La Serbia in rivolta

La situazione internazionale di questo 2020 è sempre più tesa: oltre alle proteste di Hong Kong contro il governo cinese e quelle negli Stati Uniti contro il razzismo e la violenza delle forze dell’ordine, anche in Europa scoppiano le prime tensioni. 

In Serbia al momento dell’inizio dell’emergenza Covid19, il governo aveva preso forti decisioni imponendo coprifuoco e lockdown alla popolazione.

Le misure anti contagio però, sono state revocate e drasticamente diminuite dal governo man mano che si avvicinavano le elezioni di giugno. Sembrava che lo Stato serbo avesse tutto sotto controllo, i numeri dei contagi e dei morti erano stabili e le attività andavano via via riaprendo. Il 21 giugno quindi si sono svolte le elezioni in tutta normalità.

In queste elezioni, il partito conservatore di Vulcic, già primo ministro, ha stravinto, aiutato anche dal sospetto boicottaggio delle opposizioni che affermavano che non ci fossero le condizioni adatte per svolgere le votazioni in sicurezza.

Una volta terminate le elezioni, alcuni giornali hanno pubblicato delle inchieste. I giornali sosteneevano che il governo stesse mentendo riguardo ai numeri dell’emergenza Covid19, che sarebbe stata molto più grave di quanto riportato dai media controllati dal governo.

Una volta uscite queste indiscrezioni il presidente Vulcic ha deciso di imporre nuove misure di contenimento. Ha inoltre dichiarato che l’emergenza era tornata e un nuovo lockdown sarebbe stato necessario. 

A questo punto i cittadini serbi, frustrati e con la sensazione di essere stati traditi per motivi di potere, hanno deciso di scendere in piazza a Belgrado, per protestare contro  il governo.

Assalti al parlamento, cariche, lacrimogeni e violenza gratuita della polizia.

Sono state notti di autentica guerriglia urbana per le strade di Belgrado. Per Vulcic, l’emergenza coronavirus era colpa dei cittadini, che sono stati irresponsabili. Lo ha dichiarato annunciando le nuove misure di contenimento. La reazione della piazza è stata quasi immediata. I manifestanti rispediscono le accuse al mittente

Il governo infatti avrebbe mentito sui dati dell’epidemia, dando un’immagine di ripristino della normalità con la quale hanno invitato i cittadini a votare alle parlamentarie del 21 giugno.

Secondo il presidente starebbero protestando “terrapiattisti, criminali ed estremisti di destra”. Ovviamente queste dichiarazioni non coincidono con la realtà: le proteste sono iniziate martedì pomeriggio in modo del tutto spontaneo e senza sigle di partito. Alcun* leader delle opposizioni serbe sono stati addirittura allontanat*, anche violentemente, dalla folla stessa. Le proteste hanno dunque un carattere trasversale, civico, prima ancora che politico. Le richieste della piazza vanno oltre l’emergenza sanitaria, e denunciano lo “state capture”, il sistema di corruzione e clientelismo in cui si trova la Serbia dal 2012, quando iniziò il governo del Partito Progressista Serbo (SNS) di Vucic. 

Le proteste sono rapidamente diventate molto violente, con persone ferite e una brutalità impressionante delle forze dell’ordine. I/le cittadin* serb* sono stanch* di un governo e una classe dirigente corrotta e incompetente, probabilmente non si fermeranno molto presto. Possiamo solo sperare che questa situazione non mini la pace che da qualche anno almeno apparentemente si trova nei Balcani. 

Fonti: 

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-serbia-si-rivolta-al-lockdown-e-alle-bugie-del-governo-26899

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