e costruendo un capro espiatorio per il mantenimento dello status quo. L’intenzione delle minoranze infatti, non è silenziare chi la voce l’ha sempre avuta, ma piuttosto far emergere fenomeni di razzismo, sessismo, omofobia, transfobia e molestie sessuali che per anni sono stati sistematicamente insabbiati.

In ordine di tempo, troviamo anche questione di “Via col Vento”, film accusato di romanticizzare il razzismo e la schiavitù, tolto temporaneamente dal catalogo HBO Max. La stessa piattaforma non ha mai dichiarato di voler eliminare il film. Piuttosto, voleva prendere una posizione chiara in merito alla comunità afroamericana, attraverso l’introduzione di un #disclaimer che avrebbe contestualizzato e spiegato, tramite le parole di Jacqueline Stewart (docente dell’Università di Chicago ed esperta di Cinema) il contesto in cui venne girato il film. 

Alexandra Ocasio Cortez ha evidenziato come la lettera, e l’ossessione per la #cancelculture rappresenti in realtà un’ulteriore forma di oppressione usata da chi non rischia niente in virtù del suo privilegio e semplicemente non è abituato essere messo in discussione.

Credi che la #cancelculture possa essere un rischio per la libertà di opinione? Rispetto a ciò che c’è scritto nelle grafiche, credi che si dovrebbe separare l’artista dalla persona?

FONTI: 

“7 persone che hanno cambiato la storia del movimento Lgbt+” – RivistaStudio

“Come le donne sono state escluse dalla letteratura italiana” – The Vision

“Cristiano Ronaldo ha ammesso di aver pagato 375mila dollari in un accordo di riservatezza con la donna che lo aveva accusato di stupro” – Il Post

“Donne dimenticate nei nomi delle strade: a loro intitolate solo 7 su 100” – La Repubblica

“La lettera dei 150 intellettuali contro la “cancel culture” è fuori dalla realtà” – Valigia Blu

“Nanette” (Netflix) – Hannah Gadsby

“Perché cancellare i propri avversari da una discussione è il modo peggiore per affrontarla” – The Vision

Da “Via col vento” alla lettera di Harper’s Magazine: perché non esiste una “dittatura del politicamente corretto” – Bossy.it

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