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LE RUGHE – QUANDO INVECCHIARE NON È PERMESSO

Nel corso del tempo si è creata un’idea di bellezza stereotipata, che vede nelle rughe maschili una corrispondenza con l’essere maturi e saggi, e con le rughe femminili l’idea di vecchiaia, trascuratezza e poca attenzione a se stesse. Verrebbe da dire che gli uomini non invecchiano meglio delle donne: ne hanno solo l’autorizzazione.

Il volto delle donne, e sempre più spesso degli uomini, deve passare attraverso beauty routine continue, che spesso iniziano dall’età di 18-20 anni. L’idea è ritardare quanto più possibile l’insorgenza delle rughe e, se troppo tardi, provare almeno a limarle e rimpolparle. Si utilizzano sieri, lifting, creme, maschere e prodotti “di bellezza” che possano coprire il naturale scorrere del tempo.

Le pubblicità di creme e altri prodotti sono piene di visi giovani, di ragazze o donne che portano in auge un viso liscio e più simile a quello di una ventenne che di una cinquantenne, rappresentate sempre e comunque mute. Generalmente nelle pubblicità c’è una voce in sottofondo che spiega l’azione del prodotto, mentre le protagoniste si stupiscono dei risultati guardandosi allo specchio e gridando quasi al miracolo. Donne rappresentate quindi come giovani, belle, pulite, “a bocca aperta” e mute. 

Di contro, per contrastare l’idea di una bellezza statica e di una condanna perpetua alle rughe, e per combattere la paura di invecchiare, si è iniziato ad esaltare le rughe. Numerose riviste, articoli e programmi tv decantano le rughe in quanto segno di bellezza; rughe che raccontano la storia delle donne e le rendono belle perché soddisfatte della propria vita. Gli slogan generalmente sono “i 50 sono i nuovi 30” o “scopri cosa significano le tue rughe e come sentirti bella”. Questo filone però gioca sullo stesso stereotipo, invocando un empowerment femminile che inizia e finisce nell’articolo/programma tv e che promuove comunque l’idea di una bellezza femminile che deve essere canonica e che deve seguire le regole dettate dallo sguardo maschile. 

Il volto delle donne in particolare ha da sempre portato con sé significati molto carichi e complessi. Le rughe sono associate all’anzianità e, fin dai tempi più antichi, alla scarsa capacità riproduttiva e di attrattiva sessuale. Le streghe erano spesso descritte come anziane sole e piene di solchi nel proprio volto, che le rendevano brutte e arcigne. Si è stabilito un rapporto diretto tra la donna in menopausa e le streghe, a sottolineare l’infertilità delle une e delle altre.

Per molte donne apparire giovani è un secondo lavoro. In questo lavoro però, si perdono soldi. Aggiungiamo che generalmente le donne hanno lavori part-time in misura maggiore rispetto agli uomini e guadagnano il 30% in meno a parità di mansione ed ecco una ricetta perfetta: parte dei soldi che riescono ad avere sono usati per trattamenti estetici e di bellezza, per rispettare standard e non incorrere in critiche.

I capelli delle donne hanno sempre portato con sé l’idea di femminilità. Una donna giovane deve avere i capelli lunghi, così da essere sessualmente appetibile. Una donna matura deve portarli corti, altrimenti rischia di passare per trasandata. Avere i capelli grigi, o bianchi, non è ben visto. Si devono coprire i capelli bianchi, utilizzare tinture chimiche e nascondere la ricrescita, altrimenti si è suscettibili di critiche e di essere chiamate, appunto, streghe.

Con il tempo le donne avvizziscono, mentre gli uomini migliorano. L’età penalizza le donne in amore e nei rapporti di lavoro. Un uomo di 50 anni è affascinante, una donna di 50 è vecchia. Se un uomo di 40 anni sta con una ragazza di 25 è normale, se una donna di 40 anni sta con un ragazzo di 25… no. 

La più grande ambizione per una donna, ci viene detto, è mantenersi bene, con un viso inalterato, plastico e immodificabile. Invincibile, anche contro il tempo.  

Forse, potremmo iniziare pensando alle donne come persone e non come oggetti. Gli oggetti sono statici, fermi, perpetui. Non sono frutti che maturano. Le donne cambiano, crescono, invecchiano. E va bene così. Cosa ne pensi?

FONTI:

Streghe – Mona Chollet

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