SOSPESO TRA STORIA E INNOVAZIONE: Il PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

Tutto quello che c’è da sapere sul Ponte: dal processo che ha portato all’approvazione del progetto di Webuild ai costi e alle critiche mosse da un punto di vista sociale. …

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Una questione di principio: il caso Navalny

Negli ultimi giorni siamo stat3 sommers3 di informazioni riguardo al caso di Alexei Navalny, l’ultima -presunta- vittima della “democrazia” russa di Vladimir Putin. Abbiamo letto pareri discordanti, che si contrappongono…

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Olimpiadi, Eurovision e guerra: è giusto far partecipare uno Stato invasore a gare internazionali?

A pochi mesi dalle Olimpiadi di Parigi 2024, rimane sospesa la questione sulla partecipazione di stati attualmente bellcustom ohio state jersey brandon aiyuk jersey College Football Jerseys florida state football…

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Giù le mani dallo sport! Sportwashing e collaborazionismo sportivo

Molto spesso oggi si sente parlare di “sportwashing” sui media. Molti articoli di indignazione social, salvo poi dimenticarsene poco dopo, passando al prossimo argomento del momento. Tuttavia, l’argomento meriterebbe una riflessione approfondita per cercare di capire quali sono le ragioni, come si manifesta il fenomeno, perché potrebbe avere successo (o no) e come combatterlo, se naturalmente è possibile combatterlo. Partendo dal comprendere cosa sia lo “sportwashing” in generale ed evidenziando i suoi esempi storici, si cercherà di tracciare una via per risolvere l’uso strumentale che viene fatto delle passioni sportive da parte delle federazioni mondiali e nazionali, a discapito dell’identità e dei valori delle competizioni più importanti al mondo. L'Arabia Saudita, sede della attuale Supercoppa Italiana sarà un caso esemplificativo, con una strategia ambiziosa ma con i piedi d’argilla. I riflettori sul tema vanno accesi ora, ma vanno sempre mantenuti. Perché gli eventi sportivi passano, ma i problemi strutturali a livello di diritti umani restano. Tutti i giorni dell’anno.

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EUduxo 2Weeks – 7 Dicembre

Benvenutз alla nostra rubrica settimanale dedicata alle ultime notizie dalle istituzioni dell'Unione Europea! 🇪🇺 In un contesto in continua evoluzione, dove le decisioni prese a Bruxelles influenzano le vite di…

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EUduxo Week – 23 Novembre

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La Costituzione cilena sarebbe stata la più progressista del mondo… e invece no!

La popolazione cilena ha votato il 4 settembre per il referendum indetto al fine di approvare o bocciare la proposta di #Costituzione. Il testo doveva sostituire il precedente che risaliva al 1980 ed era entrato in vigore sotto il regime di #Pinochet. Il risultato della proposta è un testo in 388 articoli che avrebbero potuto spostare l’agenda del paese su diritti sociali, uguaglianza di genere, autonomia deɜ indigenз e tutela dell’ambiente, ridimensionando lo spazio del libero mercato. Avrebbero, perchè non è stata approvata. Il NO (#rechazo) ha superato il 60% e lз cittadinз hanno quindi deciso di non cancellare la Costituzione di Pinochet, rifiutando quella nuova scritta da un’Assemblea formata da 154 cittadinɜ. Questa Costituzione era di fatto la più progressista del mondo, come si può leggere dagli articoli: tuttз ne hanno sempre sognata una che includesse interculturalità, ecologia, solidarietà, parità, diritti delle donne, diritti lgbtiq+ e molto altro ancora. Tuttavia, in un mondo che ha società sempre più anziane e pochз giovanз con diritto di voto, il progresso viene visto in modo negativo e si preferisce non cambiare le cose. La nuova Costituzione in Cile è stata infatti giudicata da moltɜ troppo ambiziosa. La prospettiva di genere è presente in quasi tutto il testo: avrebbe aperto la via per legalizzare l’aborto e avrebbe introdotto elementi molto all’avanguardia. Ad esempio, lo stato cileno nel testo della nuova Costituzione viene dichiarato ecologico: sarebbero state approvate solo politiche sostenibili a livello ambientale e per proteggere e tutelare la natura si sarebbe creato un organo politico detto “defensoria”.

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Oggi c’è veramente la pace nel mondo?

In Europa, dopo il 1945, i conflitti armati sono spariti. Anche la guerra fredda non ha prodotto sostanzialmente uno scontro aperto all’interno dei confini del nostro continente. Questo periodo di pace ha fatto sì che noi, ancoratɜ a una malsana visione eurocentrica, ci siamo cullatɜ nel sogno di un mondo ormai quasi del tutto privo di guerre, e quelle di cui sentivamo parlare ai telegiornali ci apparivano così lontane da non sembrarci reali. Quando la Russia ha invaso i territori ucraini, ci siamo svegliati dal sogno. La guerra esiste ancora!

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Ma a che punto siamo con la guerra in Ucraina?

Sono ormai passati più di 5 mesi dallo scoppio della guerra in Ucraina, ma se ne parla sempre di meno, nonostante il conflitto non sia ancora finito. Seppur più lentamente, l’avanzata russa continua a procedere e l’esercito sta conquistando sempre più territori. L’Ucraina non si arrende, ma le perdite umane sono enormi e ormai dipende economicamente e militarmente dall’Occidente. Inoltre, nei prossimi mesi potrebbe venire a mancare l’appoggio deз leader occidentali che stanno andando verso un inverno di crisi e di razionamento energetico, che potrebbero portare a un cambiamento dell’appoggio popolare verso Kyiv.

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Invecchiare senza paura – la nostra sfida più grande.

La paura di invecchiare ha un nome e si chiama “gerascofobia”. Alcunɜ psicologɜ fanno riferimento anche alla “Sindrome di Dorian Gray”, alludendo al celebre personaggio del libro di Oscar Wilde. Viviamo in un’epoca in cui la cura dell’immagine è molto importante, ma tra le pieghe di tanto perfezionismo può annidarsi un’insicurezza crescente, dovuta all’inevitabile trascorrere del tempo e alle conseguenze che questo causa sul nostro corpo. L’invecchiamento può rappresentare una vera e propria sfida e non soltanto per la difficile accettazione del cambiamento fisico; ancora più difficili da affrontare e da accettare sono i cambiamenti legati alle attività quotidiane, che iniziano ad essere diverse, limitate. Per non parlare del sopraggiungere di sentimenti avversi quali il sentirsi inutili, inoperosɜ, inascoltatɜ, abbandonatɜ, solɜ. Ancora peggiore è la sorte di chi, non sentendosi appagatə del percorso svolto, sente di non avere più chances per migliorarlo

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