Al momento stai visualizzando Le conseguenze che il menarca porta con sè: la Tampon Tax ed altre storie di discriminazione

Le conseguenze che il menarca porta con sè: la Tampon Tax ed altre storie di discriminazione

Le mestruazioni: disgustoso, vero? Il colore del sangue, l’impurità che attribuisce ad ognunə delle sue vittime. Quello del ciclo mestruale è un fenomeno percepito in modo  talmente mistico e demonizzato che da tempo immemore è etichetta sottintesa quella di non parlarne, di nascondere l’assorbente prima di andare in bagno o di chiamarle con nomi che non gli appartengono (marchese, barone rosso, le mie cose).

Trattasi tutt’oggi di un argomento estremamente stigmatizzato in Italia, le mestruazioni rappresentano, oltre ad uno dei più grandi tabù che la società patriarcale ha paura di scardinare, un lusso a causa dei prezzi vertiginosi dei prodotti per l’igiene mestruale. 

La cosiddetta “Tampon tax” infatti, è l’applicazione dell’Iva – attualmente al 10% – sul prezzo degli assorbenti, nonché parte integrante di una discriminazione sistemica nei confronti dei corpi afflitti da questa “maledizione” che è il ciclo mestruale. 

Partiamo dalle basi: cos’è l’IVA?

L’IVA è una tassa stabilita per legge su prodotti di varie categorie che grava interamente sulle spalle del consumatore. A seconda che il bene sia ritenuto più o meno essenziale, vengono applicate tre diverse aliquote: quattro, cinque, dieci e ventidue per cento, quest’ultima in particolare riservata a beni definiti “di lusso”. 

Gli assorbenti in questo caso quindi si inserivano – fino al Governo Draghi – nella stessa categoria che comprende automobili e televisori, nonostante esista una direttiva del Consiglio Europeo del 2006 secondo cui è possibile l’applicazione di un’aliquota ridotta fino al 5% sui “prodotti utilizzati per fini di contraccezione e di protezione dell’igiene femminile”. Chiaramente l’Italia ha deciso di non seguirla o meglio, ci ha provato ma ha rinunciato subito.

Una panoramica della situazione in Europa:

La situazione si presenta estremamente varia tra tutti i paesi europei per quanto riguarda l’aliquota applicata agli assorbenti, alcuni elencati sotto:

Ungheria: 27%

Croazia: 25%

Danimarca: 25%

Svezia: 25%

Finlandia: 24%

Grecia: 24%

Italia: 10%

Austria: 10%

Spagna: 4%

Polonia: 5%

Germania: 7%

Belgio: 6%

Portogallo: 6%

Francia: 5,5%

Cipro: 5%

Lussemburgo: 3%

Regno Unito: 0% 

Irlanda: 0%

Rilevante è il caso della Scozia, che nel Novembre 2020 ha approvato il primo provvedimento di legge al mondo che vincola le autorità a fornire gratuitamente prodotti per l’igiene mestruale, il tutto con un impegno economico di poco inferiore a 30 milioni di euro l’anno. 

Secondo alcune stime, le donne con un ciclo che dura in media cinque giorni, arriva a spendere circa 12 euro al mese. All’apparenza non sembra una somma ingente, ma la problematicità della situazione appare chiara nel momento in cui ci si fa la domanda: possono permettersi tuttз un abbonamento a Storytel (9,99 euro mensili)? Ovviamente no. 

Sicuramente le mestruazioni non sono uno sfizio che ci si toglie una volta ogni tanto e tanto meno un intrattenimento, considerata la poca serenità con cui vengono vissute a causa delle implicazioni economico-sociali che comportano. 

Italia: come si procede nella lotta per un ciclo mestruale meno costoso?

Nel bel paese, come in tutte le società patriarcali, le decisioni sono prese dagli uomini, e sono proprio questi ultimi a gestire questioni che non riguardano i loro corpi.

Tuttavia, negli ultimi anni, si è provato a stare al passo con altri paesi Europei che hanno deciso di prendere provvedimenti per quanto riguarda le aliquote sugli assorbenti – Germania, Francia, Spagna.

