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SOSPESO TRA STORIA E INNOVAZIONE: Il PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

Tutto quello che c’è da sapere sul Ponte: dal processo che ha portato all’approvazione del progetto di Webuild ai costi e alle critiche mosse da un punto di vista sociale. 

Il ponte sospeso più lungo al mondo si troverà in Italia, sullo stretto di Messina. Il primo ad avviare il processo politico e tecnico per la realizzazione del ponte fu Berlusconi nel 2003, che, tuttavia, non riuscì nell’impresa. È stato il governo Meloni, con Matteo Salvini come Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, a dare un forte colpo di acceleratore al processo. Nonostante ciò, Salvini in primis nel 2016, in un’intervista a La7, si era mostrato contrario alla realizzazione del ponte, sostenendo che fosse meglio usare i fondi destinati alla sua costruzione per migliorare le strutture già esistenti ma in condizioni ormai obsolete. 

Tuttavia, quella che finora era rimasta una fantasia di pochз sta per diventare realtà. Nel marzo 2023, la Commissione Trasporti del Parlamento Europeo ha chiesto una revisione del progetto del 2011 del consorzio Eurolink per verificare la fattibilità e gli eventuali costi. Soltanto qualche giorno fa, il 15 febbraio 2024, il Consiglio di Amministrazione (CDA) della società Stretto di Messina S.p.A. ha dato conferma dell’avvio dei lavori, in seguito alla revisione del progetto. 

Attualmente, il costo per la realizzazione del ponte si aggira sui 11,6 miliardi di euro. Una parte dell’importante cifra sarà pagata dall’Unione Europea, poiché il progetto rientrerà nel “Connecting Europe Facility” – un pacchetto di investimenti dell’Unione per la realizzazione di nuove infrastrutture e la ristrutturazione di quelle già esistenti, al fine di migliorare i trasporti in tutta Europa. La restante parte dei costi ricadrà sullo Stato italiano e in parte anche sulle regioni interessate, la Sicilia e la Calabria (seppure in quantità minori). Lo Stato intende usufruire del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), che alla fine della costruzione del Ponte avrà versato un totale di 2.318 milioni di euro. Tutte le informazioni riguardo la suddivisione delle spese si possono trovare nella Legge di Bilancio 2024. 

Secondo quanto stimato, i lavori inizieranno nell’estate di quest’anno e si concluderanno nel 2032, quando sia automobili che treni saliranno per la prima volta sul ponte. 

Il ponte tra i progetti di ieri e di oggi 

L’idea di costruire un ponte che unisca la Sicilia al resto della Penisola non è nuova, al contrario, si tratta di un tema ricorrente. Il primo tentativo è stato documentato dallo storico Stradone secondo cui, nel luglio 250 a.C., il console Lucio Cecilio Metello ordinò la creazione di un ponte per fare passare gli elefanti catturati e sottratti ai Cartaginesi durante la Battaglia di Palermo. Nei secoli a venire seguirono altri tentativi che però non ebbero successo. 

Pochi anni dopo l’Unità d’Italia, nel 1866, il Ministro ai Lavori Pubblici Jacini incaricò Alfredo Cottrau di avviare delle ricerche in merito alla possibilità di un ponte sullo stretto. In quegli anni, si parlò anche di un tunnel nello stretto, che però non si realizzò mai. Da lì a poco partì il servizio dei traghetti, che doveva servire come rimedio e soluzione temporanea, ma che funziona ancora oggi. 

Il progetto approvato e che partirà a breve prevede la costruzione di un ponte lungo 3.660 metri, di cui 3.300 sospesi. Il sistema di sospensione è composto da due cavi per lato, di uno spessore di 1.26 metri ciascuno. Questi cavi, a loro volta, saranno attaccati a dei sistemi di ancoraggio presenti in entrambi i lati. Infine, verranno costruite due torri sulle coste di Ganzirri (ME) e Punta Rezzo (RC), alte 399 metri, da cui passerà il sistema di sospensione.

Il ponte sarà diviso in tre parti: ai lati le due carreggiate per le macchine a due corsie e al centro i binari per il transito dei treni. Oltre al ponte, il progetto prevede la realizzazione di strade, gallerie e viadotti secondari. 

Le numerose perplessità sul progetto 

Ciò che finora ha frenato i numerosi tentativi per la realizzazione del ponte è la natura stessa dello stretto, con tutte le sue peculiarità. Oltre a essere la casa di una fauna variegata, lo stretto di Messina rappresenta il punto di incontro tra il mar Tirreno e il mar Ionio. Questo comporta la convergenza di correnti diverse. Inoltre, degli studi svolti nel 2010 sponsorizzati dal Dipartimento di Scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente hanno mostrato che nel fondale coesistono dei regimi tettonici diversi, con faglie attive, che rendono la zona interessata a rischio di terremoti.

Nel 1908, infatti, un terremoto prima e uno tsunami dopo colpirono la città di Messina. In totale, 80 mila persone persero la vita in quel tragico evento. 

Per anni, infatti, sono stati condotti degli studi su come realizzare un ponte che potesse resistere alle forti correnti e al rischio di terremoti. Da queste analisi, è nato il “Messina Type Deck”: un ponte di prima generazione, capace di resistere a entrambe le calamità, considerato un esempio ingegneristico per tutto il mondo.

Tuttavia, in moltз si interrogano su quelle che sono in realtà le priorità in Sicilia e in Calabria quando si parla di trasporti. Attualmente, i treni in queste due regioni del Meridione viaggiano su un binario unico e l’età media dei treni arriva a 20 anni. Si tratta di un sistema che necessita di un cambiamento serio e strutturale per venire incontro aз cittadinз e aз turistз che intendono usare i mezzi pubblici per spostarsi da una parte all’altra delle regioni. Ancora oggi si registrano tempi di percorrenza esageratamente lunghi. Se si volesse andare da Ragusa a Trapani usando solo il treno ci vorrebbero 18 ore totali. Lo stesso tratto, di 355 km, in macchina è di 4 ore.

Ultimo punto su cui vale la pena soffermarsi è il tema degli espropri. Immobili pubblici e privati dovranno essere demoliti per lasciare lo spazio necessario ai cantieri e alle opere stesse. Le persone a cui verrà chiesto di liberare le proprie abitazioni riceveranno un indennizzo pari al valore di mercato degli immobili. Edifici che, già a partire dal 2003, avevano perso valore a causa dei vincoli che erano stati posti nelle zone individuate per la costruzione dei vari pezzi del progetto. 

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