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Joshua Wong, l’attivista teenager che ha fatto piegare la Cina

Dopo aver parlato qualche giorno fa di Greta Thunberg, oggi parliamo di un altro importantissimo e giovanissimo attivista: Joshua Wong. Questa volta non si parla di crisi climatica o di ambiente, bensì di politica, proteste e manifestazioni per la democrazia.

I/le giovani di questa nuova generazione non aspettano più, sono pronti a reagire, costi quel che costi. Wong ne è una dimostrazione: entra nel mondo delle proteste per i diritti a 14 anni e a 18 viene arrestato per la prima volta e oggi a 23 anni vuole entrare in politica più concretamente. 

Chen Yun-chung, professore all’università Lingnan di Hong Kong, ha detto che Wong, così come gli altri della sua generazione, unisce lungimiranza e competenza a un forte idealismo: «La mentalità di questi giovani è molto diversa rispetto a quella della vecchia generazione». E, ha aggiunto, non si tratta solo di “sognatori”: «Sanno che potrebbero non ottenere ciò che vogliono, ma la maggior parte di loro è pronta a combattere». Wong rappresenta insomma una «cultura della resistenza che è idealista e anche molto radicata tra gli studenti delle scuole superiori».

Vi sarà capitato probabilmente nel leggere le notizie di attualità che arrivano da Hong Kong, di imbattervi nel nome di un giovane attivista: Joshua Wong. Ma forse non tutti sanno chi è. 

Joshua Wong Chi-fung, classe 1996, nasce a Hong Kong da genitori della classe media hongkonghese di religione cristiana. Si è diplomato allo United Christian College , un istituto privato anglicano. In seguito si è iscritto all’Open University di Hong Kong alla facoltà di Scienze politiche, senza mai terminare gli studi.

La sua carriera come attivista politico inizia nel 2012, quando a soli 14 anni, decide di organizzare un movimento di protesta contro la decisione del governo cinese di inserire un programma di educazione patriottica e centrata sulla nazione cinese al posto del tradizionale programma di educazione civica. Wong parlò a quel tempo di «lavaggio del cervello» e «indottrinamento» e riuscì a mobilitare circa 120 mila studenti. Riuscì assieme al gruppo chiamato “Scholarism” da lui fondato, ad occupare una importante piazza davanti ai palazzi del governo di Hong Kong. 

Il piano educativo cinese, anche grazie a queste proteste, fu poi sospeso.

Nel 2014 durante le proteste sempre contro il governo cinese, questa volta accusato di non permettere ai cittadini hongkonghesi di avere elezioni libere, si è distinto come leader delle proteste di studenti e per aver organizzato le manifestazioni caratterizzate dagli ombrelli. Il 26 settembre 2014, Wong viene arrestato insieme ad altr* manifestanti nel quartiere dove ha sede il governo e poi detenuto per circa quaranta ore senza nessuna accusa a suo carico: anche questo episodio ha contribuito ad accelerare l’aumento della partecipazione popolare alle proteste e ad allargarle. Accanto a* student* sono infatti scesi in piazza i loro genitori e migliaia di cittadin* appartenenti alle più diverse categorie.

Per aver occupato la piazza davanti alle sedi del governo, Joshua Wong e altr* due attivisti vengono condannati ad un periodo di carcere. Nel 2017 arriva la conferma dell’arresto per “manifestazioni non autorizzate” e la sentenza implica anche che Wang non potrà partecipare alle elezioni amministrative per i prossimi cinque anni. 

Il governo di Hong Kong ha respinto le accuse delle opposizioni secondo le quali la sentenza è motivata da ragioni politiche. Wong ha commentato la condanna su Twitter, scrivendo: «Potete rinchiudere i nostri corpi, ma non le nostre menti! Vogliamo democrazia a Hong Kong. E non ci fermeremo. Ci vediamo presto».

Arrivando ai giorni nostri, a maggio di quest’anno Joshua Wong si è appellato direttamente al governo italiano. Dichiara ai giornalisti: “Spero che l’Italia possa ridurre la sua partecipazione al progetto della Via della Seta”. Secondo Wong inoltre, l’Unione europea dovrebbe sanzionare la Cina per le sue violazioni alle regole stabilite da un trattato internazionale su Hong Kong chiede il leader delle proteste: “La Dichiarazione congiunta è un trattato internazionale delle Nazioni unite, legalmente vincolante: promette autonomia e libertà” sottolinea Wong “Poiché la Cina sta violando e riscrivendo le regole, chiedo all’Ue di approvare una legge simile al Magnitsky Act, di imporre sanzioni alla Cina e di inserire clausole legate al rispetto dei diritti umani a Hong Kong nei trattati commerciali che sta concludendo con la Cina”.

La legge Magnitsky cui fa riferimento l’attivista pro democratico è stata adottata dagli Usa nel 2012 e prevede sanzioni finanziari e blocco dei visti per i funzionari russi sospettati di aver avuto un ruolo nella scomparsa dell’avvocato anticorruzione Sergej Magnitski, morto in prigione a Mosca nel 2009.

E’ di luglio 2020 la notizia secondo la quale Joshua Wong ha presentato i documenti per candidarsi alle elezioni legislative di Hong Kong, dove la nuova legge per la sicurezza nazionale imposta da Pechino potrebbe impedire all’opposizione di avere rappresentanza. “Speriamo di far sapere al mondo come abbiamo scelto di non arrenderci, di non piegarci alla Cina”, ha dichiarato Wong ai giornalisti. 

La legge per la sicurezza nazionale vieta atti secessionisti, sovversivi e terroristi, così come collusione con forze straniere per intervenire negli affari del territorio.

FONTI

https://it.wikipedia.org/wiki/Joshua_Wong

https://www.huffingtonpost.it/entry/joshua-wong-leader-della-protesta-a-hong-kong-si-candida-alle-elezioni_it_5f1551cec5b619afc403a7d2

https://www.agi.it/estero/news/2020-05-24/hong-kong-joshua-wong-italia-via-della-seta-8709560/

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