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IPERSESSUALIZZAZIONE: COS’É?

COS’É L’IPERSESSUALIZZAZIONE?

Il concetto di ipersessualizzazione (o erotizzazione) indica l’attenzione completa o parziale sulle caratteristiche e sui valori relativi alla sfera sessuale, nonché l’attribuzione a un ruolo di secondo piano ad altre qualità proprie dз soggettз (in particolare donne, ma anche bambinз e/o ragazzinз). Secondo la definizione dell’American Psychological Association, infatti, si può parlare di  erotizzazione quando il valore di una persona è ricondotto esclusivamente al suo sex appeal o al suo comportamento sessuale; quando essa è tenuta a conformarsi ad un modo di pensare che equipara  l’attrattiva fisica con l’essere sexy; è considerata un oggetto sessuale, vale a dire è destinata ad  essere usata da altrз come tale; quando la sessualità è imposta in modo inappropriato. L’aspetto esteriore e sessuale costituiscono dunque l’unico filtro con cui si guarda una persona.

Tale fenomeno ha subito un’accelerazione con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione: gli strumenti più efficaci per trasmettere messaggi e modificare pensieri nella società. Attraverso la pubblicità, i programmi televisivi, i film, i videoclip – infatti – i media hanno contribuito a creare un’immagine sociale ideale di come dovrebbe essere una donna (ma anche un uomo e/o unз ragazzinз).

IPERSESSUALIZZAZIONE FEMMINILE E MASCHILE

Secondo i canoni di bellezza presenti nella nostra società da secoli, il corpo femminile non deve essere in altro modo se non sessualmente attraente, bello, in forma e seducente: un’immagine promossa come punto di riferimento che può diventare un rischio per la salute fisica e psicologica delle donne. Tale modello – attribuibile alla cultura sessuale costruita attorno alla figura femminile – è diventato di tipo normativo: le donne hanno il dovere di mostrarsi attraenti e in forma, influenzando quest’ultime in ogni fase della loro vita. Il problema, secondo quanto affermava Susan Sontag nel 1975, non è desiderare di essere bella, bensì sentirsi in dovere di esserlo.

Nell’ambito della cultura Pop ed in merito al videoclip della canzone “Wrecking Ball”, nel 2017 Miley Cyrus ha dichiarato di come si sia resa conto solo successivamente di come certe proposte che aveva inconsapevolmente accettato costituissero un via libera all’ipersessualizzazione del suo corpo: « A un certo punto, la mia vecchia immagine è diventata qualcosa che ci si aspettava da me. Non volevo presentarmi ai servizi fotografici come la ragazza che avrebbe tirato fuori le tette e la lingua. All’inizio lo facevo come per dire “Fanc*lo, le ragazze dovrebbero poter avere la loro libertà e tutto il resto”. Poi, però, sono arrivata a un momento in cui mi sono sentita davvero sessualizzata. »

Sebbene il problema strutturale ed egemonico che colpisce le donne raggiunga vette più elevate,  anche gli uomini sono sottomessi a dei canoni di bellezza. L’ipersessualizzazione maschile, tuttavia, si manifesta in modo del tutto opposto. Se nella cultura Pop le donne si dilettano in balletti in abiti succinti nei loro videoclip, gli uomini interpretano il ruolo ormai diventato secolare del macho, contornati da ballerine,  con il solo scopo di attirare l’attenzione del pubblico maschile.

IPERSESSUALIZZAZIONE INFANTILE

L’ipersessualizzazione infantile è un fenomeno a cui bambinз e/o ragazzinз sono soggettз mediante l’introduzione precoce nel mondo adulto. Essa può verificarsi attraverso make up o la scelta di outfit non adatti alla loro età; e fa sì che le persone si sentano in diritto di poter dire e commentare senza filtri di nessun tipo il corpo dз soggettз in questione, autorizzatз dunque dalla loro immagine.

