Una SARS che uccide, ma non parliamo di virus

Siamo in Nigeria. Il 9 ottobre di quest’anno sono iniziate le proteste contro la SARS: non parliamo di una malattia respiratoria, ma della ‘Squadra Speciale Anti-Robbery’.

Questa squadra è un’unità della Polizia Nigeriana, di una ‘malattia’ che dilagava nello Stato attraverso azioni disumane e violente.

Le manifestazioni, perlopiù pacifiche, sono scoppiate ad Abuja, nella capitale, dopo la diffusione di un video in cui la SARS uccideva un uomo a sangue freddo, sparandogli.

La SARS è stata istituita verso la fine del 1992 per rispondere ai crimini associati prevalentemente alle rapine, ai furti e ai rapimenti. Sotto il profilo istituzionale, tuttavia, la SARS si è macchiata di azioni violente e irrispettose dei diritti umani: estorsioni, torture, corruzione, ricatti, stupri, commerci illegali e rapine a mano armata.

Nelle piazze e nei social, attraverso le rivendicazioni urlate al motto di #EndSars, si sono riuniti migliaia di manifestanti contro questo modus operandi che ormai miete vittime da anni.

L’11 ottobre, il Governo nigeriano, di fronte ai disordini interni, ha deciso di sciogliere la SARS e di creare una nuova unità di sicurezza.

Le richieste di cambiamento non si sono fermate. I/l* cittadin* sono consapevoli e credono che questa nuova unità rispecchierà esclusivamente un cambiamento formale, e non sostanziale.

Dopotutto, #EndSARS è solo uno degli aspetti presi in considerazione da* nigerian* per far fronte ai problemi nel Paese. Un primo passo contro l’evidente politica oppressiva delle forze dell’ordine.

Nel mentre, il governatore dello Stato di Lagos, Babajide Sanwo-Olu, (la Nigeria è una repubblica di tipo federale), ha annunciato un coprifuoco a partire dalle 16 del 20 ottobre, in quanto la situazione era stata ‘dirottata da individui violenti’.

Dopo quasi due settimane di manifestazioni, il 20 ottobre, in particolare a Lekki, un quartiere della città di Lagos, le proteste sono state represse con il sangue.

Secondo le testimonianze, le forze dell’ordine avrebbero aperto il fuoco contro i civili, indistintamente.

Ci sono stati anche diversi tentativi di insabbiare i brutali provvedimenti presi:

  • la disattivazione delle telecamere nella città
  • lo spegnimento di alcune antenne di rete per evitare l’uso dei telefoni e di internet
  • la rimozione dei cadaveri.

Parliamo di un vero e proprio massacro, il ‘massacro di Lekki Gate’.

Successivamente, ‘stranamente’, l’esercito nigeriano ha anche dichiarato su Twitter che nessun soldato si trovava nella zona dove è avvenuta la sparatoria principale.

La situazione rimane molto critica e controversa. Sia il Presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, sia associazioni umanitarie come Amnesty International, hanno confermato decine di morti (almeno 69) e feriti.

Il 26 ottobre si è riunita una nuova Commissione giudiziaria, con lo scopo di indagare sulle effettive responsabilità della polizia nell’ultima sparatoria, e più in generale sulla brutalità delle forze dell’ordine.

In attesa di nuovi aggiornamenti, prendiamo anche noi una posizione: la violenza evidente e testimoniata dai/dalle cittadin* nigerian* non può essere giustificata ed esige dei cambiamenti effettivi.

FONTI

https://en.wikipedia.org/wiki/Special_Anti-Robbery_Squad

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