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I disturbi alimentari

NOTA: Si specifica che per la diagnosi o l’esclusione di queste patologie è necessario il parere di un espert*. 

L’immagine corporea include la percezione, l’immaginazione, le emozioni e le sensazioni fisiche riguardanti il nostro corpo. L’immagine che abbiamo del nostro corpo non è qualcosa di statico: essa è in continuo cambiamento in relazione con l’umore, l’ambiente e la nostra esperienza fisica. E’ molto più influenzata dall’autostima che da qualunque caratteristica estetica. E’ molto più appresa che innata. 

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) costituiscono, nei paesi industrializzati, uno dei problemi di salute più comuni ne* adolescent* e giovan* adult*. La variabilità sintomatologica dei disturbi e le espressioni mutevoli e lontane dai classici quadri clinici rendono oggi difficile l’inquadramento delle diverse forme. Quanto sopra rilevato, ha portato ad una ridefinizione delle categorie del Manuale Diagnostico DSM 5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) che ha introdotto nuove entità, come il disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder – BED) e ha rivisto alcuni criteri diagnostici. Tra i mutamenti nel tempo delle caratteristiche dei DCA, da evidenziare come la problematica progressivamente si allontani dal costituire un disturbo “di genere”. Se infatti fino a circa 20 anni fa il rapporto maschi/femmine era pari a 1:10-1:15, dati più recenti suggeriscono un rapporto 1:4, a conferma dei cambiamenti socio-antropologici della nostra epoca che vedono il peso, la forma fisica e corporea, oggetto di particolare cura ed attenzione anche da parte del mondo maschile.
Si assiste inoltre, negli ultimi anni, ad un abbassamento dell’età di esordio dei disturbi. In età evolutiva, infatti, a forme riscontrabili quasi esclusivamente nelle prime età della vita, quali la pica, la ruminazione e il disturbo della nutrizione e condotta alimentare, si associano oggi, anche in bambin* e preadolescenti, quadri clinici fino a poco tempo fa osservabili solo nell’adolescente e nell’adult*. L’aumento dei casi ad esordio precoce potrebbe essere correlato a un’anticipazione dell’età a cui i minori sono esposti a modelli socioculturali di idealizzazione della magrezza.

ANORESSIA NERVOSA: rappresenta il disturbo alimentare a più alto tasso di mortalità (fino a quasi il 10% in alcuni studi) e ne* adolescenti di sesso femminile è la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali. In una revisione che ha coinvolto una casistica di quasi 5600 ragazze anoressiche, è stato riscontrato un pieno recupero in circa il 47% dei casi, una cronicizzazione nel 21% e un tasso grezzo di mortalità del 5%, valori che passano rispettivamente a 73%, 13,7% e 9,4% negli studi con un follow-up superiore ai 10 anni (Steinhausen 2002). Il tasso grezzo di ospedalizzazione per AN studiato sulla popolazione italiana in un arco temporale di cinque anni è risultato nelle donne e negli uomini rispettivamente pari a 24,2 e 1,6 per 100.000 anni-persona (Gigantesco 2010).

Uno studio effettuato su una raccolta di diverse pubblicazioni di varie nazionalità, sia occidentali sia orientali, ha evidenziato che l’anoressia nervosa sembra essere più diffusa nei paesi più progrediti economicamente, portando alla definizione di “sindrome culturale”.

Norvegia5.7%
Giappone4.79% ma arriva al 17,10% se si considerano soltanto le donne nella fascia d’età 15-29 anni

BULIMIA NERVOSA: Il termine bulimia nervosa è stato coniato nel 1979 dallo psichiatra inglese Gerard Russel e deriva da due parole greche che sono bous (che significa bue) e limos (fame). Letteralmente quindi bulimia significa “avere una fame da bue”. La bulimia nervosa è un grave disturbo dell’alimentazione caratterizzato dall’ingestione di eccessive quantità di cibo in un discreto lasso di tempo con perdita del controllo (abbuffate) seguito da tentativi di evitare l’aumento di peso eliminando ciò che è stato ingerito (condotte di compenso) e dall’eccessiva preoccupazione per il peso e le forme del corpo.  Da una revisione su 27 studi, è risultato che circa il 45% dei soggetti raggiunge il pieno recupero, il 27% migliora, mentre il 23% ha un decorso cronico. Il passaggio ad altro DCA, valutato su più ampia casistica, è stato rilevato nel 22,5% dei casi, di cui circa il 6% sviluppa AN. Il tasso di mortalità grezzo è pari allo 0,32%. Da rilevare come la durata del follow-up è una variabile che incide sui risultati (Steinhausen 2009).

