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I miti sulla riproduzione

Proviamo a compiere questo esercizio di memoria: quando abbiamo iniziato ad interrogarci su questioni affettive e sessuali? Se abbiamo figlx, a che età hanno cominciato a chiederci spiegazioni più o meno articolate su come si nasce o a farsi domande sul rapporto intimo tra i genitori? Ma soprattutto, come ci siamo comportati e come abbiamo scelto di rispondere?

Facciamo un esempio: le curiosità precoci potrebbero essere favorite da una possibile seconda gravidanza, quando la naturale espansione dell’addome porterà più facilmente a domande come “Quando e come arriva la sorellina?” per poi rincarare la dose con “E io da dove arrivo?” a cui qualsiasi genitore dovrebbe cercare di rispondere in maniera il più possibile pronta e senza imbarazzo per favorire l’enorme apertura mentale che di base possiede qualsiasi bambinx, senza insabbiare o evitare questa tappa fondamentale e lavorando quindi prima su di sé, sull’ascolto e sulla comprensione. È importante capire il prima possibile che si tratta di argomenti costituenti un percorso di che non bisogna aver paura di affrontare.

Invece, purtroppo la sessualità umana rimane ancora oggi un tabù sociale e famigliare e si tende spesso ad evitare l’argomento o rendere più semplice il racconto attraverso vari stratagemmi, fra cui il più famoso al mondo riguarda certamente il mito della cicogna senza però dimenticare i cavoli o varie dualità come api e fiori o semi e terreno: ci siamo mai chiesti come siano nati questi miti usati per spiegare proprio la nascita e tutto ciò a cui è associata?

Alcuni spunti interessanti sulla questione possono riguardare ad esempio la fecondazione in vitro, le famiglie con due mamme o due papà, le relazioni poliamorose, l’anarchia relazionale, le adozioni o il concepimento senza “affettività” – spesso viene raccontato che si nasce prima di tutto da un atto d’amore, spiegazione comprensibile ma troppo fuorviante.

La credenza popolare più famosa su concepimenti e nascite narra che la cicogna bianca, nome scientifico “Ciconia ciconia”, trasporti unx nasciturx in un fagottino poi fatto scivolare nei comignoli delle case dei neo-genitori più speranzosi.
Perché proprio questo volatile? Probabilmente la risposta risiede nella considerazione che si è sempre avuta riguardo alla sua natura “genitoriale” – a tal proposito vi rimando al post sull’istinto materno.

Uccello migratore, il suo periodo di ritorno coincide con l’inizio della primavera, stagione simbolo allegorico di fioritura, fertilità e rinascita.
Abitudinario non solo nei luoghi ma anche nell’accoppiamento, come molti animali è infatti un uccello monogamo, fedele alla/al partner per tutta la vita. 

Possiede fin dall’antichità una certa sacralità, tramandata e condivisa da molti popoli nordici, che l’ha eletta a simbolo di protezione per donne, matrimoni, infanti e nascite.
Spostiamoci ora nelle zone europee più fredde, per intenderci quelle dove persino in primavera i camini restavano accesi specialmente nelle case in cui vi era unx nasciturx, per garantirne maggiori probabilità di sopravvivenza.

Proprio in questa stagione le cicogne tornavano in Europa dopo essere migrate per l’inverno nelle zone più calde, nei paesi africani; dato che il clima non era ancora abbastanza temperato, esse sfruttavano il tepore dei camini accesi per riscaldarsi, approfittandone per costruire i loro nidi.
In sostanza accadeva che sul comignolo di ogni casa in cui stesse per avvenire un parto ci fosse anche il nido di una cicogna: la leggenda popolare era praticamente già pronta.

 La consacrazione scritta nel folklore si ha però solo nel 1839 grazie al racconto di Han Christian Andersen, ‘Le Cicogne’. Da lì in poi ha trovato posto in ogni tipologia artistica possibile, come la letteratura o il cinema – ne è un esempio la cicogna che porta Dumbo nell’omonimo e famosissimo film d’animazione di Walt Disney.
Ad oggi esistono addirittura molti studi scientifici: una ricerca pubblicata su PudMed sulla cosiddetta “Theory of the Storks” analizza la correlazione tra l’incremento migratorio delle cicogne e l’impennata di nascite fuori da Berlino negli anni 60 del secolo scorso.

Rimanendo in tema nascite passiamo al mito dex bambinx natx sotto i cavoli.
Da sempre simboli di fecondità e di vita, i cavoli venivano raccolti nove mesi dalla semina e la piantagione era affidata a donne curiosamente chiamate “levatrici”, proprio come quelle che aiutavano una futura mamma durante il parto, poiché le contadine avevano il compito di recidere il “cordone ombelicale” che legava il cavolo alla terra.

L’atto sessuale con concepimento invece viene solitamente spiegato tramite dualismi: l’ape che impollina il fiore, il semino che viene piantato nel terreno per poi germogliare e dare vita all’albero, il sole e la luna e così via.

E voi a quale “scuola di pensiero” appartenete? Meglio un approccio più fantasioso o preferireste / avreste preferito affrontare la questione in maniera più scientifica e diretta, per esempio mediante libri illustrati più veritieri? Raccontatecelo nei commenti!

FONTI E APPROFONDIMENTI

“Col cavolo la cicogna! Raccontare ai bambini tutta la verità su amore e sessualità” di Alberto Pellai e Barbara Calaba, Erickson

“Il libro dei perché” di Gianni Rodari, Einaudi Ragazzi

“Il progetto” di Brigitte Minne e Kaatje Vermeire, Kite

“Tutte le pance del mondo” di Lucia Scuderi, Donzelli

“Birds: Myth, Lore and Legend” di Rachel Warren Chadd, Bloomsbury Natural History

https://www.livescience.com/62807-why-storks-baby-myth.html

https://web.stanford.edu/class/hrp259/2007/regression/storke.pdf

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/14738551/

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