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Benessere, arricchimento e felicità

In una prospettiva globale, l’unità di misura dell’arricchimento di una nazione è il PIL (Prodotto Interno Lordo), ovvero la quantità di beni e di servizi prodotti in relazione ai consumi de* cittadin*

Il PIL però dà una visione parziale dell’economia nazionale poiché non tiene in considerazione alcune importanti variabili come il lavoro domestico, il volontariato o le relazioni sociali.

Non tiene conto di come alcune variabili si distribuiscono fra la popolazione e quindi non tiene conto della misura della disuguaglianza.

In molti pensano erroneamente che la misura del PIL coincida col benessere di un Paese: questo significa considerare il benessere come una conseguenza dei livelli di consumo.

L’aumento della ricchezza non implica un miglioramento delle condizioni di vita e del benessere.

Si pensi che nel corso della vita la felicità delle persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza. Questo paradosso, secondo Easterlin (1974), si può spiegare osservando che, quando aumenta il reddito e quindi il benessere economico, la felicità umana aumenta fino ad un certo punto, poi comincia a diminuire.

Numeros* economist*, organizzazioni, governi si sono interessati alla misurazione del benessere.

Il ben-essere (=stare bene, esistere bene) è uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano e caratterizza la qualità della vita di ogni singola persona.

Secondo l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) la crescita non è fine a se stessa, ma piuttosto un mezzo per creare condizioni di vita migliori senza disuguaglianze.

L’OCSE sviluppa così dal 1970 un programma di elaborazione di indicatori statistici sociali che parte dalla formulazione di una lista delle preoccupazioni sociali condivise dai Paesi membri.

Quindi, quali possono essere dei misuratori di sviluppo alternativi al PIL?

  • Coefficiente di GINI: Viene infatti utilizzato per la misurazione del grado di disuguaglianza e distribuzione di grandezze, quali reddito o le voci di spese di un Paese.
    Fu introdotto dallo statistico italiano Corrado Gini.
    Il suo funzionamento si basa su una trasformazione matematica delle differenze dei redditi di tutt* i/le cittadin*; varia tra 0 e 1, il che significa che a valori bassi si ha una buona equi-distribuzione, con valore uguale a 0 si ha una perfetta distribuzione del reddito, mentre a valori alti corrisponde una forte disuguaglianza, dove 1 è il massimo.
  • Indice GPI (Genuine Process Indicator, Indicatore di Progresso Autentico) è calcolato distinguendo tra spese positive (che aumentano il benessere, come quelle per beni e servizi) e negative (come i costi di criminalità, inquinamento, incidenti stradali).
    Considera anche quelle attività che pur non registrando flussi monetari, contribuiscono ad accrescere il benessere di una società (casalinghe, volontariato…)
  • Indice ISU (Indice di Sviluppo Umano. E’ stato utilizzato contestualmente al PIL dall’ONU a partire dal 1993 per valutare la qualità della vita nei Paesi Membri. Tiene conto di 3 fattori: PIL procapite, alfabetizzazione, aspettativa di vita.
    La scala dell’ISU attraverso cui ogni anno viene stilata la classifica di ricchezza-povertà dei Paesi è espressa in millesimi. Il suo valore è decrescente e va da 1 a 0. Ne segue quindi che i Paesi sono suddivisi in Paesi ad alto indice di sviluppo umano (indice compreso tra 1 e 0,800), Paesi a medio indice di sviluppo umano (indice compreso tra 0,799 e 0,500) e paesi a basso indice di sviluppo umano (indice compreso tra 0,499 e 0).

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