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La politica aggressiva della Turchia

La Turchia, nata dallo scioglimento dell’Impero Ottomano, è una repubblica presidenziale, in cui il Presidente è sia il capo dello Stato che il capo del Governo.
Da anni questa carica viene ricoperta da Recep Tayyip Erdoğan, leader del “Partito per la Giustizia e lo Sviluppo” (organizzazione politica conservatrice di destra).
Negli ultimi anni Erdogan ci ha abituato a dichiarazioni e prese di posizione “forti”: ultima, in ordine cronologico, è la tensione con la vicina Grecia a causa di giacimenti di idrocarburi nel Mediterraneo Orientale.

La Turchia rivendica il diritto di sfruttare alcuni giacimenti di idrocarburi che Atene considera sotto la propria sovranità.
Mitsotakis, primo ministro greco, ha accusato la Turchia di “minacciare” i confini orientali dell’Europa e di “mettere in pericolo” la sicurezza della regione.
Le tensioni non si sono placate ed Erdogan, il 10 agosto, ha inviato una nave da esplorazione – accompagnata da navi da guerra – in acque rivendicate dalla Grecia, a sud dell’isola di Kastellorizo.

Anche la reazione europea non si è fatta attendere: nello scacchiere internazionale l’UE si è posizionata al fianco della Grecia.
L’obiettivo era quello di placare gli scontri e avviare un dialogo fra le due parti.
Ma, nel frattempo, Macron si è mobilitato e, a metà agosto, ha rafforzato la presenza militare francese nel Mediterraneo Orientale.

Il 13 settembre Erdogan ha deciso di richiamare in patria la nave d’esplorazione “Oruc reis”, per la gioia di Mitsotakis che ha accolto il rientro della nave turca come un “primo passo positivo” verso la mediazione.
Ma se da un lato si cerca di “spegnere il fuoco”, dall’altro lo si alimenta: Akar, ministro turco, ha dichiarato che le esplorazioni continueranno, in nome dei “diritti legali turchi”.
Su questa decisione grava anche l’esclusione turca dello scorso 16 gennaio dall’East Med Gas Forum, una sorta di OPEC del gas, di cui fanno parte Egitto, Grecia, Italia, Cipro, Giordania, Israele e Amministrazione palestinese.

A questo punto il passo indietro della Turchia potrebbe essere una tattica per evitare le sanzioni minacciate di recente dall’Unione Europea.
Le riserve fiscali di Ankara, infatti, vanno via via esaurendosi e delle eventuali sanzioni economiche potrebbero risultare fatali per la Turchia ed Erdogan stesso.

Fatto sta che il 22 settembre scorso si sono riuniti, in videoconferenza, Erdogan, Angela Merkel e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, per discutere della delicata questione tra Turchia e Grecia.
Da quanto emerso, i due alleati Nato avvieranno “colloqui esplorativi” sulle divergenze nel Mediterraneo orientale. 

Si prospetta dunque un clima di collaborazione, favorito anche dalla presenza dell’UE, per ricucire la ferita tra Grecia e Turchia.

Salvatore Toscano 

Fonti:

https://www.huffingtonpost.it/entry/erdogan-lascia-per-ora-le-acque-contese-con-la-grecia-ma-la-sua-non-e-una-resa_it_5f63330dc5b6c6317d006540

https://it.wikipedia.org/wiki/Turchia

https://www.agi.it/estero/news/2020-09-22/grecia-turchia-aprono-colloqui-esplorativi-9734892/

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