Nel 2019 infatti, l’ex Presidente della camera Laura Boldrini aveva presentato un emendamento al decreto fiscale considerato, successivamente, inammissibile: lo Stato non sarebbe riuscito a sostenere il costo della riduzione dell’IVA sugli assorbenti. 

Successivamente, l’emendamento era stato riammesso, ma l’abbassamento dell’IVA al 5% fu applicata solo su tamponi ed assorbenti compostabili e biodegradabili: una misura di tutto rispetto, che ha reso però corpi aventi mestruazioni, campi di battaglia per la sostenibilità ambientale. In questo caso, non si centrò il punto della questione di genere che è alla base della necessità di abbassamento – o eliminazione – della Tampon Tax. 

Di battaglie ne abbiamo già troppe tra cui scegliere, lasciateci liberз di decidere se accollarcene un’altra in sovrapposizione.

Il primo ad intervenire sulla Tampon Tax sarà il Governo Draghi, che effettuerà un taglio dell’IVA sugli assorbenti dal 22% al 10%.

Nel Novembre 2022 entra in scena il nuovo governo che riduce ulteriormente l’IVA dal 10% al 5%, cercando di mettere un cerotto su una ferita ben più grande, probabilmente con la speranza di apparire come paladinз dei diritti sociali, riguadagnandosi la fiducia di elettorз disillusз.

Chiaramente vi è stata una retrocessione quasi immediata, in quanto nel 2024 l’aliquota salirà di nuovo al 10%, categorizzando automaticamente il provvedimento precedente come non strutturale. 

La conclusione che ci meriteremmo:

Le mestruazioni NON sono un lusso. È fondamentale quindi che la Tampon Tax venga abolita del tutto, che tutte le persone con mestruazioni possano avere la possibilità di procurarsi assorbenti e tamponi senza dover fare i conti per qualcosa che non si è scelto di avere. 

Per arrivare a questo però, è fondamentale che l’argomento del ciclo mestruale sia sdoganato superando retaggi culturali di mistificazione delle mestruazioni, così come ci sarebbe assolutamente bisogno di più persone che si facciano portatrici di una dialettica femminista e consapevole nelle aule del Parlamento, per combattere una discriminazione di genere così ovvia eppure così normalizzata.

Sfortunatamente, la Tampon Tax è solo un tassello mosso da uno schema violento contro ogni identità di genere che non rientri in quella del maschio bianco cis. La questione è infatti collegata strettamente a problematiche come parità salariale – secondo l’Istat le donne in Italia guadagnano il 5% in meno rispetto agli uomini, riducendo la liquidità che le donne devono necessariamente avere per comprare assorbenti che permettano loro, tra l’altro, di andare a lavoro.

Non si tratta quindi solo di una tassa inutile ed ingiusta, ma di una delle tante conseguenze concatenate di una società piramidale del privilegio, in cui il potere è sempre e solo nelle mani di chi non ha le mestruazioni.

FONTI:

https://www.ilpost.it/2022/11/22/assorbenti-riduzione-iva-legge-di-bilancio-governo-meloni/

Il Post, 22 Novembre 2022, Assorbenti: Riduzione dell’Iva nella Legge di Bilancio del Governo Meloni

https://www.ilpost.it/2021/10/20/costo-assorbenti-taglio-iva/#:~:text=Nel%20%E2%80%9CDocumento%20Programmatico%20di%20Bilancio,per%20l’igiene%20femminile%C2%BB

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32022L0542

https://www.istat.it/donne-uomini/bloc-2d.html#:~:text=Le%20donne%20guadagnano%20in%20media%20il%2015%20%25%20in%20meno%20degli%20uomini&text=D%27altra%20parte%2C%20le%20minori,Belgio%20(6%2C0%20%25)

Beatrice Brignone, Tampon Tax, People s.r.l., Gallarate, 2021.

Articolo di Greta Pizii (Instagram: @_ssgreta)

Revisionato da Manuela Rivieccio

Grafica: Federica Marino

Autore

Lascia un commento