BINGE EATING DISORDER (BED) Disturbo da alimentazione incontrollata: Il termine significa letteralmente “abbuffata di cibo” e indica episodi in cui si assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve con la sensazione di perdere il controllo su cosa e quanto sta mangiando. Queste crisi iperfagiche compulsive sono accompagnate da un forte disagio psicologico e seguite da senso di colpa e vergogna, che spesso inducono a mangiare da soli o di nascosto. Le evidenze sull’esito a distanza dei soggetti con BED non sono ad oggi del tutto conclusive (Berkman 2015). Non attuando comportamenti compensatori, si rileva la tendenza all’aumento del peso e la persistenza del disturbo nel tempo può associarsi ad obesità. Gli studi finora effettuati non indicano un aumento del rischio di suicidio ad un follow-up di 5 anni.

PICA: La caratteristica essenziale del pica è l’ingerire uno o più sostanze non nutritive e non alimentari per un periodo di almeno un mese. Le sostanze tipicamente ingerite variano in base all’età e alla disponibilità e possono includere carta, sapone capelli. Il termine “non nutritive” è stato incluso perché la diagnosi di pica non va applicata quando sono ingeriti prodotti alimentari che hanno un contenuto nutrizionale minimo. Tipicamente non c’è avversione nei confronti del cibo in generale. Inoltre, l’ingestione di sostanze non nutritive e non alimentari deve anche essere inappropriata rispetto al livello di sviluppo dell’individuo e non deve fare parte di una pratica culturalmente sancita. Se il comportamento alimentare si manifesta nel contesto di un altro disturbo mentale o condizione medica, si pone diagnosi di pica solo se l’ingestione di sostanze non nutritive e non alimentari sufficientemente grave da giustificare un’attenzione clinica aggiuntiva.

SINDROME DA ALIMENTAZIONE NOTTURNA: Ricorrenti episodi di alimentazione notturna, che si manifestano mangiando dopo il risveglio dal sonno oppure l’eccessivo consumo di cibo dopo il pasto serale. Vi solo consapevolezza e ricordo di aver mangiato. L’alimentazione notturna non è meglio spiegata da influenze esterne come la modificazione del ciclo sonno-veglia dell’individuo oppure da norme sociali locali. L’alimentazione notturna causa un significativo disagio e/o compromissione del funzionamento. I pattern di alimentazione disordinata non sono meglio spiegati dal disturbo da binge-eating o da un altro disturbo mentale, compreso l’uso di sostanze, e non sono attribuibili a un altro disturbo medico oppure all’effetto di farmaci.

Fonti:

https://www.burlo.trieste.it/sites/default/files/documenti-basicpage/Allegato_1_alla_Delibera_668-2017_0.pdf

Decreto 10 dicembre 2013 n. 1200/ASAN recante “Indicazioni operative per la definizione del percorso diagnostico terapeutico riabilitativo nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare”.
Conferenza di Consenso: Disturbi del Comportamento Alimentare negli adolescenti e nei giovani adulti. Rapporti ISTISAN 13/6, 2013.

Appropriatezza clinica, strutturale e operativa nella prevenzione, diagnosi e terapia dei disturbi alimentari. Quaderni del Ministero della Salute, n. 17/22 luglio/agosto 2013.

http://www.medicalsystems.it/wp-content/uploads/2015/10/181_Disturbi-comp_alim.pdf

https://www.lumsa.it/sites/default/files/UTENTI/u970/Disturbi%20del%20Comportamento%20Alimentare%201.pdf

https://www.auxologico.it/malattia/disturbo-alimentazione-incontrollata-binge-eating-disorder

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