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BODY MONITORING

Con l’espressione body monitoring si intendono tutte quelle pratiche che hanno come scopo il controllo ossessivo e continuo di ogni aspetto del proprio corpo. 

Da alcune ricerche è emerso che le donne fanno body monitoring in media una volta ogni 30 secondi. Questo significa 120 volte ogni ora. Ore in cui, nel frattempo, si sta lavorando, si sta studiando, si sta chiacchierando con amic* in un bar. Se pensiamo in termini di energia, quanta ce ne risucchia questo controllo meticoloso e millimetrico?

La pratica del body monitoring ha origini profonde e si inserisce all’interno dell’educazione maschilista e patriarcale alla quale ognun* di noi è sottoposto. Se, crescendo, quello che ci viene insegnato è che gli uomini sono i soggetti attivi e i protagonisti del teatro della vita e alle donne spetta il difficile compito di compiacerli, mostrandosi sempre belle, perfette e desiderabili, le conseguenze sono ovvie. 

Ci troviamo davanti un’interiorizzazione della misoginia che non lascia scampo e che spinge bambine, ragazze e donne a vivere la propria vita cercando continuamente un’approvazione esterna – che solitamente è quella maschile e che spesso non arriva mai perché si può fare “sempre meglio e sempre di più” – confrontandosi quotidianamente con modelli falsi, irreali e irraggiungibili.

Il monitoraggio abituale del corpo ci parla anche di un problema più profondo. Sottolinea l’idea che le donne guardino a se stesse tramite una prospettiva esterna, interiorizzando uno sguardo maschile giudicante. Nel fare ciò, quello che succede è che le donne vivano al di fuori di se stesse, definendosi in base alla propria percezione sociale e non in base al proprio essere, smettendo di abitare il proprio corpo e mettendo la propria soggettività in secondo piano.

Nel suo libro “Ways of Seeing”, John Berger riassume così il concetto:  “Gli uomini guardano le donne. Le donne si guardano mentre vengono guardate. Questo determina non solo le relazioni degli uomini con le donne, ma anche la relazione delle donne con se stesse “.

Dopo secoli di mercificazione del corpo femminile, di certo non è semplice liberarsi dai pesi che il maschilismo ci ha gettato addosso. Ciò che è importante però, oltre il risultato finale, è iniziare un percorso di consapevolezza che ci renda soggetti e non oggetti, che metta al primo posto i nostri desideri e le nostre volontà, senza nessun mediatore esterno che possa in qualche modo semplificarci o censurarci.

CAPTION Una delle prime ad aver parlato del body monitoring è stata Caroline Heldman. Durante un Ted Talk tenutosi a San Diego nel 2013, la studiosa ha evidenziato tutti quei fenomeni legati all’auto-oggettivazione di cui le donne sono vittime. Il body monitoring rientra tra queste.

Quante volte è successo di specchiarsi nelle vetrine mentre si sta passeggiando tranquillamente da sol* o in compagnia? Quante volte abbiamo avuto il desiderio di modificare o eliminare del tutto una nostra foto perché “piena di difetti”? Quante volte siamo state ore in casa a sistemarci ossessivamente i capelli, truccarci e vestirci curando ogni minimo dettaglio per poi uscire fuori e renderci conto, alla prima occhiata data al nostro specchietto tascabile, di avere i capelli fuori posto, l’eyeliner messo male e il rossetto già sbavato?

Sicuramente ad ognun* di noi sarà capitato almeno una volta. Questo comportamento, che probabilmente pensavamo essere soggettivo e personale, è in realtà un fenomeno di rilevanza sociale che investe le donne di tutte le età. 

Ricerche hanno mostrato come il controllo abituale del proprio corpo sia correlato positivamente con una maggiore insoddisfazione corporea (preferenza per delle caratteristiche corporee diverse da quelle di cui si dispone). Questo implica una discrepanza, più o meno accentuata, fra la percezione del corpo reale e quello del corpo ideale, ovvero fra il corpo che si ha e quello che si desidererebbe avere. A questo seguono sentimenti di vergogna e disturbi più o meno gravi, come ad esempio disturbi del comportamento alimentare. Le conseguenze in ambito sessuale sono, invece, principalmente minore desiderio, eccitazione e piacere sessuale.

FONTI: Self-objectification, habitual body monitoring, and body dissatisfaction in older European American women: Exploring age and feminism as moderators, Karen P. Grippo; Melanie S. Hill

Quando le persone diventano cose, M.G. Pacilli

The Sexy Lie: Caroline Heldman at TEDxYouth@SanDiego

http://feministing.com/2014/05/23/do-i-look-okay-body-monitoring/

@saramelotti_

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