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La Russia e i crimini contro l’omosessualità

Il 30 giugno 2013 il presidente Vladimir Putin ha firmato e promulgato la Legge russa sulla propaganda omosessuale “per lo scopo di proteggere i minori dalle informazioni che promuovono una negazione dei valori familiari tradizionali”.

Il crescente potere della Chiesa ortodossa russa ha avuto un ruolo importante in questa ondata di omofobia, ma anche l’ignoranza dei cittadini sulla comunità LGBTQ+ causa della grossa disinformazione promossa dallo stato.

I media dipingono gli appartenenti alla comunità LGBTQ+ come dei complottisti che hanno scelto quel tipo di vita e che razionalmente cercano di andare contro i valori della società.

Questa legge ha portato ad un incremento di violenza e torture a morte su base omofoba.

Dall’entrata in vigore si è notato anche un incremento di ronde vigilanti neo-naziste che attirano omosessuali online per poi abusarne a volte fino al decesso e condividere i video online.

Molte persone si sono sentite legittimate da questa legge nel compiere atti violenti contro gli omosessuali, perché sentite in dovere di proteggere i loro bambini e ragazzi.

Psicolog*, dottor*, insegnanti, sono completamente inermi davanti a tutto questo, perché gli è impedito di parlarne con i ragazzi minorenni.

Anche questo ha portato ad un incremento di suicidi tra ragazzi giovani appartenenti alla comunità LGBTQ+.

Naturalmente dopo l’entrata in vigore di questa legge si è creata una sorta di resistenza formata da attivisti per i diritti LGBTQ+ con lo scopo di dare sostegno ai giovani della comunità e alle vittime di violenza per cercare di aiutarli e prevenire altri suicidi.

Questi attivisti non hanno paura di esprimere la loro opinione pur rischiano il carcere e spesso entrandovi e uscendovi di frequente.

Basta soltanto ergersi in piedi con un cartello in un luogo pubblico per essere portati via dalla polizia.

Fonti

Wikipedia, Vice news

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