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La dipendenza sessuale: una prospettiva clinica ai tempi del “proibizionismo” etico

La nozione di dipendenza sessuale (o ipersessualità) a volte è confusa con la normale, positiva, piacevole sessualità goduta dalla popolazione normale. Oppure con la semplice alta frequenza di rapporti sessuali. Alcune persone vivono degli eccessi sessuali ma sono in grado di gestirli. Il passaggio dalla normalità all’anormalità sessuale, dipende dall’intenzionalità degli atti e dei comportamenti messi in pratica nel corso della relazione sessuale e affettiva (scelta del compagno, decisione dei ruoli e dei poteri, tentativi di cambiare l’altro…).

A partire da quale livello possiamo parlare di anomalia? Nel DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), i disturbi di ipersessualità non hanno mai raggiunto diagnosi specifiche, ma sono sempre stati inseriti nei Disturbi Sessuali NAS, a partire dal DSM III (APA,1980). Nel DSM 5, i disturbi sessuali non sono più inseriti nella categoria Disturbi Sessuali, ma in tre categorie distinte: Disforia di genere, Parafilie e Disfunzioni Sessuali.

Uno tra gli studi più importanti, effettuato per includere l’ipersessualità tra i disturbi mentali nel DSM 5, è stato effettuato da Rory Reid nel 2012. Tale ricerca, effettuata con l’aiuto di altri esperti psicologi su un campione di 207 individui, ha testato la presenza di alcuni criteri utilizzabili per una diagnosi di Dipendenza sessuale, in individui i cui comportamenti sessuali assumevano effettivamente i connotati di una dipendenza.

I criteri definiti dai ricercatori erano: fantasie sessuali ricorrenti; impulsi e comportamenti promiscui per un periodo di sei mesi o più, che non siano causati da altri problemi, come ad esempio l’abuso di sostanze, un’altra condizione medica o episodi maniacali associati al disturbo bipolare. Inoltre deve essere presente uno schema di attività sessuale in risposta a stati d’animo spiacevoli (es. sentirsi depressi) o uno schema ripetitivo di comportamenti che utilizzi il sesso come modalità di risposta allo stress. I comportamenti sessuali devono inoltre essere fonte di disagio per chi li attua, tanto da interferire con le relazioni, il lavoro o ad altri aspetti importanti della vita personale. Per questo motivo tra i criteri sono inclusi i tentativi compiuti dal soggetto al fine di ridurre o interrompere le attività sessuali vissute come problematiche.

Lǝ compulsivǝ sessuale, ha bisogno del sesso per calmare un’angoscia, una tensione; farsi del male, punirsi; stimarsi, valorizzarsi, fuggire, evitare, dimenticare, lasciarsi andare, liberarsi, calmare una tensione, provare sensazioni forti e un piacere intenso, riempire un vuoto.

Le donne ricercano di solito l’amore e la sicurezza, ed è la paura di perdere l’amore e la gratitudine che quasi sempre la spinge a ridurre la relazione amorosa ad una relazione di “prostituzione affettiva”, in cui l’uomo viene usato. In poche provano piacere nell’atto sessuale, se non che per il placarsi delle tensioni e per la conquista di una sicurezza e un calore apparenti. L’uomo utilizza, come strategie di conquista, l’uso di convinzioni magiche e superstizioni riguardanti se stesso (“Sono bello e attraente”), il sesso femminile (“E’ una cosa che alle donne piace e che vogliono”) e il risultato degli approcci (“Sono fondamentalmente sicuro del risultato”).

Per continuare ad agire, deve tenere in piedi queste convinzioni di onnipotenza che danno un senso al suo cercare e alla sua esistenza, negando un profondo senso di sofferenza e paura della solitudine.  Usando il proprio fascino, e talvolta anche il sesso, cercano di calmare in modo compulsivo complessi di inferiorità e a mettere alla prova la capacità di essere uomo. 

A seconda dei casi, il passaggio da comportamento normale al comportamento patologico (una vita immobile, con bisogni con cui riempire il quotidiano per sfuggire dal vuoto) può avvenire in modo violento, a seguito di un evento traumatico che riaffiora.

Infatti, i fattori di rischio alla base di questo disturbo sono: 

  • Storie di abusi: traumi precoci quali l’abuso fisico, emotivo e sessuale;
  • Attaccamento insicuro: attaccamento caratterizzato da scarso accudimento, affettività ridotta ed educazione rigida da parte delle figure di riferimento;
  • Disturbo dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD);
  • Comorbilità con altri disturbi psicologici quali la dipendenza da sostanze, dal gioco d’azzardo, l’ansia e la depressione.

Fino a mezzo secolo fa, le basi neurobiologiche dei meccanismi di dipendenza erano sostanzialmente sconosciute. Successivamente, prima con gli studi sui modelli animali e poi con l’avvento delle tecniche di neuroimaging funzionale, si è cominciato a comprendere, da un punto di vista neurobiologico e neuroanatomico, anche i fenomeni della dipendenza. La dopamina, ad esempio, è uno dei neurotrasmettitori più significativi tra quelli coinvolti nelle dipendenze. In poco più di cinquant’anni di ricerca dalla sua scoperta, sono stati resi noti moltissimi processi nei quali essa partecipa. La ricerca si è anche concentrata sui meccanismi psicobiologici della gratificazione e dell’apprendimento.

Analisi integrate hanno poi evidenziato correlazioni tra dimensioni fenomenologiche in soggetti dipendenti e conformazioni neuroanatomiche, neurobiologiche e neurofunzionali, con evidenti compromissioni e vulnerabilità in stati avanzati di dipendenza. I programmi di trattamento più efficaci tengono conto di un approccio integrato tra psicoterapia individuale, di gruppo e terapia farmacologica per la quale un modello neurobiologico si dimostra indispensabile. Le conseguenze della dipendenza sessuale, se non trattate, possono essere:

  • Perdita di controllo sulle crescenti fantasie e comportamenti sessuali;
  •  Aumento di frequenza e intensità di pensieri e comportamenti sessuali nel corso del tempo (escalation);
  • Impoverimento della creatività, l’intimità e/o il tempo libero;
  •  Irritabilità e rabbia quando si cerca di smettere con i comportamenti sessuali;
  •  Isolamento sociale ed emotivo;
  • Disturbi dell’umore;
  • Conseguenze negative più ampie a livello relazionale, emotivo, fisico, finanziario, legale, ecc. legate ai comportamenti sessuali.

In Italia la Dipendenza da Sesso è presente e ha una prevalenza del 5,8%; i dati, raccolti da Franco Avenia e Annalisa Pistuddi (Presidente e Segretaria del AIRS – Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia), non vanno trascurati poiché, come lo stesso Avenia afferma:

Il dipendente da sesso reca a se stesso gravi danni economici e relazionali, quanto i soggetti con altre dipendenze (droghe, gioco d’azzardo, ecc.). Ma, aspetto ancor più rilevante, commette frequentemente reati a sfondo sessuale (esibizionismo, pedofilia, stupri). Negli Stati Uniti il 55% dei reati a sfondo sessuale sono commessi da soggetti con Dipendenza da sesso ed è lecito stimare che anche in Italia non ci si discosti da una così allarmante correlazione.”

Fonti:

https://www.researchgate.net/publication/322117486_Neurobiologia_della_dipendenza_sessuale

La dipendenza amorosa – Francois-Xavier Poudat

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