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Educazione civica a scuola: l’esperienza di Giulia

Ciao Giulia! Raccontaci chi sei e perchè sei qui oggi

Ciao a tuttз! Sono Giulia, una maturanda di quest’anno (2020-21) della Regione Lombardia: oggi vorrei raccontare la mia esperienza rispetto all’educazione civica in quanto studentessa. Sottolineo che si tratta della mia esperienza e della mia storia, e che questa intervista e le risposte alle domande che mi farete saranno anche elaborate con uno sguardo critico, perchè ammetto, la mia esperienza non è stata molto positiva. Di questo sono profondamente delusa perchè penso di essere la maggiore promotrice dell’educazione civica nelle scuole, e non voglio che si pensi l’opposto. 

Cosa pensi rispetto all’Educazione civica come materia obbligatoria nelle scuole?

Mi ritengo molto fortunata perché fin dalla prima elementare ho sempre intrapreso percorsi trasversali che hanno contribuito a formarmi e a far accrescere la mia curiosità e sensibilità rispetto alle tematiche più disparate, ma nonostante ciò, ho individuato, specialmente negli anni del Liceo, delle falle nel sistema di insegnamento. Ritengo che l’educazione civica sia la disciplina più importante durante il percorso di studi: introduce concetti che aiutano ad aprirsi al mondo e alla società con i suoi pregi, le sue problematiche e le sue responsabilità, pone spunti di riflessione importanti, fa informazione su elementi della vita quotidiana che lɜ ragazzɜ incontrano spesso e che non hanno modo di approfondire, apre la possibilità di spazi di dialogo e confronto di idee… Tralasciando che solo da questo anno scolastico, l’anno della mia quinta superiore, è stata inserita, prima di educazione civica, cittadinanza e costituzione, nelle aule di scuola, non si parlava praticamente mai, e lo trovo inaccettabile in quanto per me è la prima cosa che la scuola dovrebbe insegnare.

Perchè pensi che sia così importante?

Per quanto possa sembrare banale mi aiuta tutti i giorni a conoscermi sempre meglio e a capire chi sono, un passo alla volta. Ci insegna la nostra storia, tutela i nostri diritti e ci insegna i nostri doveri. Ci rende cittadinɜ consapevoli ed informatɜ. 

Noti delle criticità in merito al suo inserimento come materia curricolare?

Come spiegato nel precedente articolo sull’argomento (link), dal 2020 è diventata materia di insegnamento obbligatoria dalla classe prima della scuola primaria fino al termine della scuola secondaria di secondo grado, ma si basa su delle linee guida del Ministero dell’Istruzione estremamente vaste che si riferiscono alla generalità della disciplina e non sono specifiche per le diverse fasce d’età. Questo porta alla mancanza di un percorso coerente e al rischio che alcuni argomenti vengano affrontati nel momento sbagliato (troppo tardi, troppo presto) e che vengano ripetuti svariate volte. Inoltre, essendo ore inserite all’interno del monte ore già presente (1h alla settimana “tolta” ad altre materie a rotazione), ha come conseguenza il fatto che lɜ docenti debbano “rinunciare” a delle ore di insegnamento delle proprie discipline per svolgere educazione civica, e non sempre questa rinuncia (in realtà investita) viene vissuta nel migliore dei modi daɜ insegnanti, in quanto da anni la scuola è vittima di enormi tagli di posti, di orari, nonostante i programmi e le attività aumentino di anno in anno. Questo sentimento viene poi trasferito anche nel sentire deɜ studentɜ e porta lɜ studentɜ anziché a sfruttare il momento e capirne l’effettivo valore, ad viverlo con superficialità, come “un’ora in cui non si fa niente”.

Basandoti sulla tua esperienza, quali sono le tue preoccupazioni?

Una quantità preoccupante di giovani è totalmente disinteressata a qualsiasi tematica di attualità e rispetto ai propri diritti, è insensibile a tutte quelle questioni che toccano la società odierna e che sono, tra l’altro, elencate nell’Agenda 2030 dell’ONU.

Nella tua città e nella tua scuola come veniva vissuta l’educazione civica?

Grazie per questa domanda! Un altro elemento che influenza fortemente l’insegnamento di questa disciplina è l’ambiente scolastico in cui si vive: ho frequentato il liceo in una delle scuole più rinomate della mia città, da sempre considerata come “una delle più difficili” e da cui escono “lɜ studentɜ più brillanti della zona”. Purtroppo è anche un ambiente che da parte dɜ adultɜ è molto rigido e chiuso, dove più lɜ studentɜ cercano di farsi ascoltare più vengono fattɜ tacere e dove spesso non si è liberɜ di essere chi si è, una di quelle scuole in cui lɜ rappresentanti di istituto deɜ studentɜ esistono più per formalità che per diritto e azione. L’educazione civica veniva pertanto inserita nell’infinita lista di cosa da fare, a cui però non bisognava dare una priorità. Soprattutto, i temi venivano selezionati e non veniva garantita interdisciplinarietà.

Quali sono stati i temi maggiormente approfonditi? Quali metodologie sono state utilizzate?

Nel mio istituto è ampiamente affrontato il tema della legalità, attorno a cui è ruotato il mio percorso di educazione civica svolto in modo attivo con lɜ docenti. La Mafia, in particolare, ha occupato tutto il mio terzo anno con anche un viaggio di istruzione a Palermo dedicato alla scoperta dei luoghi più assoggettati alla sua influenza. Durante gli altri anni abbiamo toccato brevemente e in modo superficiale diversi temi come la sessualità, il cyberbullismo, la giustizia riparativa, la sicurezza in rete e la salute mentale. Il problema è in due fattori: nella passività e nella violenza con cui siamo statɜ costrettɜ ad affrontare determinate lezioni. Con modalità attiva o passiva intendo che nel primo caso l’insegnamento apre spazio di dibattito attivo tra studentɜ, docentɜ ed espertɜ, mentre nel secondo caso è concentrato in video lezioni o conferenze a cui assistere da casa che implicano solo la stesura di un breve commento (10/15 righe) che rimane fine a se stesso; con la parola violenza invece intendo che spessissimo gli argomenti più delicati vengono affrontati senza considerare la sensibilità deɜ studentɜ e costringendolɜ a trigger da cui non possono ripararsi.

Con questi metodi lɜ alunnɜ non vengono incoraggiatɜ ad interessarsi ma si allontanano sempre più dagli argomenti che però corrispondono anche alla conoscenza e alla coscienza di base del vivere insieme in società.

Come vedi l’educazione civica per il prossimo anno scolastico?

Personalmente ritengo che questa materia debba essere strutturata con la collaborazione tra corpo docente e studentɜ, tra scuola e terzo settore: credo che questo debba essere un punto di inizio di crescita e di ascolto per l’effettiva formazione di una società veramente libera da orrori e violenze causate da stereotipi, pregiudizi e disinformazione radicati nella nostra cultura e nelle culture di tutto il mondo.

Intervista di Isabella Sofia De Gregorio a Giulia Paola Cazzioli.

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