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La residenza

Tutt* noi abbiamo una residenza. Abbiamo un Comune di riferimento, una città in cui abitiamo e un indirizzo di casa che la maggior parte delle volte coincide con quello che abbiamo sulla nostra carta di identità.

Quello che spesso non sappiamo, è che la residenza è un diritto soggettivo, e che è direttamente connessa con una serie di altri diritti garantiti dalla nostra Costituzione. 

La residenza viene definita come “il luogo in cui la persona ha la dimora abituale” ed è legata alla regolare iscrizione presso l’Anagrafe, cioè il registro della popolazione residente in un determinato Comune.

Si distingue dal domicilio, che invece è definito come “la sede principale degli affari e interessi”.

La residenza può essere cambiata con il trasferimento in un altro Comune, ma può essere anche persa.

Perdere la residenza significa non essere tutelati e vedere violati alcuni diritti fondamentali.

Senza una residenza infatti non si possono rinnovare la

  • carta di identità,
  • patente
  • tessera sanitaria

Non si può avere accesso a misure di sostegno economico (pensione di invalidità, REI e/o Reddito di Cittadinanza) e non si può neanche votare.

Non si può aprire una partita IVA ed è praticamente preclusa l’iscrizione ai centri per l’impiego.

Senza residenza non si può avere

  • un* medic* di base,
  • l’ accesso al Sistema Sanitario Nazionale
  • l’accesso alle cure mediche continuative (solo pronto soccorso)

Dopotutto, una volta scaduta la carta di identità, se siamo impossibilitati a rinnovarla, non abbiamo più un documento e non possiamo essere considerati parte attiva della cittadinanza.

I diritti che sono negati in assenza della residenza quindi sono tantissimi: è negato il diritto

  • al lavoro
  • alla salute
  • al voto
  • all’assistenza sociale
  • alla casa. 

La residenza può essere persa per “irreperibilità” in seguito ad un censimento, oppure perché qualcun* ha dichiarato all’Anagrafe che non si abita più all’indirizzo in questione. In questo caso, parte un processo di “cancellazione anagrafica” della durata di alcuni mesi.

Generalmente, coloro che non hanno una residenza sono (o, spesso, saranno) le persone senza dimora. Quest* entrano in una spirale burocratica che rende estremamente difficoltosa la fuoriuscita dalla vita in strada.

Il “decreto Lupi”

A complicare la situazione, sono stati il Decreto Lupi del 2014 che impedisce a chiunque occupi abusivamente un immobile senza titolo di chiedere la residenza (o l’allaccio delle utenze) e il Decreto Salvini del 2018 che evidenzia come il permesso di soggiorno per richiesta asilo non costituisca titolo per richiedere l’iscrizione anagrafica. 

A venire in soccorso, dopo le incessanti richieste di alcune associazioni, è stata una circolare ISTAT che permette di fissare la residenza in una “via fittizia” istituita dall’Anagrafe, che non esiste a livello fisico, ma che è utile ed indispensabile ai fini giuridici.

La circolare istituisce una via non reale presente ad oggi in più di 200 città, e che permette l’iscrizione delle persone senza dimora in una via che non esiste de facto, ma che è indispensabile per l’esercizio dei propri diritti di cittadino. Nonostante ciò, la residenza ad oggi è un diritto ancora troppo poco tutelato che porta ad essere sempre più vulnerabili

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