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Sorellanza

Sorellanza? Cosa si intende?

«Si sa, le ragazze non riescono ad avere rapporti di amicizia sinceri e duraturi come li hanno i ragazzi: sparlano l’una dell’altra, sono invidiose, mentono e per loro natura sono destinate a non sopportarsi.»

Avete mai sentito dire frasi simili?

Le avete sentite per così tanto tempo che alla fine ci avete creduto?
SPOILER: è tutto falso!

  • Sorellanza nella storia

Tanto per non lasciare niente al caso, decostruiamo questo stereotipo partendo dall’alba dei tempi, la storia è piena di esempi di forti rapporti tra donne

Pensiamo ai tempi in cui il ruolo di intermediario con la divinità poteva essere ricoperto solo da donne. In tutte le loro varianti, le sacerdotesse antiche vivevano isolate dal resto della società e in simbiosi l’una con l’altra.

Da sacerdotesse col tempo diventano streghe: la sorellanza nell’antichità

Prende piede l’immagine delle “congreghe” come collettivi in cui le donne compiono i loro rituali satanici. In realtà, sarà ampiamente dimostrato, questi altro non erano se non incontri in cui si aiutavano altre donne ad abortire o a non rimanere incinte.

  • Sorellanza nella scienza

Uno studio della UCLA è riuscito a capovolgere decenni di errate convinzioni sui rapporti tra donne.

Laura Cousin Klein Ph.D ha infatti dimostrato, assieme al suo team, che in situazioni di stress le donne, oltre alla comune reazione “fight-or-flight” (attacco o fuga), sperimentano una più ampia gamma di risposte comportamentali.

In particolare, sembrerebbe che in questi casi l’ossitocina rilasciata in risposta alla situazione di stress incoraggi la donna, prima che a reagire o a scappare, a proteggere eventuali bambini e a riunirsi con altre donne.

  • “Tend-and-befriend”

Le ragioni sarebbero connesse ad esigenze primordiali di sopravvivenza (propria e della prole) durante la gravidanza o l’allattamento, quando la reazione “fight-or-flight” sarebbe decisamente poco proficua. Invece, la formazione di una rete femminile non solo consentiva alla donna di avere protezione e supporto nell’allevamento dei figli, ma serviva anche a garantire risorse come cibo e alloggio.

Ovviamente oggi le esigenze sono diverse e non più esclusivamente connesse alla fisicità biologica.

Ci sono diversi studi che adducono un numero cospicuo di benefici psico-fisici alle relazioni tra donne

  • “Sisterhood is power”

Perché si inizi a parlare di “Sorellanza” come un concetto che racchiuda l’idea di solidarietà politica e di supporto tra donne bisognerà attendere i movimenti femministi degli anni ’70.

Essi innegabilmente aprirono la strada ad una diversa lettura di questo fenomeno a lungo stereotipato ma, praticamente, finirono con l’avvantaggiare esclusivamente le donne bianche cisgender.

  • Sorellanza come inclusione

Fin ora si è parlato di sorellanza in termini di legami aventi solo una comunanza biologica: corpo femminile ed esperienze ad esso connesse (mestruazioni, maternità, allattamento).

Questi sono elementi che, se in certi casi effettivamente costituiscono motivo di unione, di fatto escludono dal quadro un’ampia fetta di donne.

E’, dunque, opportuno ripensare la “sorellanza” in termini attuali, inclusivi e soprattutto intersezionali,

Dobbiamo ricomprendere tutte quelle persone che, per esempio, non sperimentano la maternità o che vivono un processo di transizione, riconoscendo ed esaltandone le differenze culturali.

  • Facciamo il punto

Alla luce di quanto detto, l’idea per cui alle persone con cromosomi XX sia connessa una congenita e inevitabile incapacità di intessere relazioni stabili, intime e profonde con loro simil* è evidentemente il frutto di quel famoso retaggio patriarcale che ci grava sulle spalle.

Riportiamo altri esempi di frasi sulla sorellanza

  • «Ma io le bionde non le sopporto»
  • «Io non sono come tutte le altre ragazze»
    Meme: “Other Girls vs Me”
  • «No, io non vado d’accordo con le altre ragazze, preferisco avere solo amici maschi»
    «Le donne sono le prime a dire cattiverie sulle altre donne!»

Dopo secoli in cui ci è stato ripetuto di non esserne capaci… ce ne siamo convint*.

Quando incontriamo donne molto diverse da noi o per noi potenzialmente intimidatorie sotto qualche aspetto, tendiamo ad allontanarle quasi sempre per partito preso.

Dovremmo tentare di circondarci, invece, di donne diverse, che possono intimidire, che ci spingano a fare di più e a pretendere più di quanto ci è stato detto di meritare.

«Le donne non dicono “noi”»,

S. de Beauvoir

ha scritto Simone de Beauvoir.

Beh, è arrivato il tempo di farlo.


Non esiste ad oggi una definizione univoca del concetto di “Sorellanza” inteso in termini socio-politici, e il compito di provvedervi è molto più arduo di quanto sembri.

Questo perché non esiste un collante che possa dirsi universalmente valido: le donne non hanno una storia, una religione, una cultura che sia loro comune in termini assoluti e che possa fungere da base per costruire un sentimento di unitarietà.

Esse «vivono disperse in mezzo agli uomini»

Probabilmente ancora inconsce della potenzialità di una solidarietà femminile universale e politica.

Si è anche tentato di minimizzare, se non ridicolizzare, questo concetto scambiandolo per un dovere imprescindibile di reciproca simpatia tra donne o per un irriflesso sostegno esclusivamente basato sulla comune fisicità biologica.

Questi elementi non sono nemmeno presi in considerazione perché, al contrario di quanto spesso si voglia propagandare in certi ambienti, l’obiettivo non è quello di escludere, ledere, ostacolare gli uomini in quanto tali.

Allo stesso tempo, non può individuarsi come unico comune denominatore dell’esperienza femminile l’essere vittime della società patriarcale.

Di certo, in questi casi, ci sarebbero infiniti punti di intersezione ma è un tipo di narrativa in cui non tutte le donne scelgono di riconoscersi e che appiattisce ancora una volta le individualità nel binomio oppressa – oppressore.

Perché si inizi a concepire una “Sorellanza” che sia davvero funzionale all’empowerment delle donne è necessario far sì che le differenze e le divisioni vengano a galla.

È necessario il confronto intersezionale tra donne di diversa etnia, estrazione sociale, orientamento sessuale, ecc. che possa anche essere destabilizzante rompendo l’idea romantica di cieca comunione. Solo con un dialogo di critica e autocritica, si potranno davvero gettare le basi per un’unità che si evolva dal semplice supporto ad una universale solidarietà politica e sociale.

FONTI
“Biobehavioral Responses to Stress in Females: Tend-and-Befriend, Not Fight-or-Flight Shelley” – E. Taylor, Laura Cousino Klein, Brian P. Lewis, Tara L. Gruenewald, Regan A. R. Gurung, and John A. Updegraff University of California, Los Angeles
“Non ci può essere femminismo senza sorellanza” – Elisabetta Moro, The Vision

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