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Positività tossica

Con il termine “positività tossica” si intende l’eccessiva generalizzazione di uno stato di ottimismo, qualunque sia la situazione di riferimento.  

Questo processo porta con sé una serie di conseguenze negative, come per esempio la negazione assoluta e la minimizzazione dell’esperienza umana autentica, che comprende anche momenti di tristezza, sconforto, malinconia, etc.

Segnali di positività tossica:

1. Semplificazione! Quando concetti estremamente complessi –come la natura umana e l’elaborazione delle emozioni- vengono semplificati in maniera esagerata, ci si imbatte spesso in slogan e frasi fatte, come ad esempio “stay positive”, ”pensa positivo”, ”no bad vibes”, per citarne alcune. 

2. Generalizzazione! L’eccessiva semplificazione porta con sé un’inevitabile divisione del mondo in due categorie: chi pensa positivo e chi pensa negativo. Questo elimina tutte le bellissime sfumature delle nostre personalità e di noi stess*.

3. Responsabilità! In quanto esseri umani, tutt* noi siamo portat* a pensare in termini di responsabilità personale: la felicità e lo star bene dipendono da noi. In psicologia, questo fenomeno è chiamato “credenza in un mondo giusto”, ovvero la credenza falsa e irrealistica che le cose belle accadono alle persone buone e che chi sta male in qualche modo un po’ se lo merita.

4. Mancanza di (auto) ascolto! Il voler cancellare o negare a tutti i costi un aspetto emozionale della nostra vita ci prende tanto, in termini di tempo, energia e risorse mentali. Quest’impegno sposta il focus da dentro a fuori e non ci permette di ascoltarci, di comprendere il nostro dolore o la nostra sofferenza, di accogliere le emozioni senza giudizio. Tutto questo, ovviamente, si riversa anche sul nostro rapporto con le altre persone e sulla nostra capacità di empatia. 

È importante, dunque, comprendere l’unicità di ogni esperienza umana e delle emozioni che ne derivano, ricordando sempre che la crescita di un individuo passa soprattutto attraverso l’integrazione di parti diverse della propria emotività. Restiamo in ascolto e sintonizzat* su di noi, sulle nostre emozioni, sui nostri desideri, bisogni e anche sulla nostra sofferenza.

La cultura della positività imposta può causare importanti effetti a lungo termine, come ad esempio scoraggiare ogni tentativo di apertura e condivisione riguardo i propri momenti di tristezza o dolore. Spesso, il fatto stesso di impegnarsi per sopprimere il naturale processo di connessione umana, amplifica lo stress a livello corporeo ma anche mentale. È risaputo quanto il sentirsi capit* e ascoltat* dalle persone a noi vicine sia di fondamentale importanza, sia nei momenti di grande felicità sia in quelli particolarmente complessi. Sbattere la porta in faccia a tutti i sentimenti considerati “negativi” di certo non li farà andare via. Siamo immers* in una società che quotidianamente ci spinge a pensare che la tristezza non debba esistere, che dice in tutti i modi che non è accettabile né tantomeno tollerabile. Questo evidenzia una grande paura di fondo, quella di vivere il dolore, di attraversarlo in ogni suo aspetto per poi uscirne divers*, cambiat*, cresciut*.

FONTI

https://thevision.com/cultura/ossessione-positivita-social/

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