La psicopedagogista Maria Rita Parsi, parlando della precoce carriera di Miley Cyrus, disse: « Modelli come il suo, deprivati dei loro bisogni di tenerezza, adultizzati e erotizzati in  maniera precoce e anaffettiva, propongono ruoli lontani anni luce dall’età della preadolescenza e  dell’adolescenza ed esibiscono una sessualità che procede per “salti nel buio”, invece che rispettare i tempi, le tappe dello sviluppo e i passaggi graduali di conoscenza e di consapevolezza del proprio corpo. »

Quello dell’ipersessualizzazione infantile è un concetto che si è diffuso a partire dal 2001 e che da allora sembra aver acquisito un peso sempre maggiore. I social network, infatti, sono la migliore vetrina commerciale della nostra epoca, nonché fonte inesauribile di intrattenimento. Al loro interno, atteggiamenti esibizionisti vengono fortemente incoraggiati, visto che chi si mette in mostra acquisisce popolarità e riconoscimento sociale: due aspetti cui viene data particolare importanza durante l’adolescenza. Di fatti, il fenomeno è incentivato dal numero di like che lз giovani ricevono sui diversi social quando pubblicano contenuti personali e sessualizzati.

Per bambinз e adolescenti, dunque, è normale voler imitare atteggiamenti da adulti, senza però aver raggiunto una maturità tale da gestirne le conseguenze. Tra queste può avere origine un senso di smarrimento, dal momento che ancora non hanno  pienamente formato la loro rappresentazione della realtà e il senso di sé stessз – e, insieme,  sentimenti di frustrazione, per il fatto di sentirsi inadeguate rispetto ai modelli che i mezzi di comunicazione propongono loro: lo sviluppo psicofisico e dell’autostima potrebbero venire ostacolate dalla spinta ad emulare le icone Pop.

RIBELLARSI AGLI SCHEMI

Sul panorama Pop Internazionale si sono sempre contraddistintз dз cantanti che hanno voluto scindere la propria immagine dalla propria musica: Adele è probabilmente un grande esempio di come sia possibile “essere Pop” e avere un vasto seguito senza essere costretta a indossare determinati abiti – che lei non vuole indossare – o a fare determinati balli – che lei non vuole fare.

Ma la risposta sicuramente più attuale all’ipersessualizzazione nella musica Pop è Billie Eilish. La cantante, infatti, è sempre molto criticata per il suo stile fatto di magliette larghissime e pantaloni ampi, un look che ha adottato proprio per difendersi dai commenti sul suo corpo. Ma le critiche sono arrivate comunque. In un’intervista in seguito all’ennesimo attacco sui social dopo aver pubblicato alcune foto che la ritraevano in bikini, la cantante ha dichiarato: « Ho visto commenti del tipo: “Non mi piace perché appena ha compiuto 18 anni è diventata una p*****a. Come pensa di non essere un oggetto sessuale se si veste così?” Ragazzi, non posso vincere, non posso. Le persone mi dicono: “Sei cambiata. Come osi fare quello a cui ti sei sempre ribellata?”. Ma io non mi sono ribellata a niente, davvero. Mi vesto come voglio, se ci sono giorni in cui mi sento bene con la mia pancia la mostro. Dovrei avere il diritto di farlo. »

Ad appoggiare Billie Eilish è stata anche la modella Emily Ratajkowski, che con un tweet ha denunciato il continuo slut-shaming: « Questo è un altro esempio di come le donne […] saranno sempre criticate sia per come si vestono che per come si svestono. Finché non smantelleremo le strutture patriarcali della società, le donne non avranno mai potere. Nel frattempo, vestitevi come volete. »

Anche nel mondo maschile spiccano dei nomi: Harry Styles e Achille Lauro sono diventati simbolo di fluidità e apertura, togliendo quasi qualsiasi confine tra i due generi. Nel videoclip di “Watermelon Sugar” del cantante britannico si vedono finalmente corpi femminili di tutti i tipi. In più, entrambi i cantanti hanno abbandonato la moda standardizzata per abbracciare lo stile eclettico di Gucci e l’idea di essere un esempio di mascolinità non tossica. Lo stesso Styles ha ammesso come la sessualizzazione nei suoi confronti l’abbia messo spesso a disagio. Come via di fuga rispetto a essa, ha messo in atto un distacco quasi totale dai social network, tenendo la sua vita privata come tale e parlando di sé solo attraverso la sua musica.

FONTI:

https://lamenteemeravigliosa.it/ipersessualizzazione-della-societa-cose/

https://www.vanityfair.it/experienceis/sostenibilita/2020/04/16/billie-eilish-bodyshaming-bikini-haters?refresh_ce=

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