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Polonia anti LGBT

Non si era mai visto, in un paese dell’Unione Europea, un tale livello di violenza contro la comunità LGBTQIA+.


Per capire cosa sia successo, occorre conoscere la situazione dei diritti delle minoranze sessuali in Polonia e come questi siano stati costantemente repressi dal governo di destra nazionalista guidato dal partito Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e giustizia, PiS).

Dopo l’ennesima campagna elettorale basata sull’omofobia, lo scorso 12 luglio il presidente in carica Andrzej Duda è stato rieletto per i prossimi cinque anni.

Durante il suo discorso di insediamento, Duda ha ribadito che

“le persone LGBT non sono persone, ma un’ideologia” – a suo dire – “peggiore del comunismo”.

Infatti, in un’intervista di Ipsos dell’ottobre del 2019 ha mostrato che la maggioranza degli uomini polacchi sotto i quarant’anni credeva che

“il movimento LGBT e l’ideologia gender fosse la più grande minaccia che affrontavano nel XXI secolo”

Questo ha dato ancora più forza a quei movimenti fondamentalisti religiosi e ultranazionalisti che, con l’appoggio del PiS, della la TV statale polacca (TVP), della Chiesa cattolica (che parla di “morbo arcobaleno”) e di buona parte della stampa, continuano a fare disinformazione sulle persone LGBTQIA+.

Nel migliore dei casi la diversità sessuale è considerata un’ideologia portata dall’Occidente per corrompere i valori tradizionali polacchi, mentre nella peggiore delle ipotesi chi difende i diritti LGBTQIA+ è direttamente equiparato a chi difende la pedofilia. 

Nella giornata di venerdì 07/08 il centro storico di Varsavia si è trasformato in un teatro di battaglia nel quale si sono scontrati una folla inferocita di attivisti LGBTQIA+ e le forze dell’ordine.

Il casus belli non è stato un gay pride violentemente represso dalle forze dell’ordine, come la stampa internazionale sta erroneamente riportando, ma l’arresto di un noto attivista LGBTQIA+.

Gli scontri, che hanno turbato la tradizionale quiete della capitale polacca, sono l’espressione più eloquente del clima di divisione e di tensione che aleggia nel Paese e che sta diventando più pesante con il passare del tempo.

Tutto sembra indicare che sarà la questione arcobaleno il vero banco di prova per Diritto e Giustizia.

Questo sarà il terreno su cui giocherà la partita fondamentale per la stabilità del governo e per la sopravvivenza di una determinata visione nazionale, elaborata dai fratelli Kaczynski, che vorrebbe fare della Polonia il bastione del conservatorismo e del cristianesimo in Europa.

I/le polacch*, vista la situazione nel loro Paese, hanno organizzato una manifestazione pro-LGBTIQ: era una manifestazione pacifica e spontanea che si è trasformata in una serie di scontri violenti dopo che la polizia ha iniziato a picchiare i/le manifestanti e a fare arresti immotivati.

Secondo quanto è stato riportato da alcuni membri del Krajowy Mechanizm Prewencji Tortur (Meccanismo nazionale per la prevenzione della tortura; KMPT), le modalità utilizzate dalle forze dell’ordine sono state esagerate. 

Infatti, in Polonia, attualmente non esiste un qualsiasi riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali.

Il matrimonio tra persone dello stesso sesso è costituzionalmente vietato dal 1997, dato che, l’articolo 18 della Costituzione della Repubblica di Polonia definisce il matrimonio come “l’unione di un uomo e di una donna”.

Le coppie formate da persone dello stesso sesso non possono adottare in Polonia. Inoltre, le coppie lesbiche non possono avere accesso alla FIVET (fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione).

Nel settembre 2015, Amnesty International ha concluso che

“la comunità LGBTI in Polonia deve affrontare una discriminazione diffusa e radicata in tutto il paese” e che “il sistema giuridico polacco è pericolosamente approssimativo quando si tratta di proteggere le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) e altri gruppi minoritari dai crimini d’odio”  

Esistono anche le LGBT free zones: sono le oltre 100 amministrazioni locali polacche, fra Comuni e Regioni, che hanno votato a favore delle “carte per i diritti della famiglia”, documenti che promuovono la struttura della famiglia tradizionale.

Un terzo della Polonia, soprattutto nel sud e nell’est, le regioni più conservatrici, ha dunque scelto di negare – anche se solo in via simbolica (le carte non prevedono divieti sostanziali) – i diritti gay.

Alle azioni di resistenza civile contro le zone franche LGBT, si associano quelle istituzionali attraverso l’ufficio del Difensore civico polacco, che cerca di agire contro la risoluzione delle amministrazioni locali.

Milena Adamczewska-Stachura lavora nell’ufficio dell’ombudsman polacco. Spiega che

“le risoluzioni dei Comuni, che si sono dichiarati liberi dall’ideologia LGBT, perché questo è il nome ufficiale della risoluzione che hanno adottato, sono illegali e discriminatorie nei confronti della comunità LGBT. Per questo motivo il Difensore Civico ha prodotto dei reclami amministrativi”.

Un altro attivista militante, Bart Staszewski, ha deciso di rivolgersi all’Unione europea:

“Abbiamo presentato questa denuncia all’Ufficio antifrode dell’Unione europea perché tutte le cosiddette Zone Franche LGBT sono contro le regole dell’Unione, regole anti discriminatorie, da rispettare sempre e nell’ambito dell’accesso ai fondi dell’Unione europea”.

La rappresentanza della Commissione europea in Polonia ha espresso la volontà di non lasciar cadere la faccenda.

Dice Marek Prawda, il capo della rappresentanza Ue:

“La Commissione condanna qualsiasi forma di discriminazione basata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere e si impegna a combattere la discriminazione in seno all’Unione europea”. 

Gli scontri del 7 agosto sono soltanto l’ultimo di una lunga lista di episodi che stanno scuotendo la quotidianità del Paese, la cui società è ormai ampiamente polarizzata in due fazioni contrapposte, i conservatori e i liberali, che stanno affrontando un percorso di radicalizzazione.

Un bilancio di quanto accaduto nell’ultimo anno e mezzo è il modo migliore per capire quanto sia profonda la divisione e, soprattutto, quale sia il suo potenziale in termini di violenza politica. 

FONTI:

https://www.ilga-europe.org/sites/default/files/2020/poland.pdf

https://www.ilgrandecolibri.com/violenze-e-repressione-anti-lgbt-cosa-succede-in-polonia/ (Estratto integrale da questo link)

Wikipedia, Diritti LGBT in Polonia

https://it.euronews.com/2020/07/30/la-polonia-non-e-un-paese-per-gay-l-attacco-alla-comunita-lgbt

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