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Carceri private USA: schiavitù e profitto

Negli USA vive il 25% de* detenut* a livello globale, un numero molto alto dovuto a delle vere e proprie incarcerazioni di massa e soprattutto alle politiche messe in atto nella storia degli Stati Uniti.

Nel 1844, nacque il primo carcere privatizzato della Luisiana, la compagnia McHatton Pratt e Ward lo condusse come una fabbrica, utilizzando i/le detenut* per la produzione di vestiti poco costosi destinati agli/alle schiav*.
In USA, le carceri private, sono sempre state delle specie di fabbriche, volte allo sfruttamento de* detenut* nella produzione per aziende private e per un profitto delle corporazioni che gestiscono le strutture.
Ma come è possibile questo?

Il tredicesimo emendamento della Costituzione americana abolisce la schiavitù, ma non come punizione per un reato. Per questo motivo assistiamo ad una sorta di nuova schiavitù, all’interno delle carceri, finalizzata a profitti da milioni e miliardi di dollari.

Intorno agli anni ’80, negli USA si cominciò ad arrestare molte più persone rispetto agli anni precedenti, arrivando a 750mila detenuti.
Nel 1997 il numero crebbe fino a 1.7milioni.
La popolazione nelle carceri cresceva e con essa anche i costi, le compagnie che iniziarono a occuparsi delle carceri private convenivano allo stato: costruivano edifici più velocemente e sollevavano quest’ultimo da molti costi, inoltre avrebbero portato alla diminuzione del sovraffollamento nelle carceri pubbliche.
Queste compagnie hanno stipulato contratti con il governo; questo in cambio avrebbe pagato una somma giornaliera per ogni letto riempito.
Uno studio del Dipartimento di giustizia condotto nel 2001, evidenzia come il reale risparmio si aggiri intorno all’1% dei costi e non al 20% stimato inizialmente.

Nel 1987 la somma giornaliera versata dallo stato per ogni detenut* nelle carceri gestite da Corecivic (CCA) era di $32,17, mentre nel 1997 si è alzata a $42,72. Per quanto riguarda i costi sostenuti dalla struttura, nel 1987 si trattava di una somma pari a $28,18 per detenut* e nel 1997 di $30,51. Stando a questi dati, le compagnie non hanno fatto risparmiare allo stato, anzi, ci hanno lucrato. Ma il guadagno non finisce qui.

Negli anni ’90, le incarcerazioni sono aumentate anche tramite leggi come “tre colpi e sei fuori”, ovvero dopo tre crimini violenti passerai il resto della vita in prigione e le “sentenze obbligatorie”, che vanno oltre al tipo di crimine commesso. Questo sistema è stato costruito senza tenere conto delle fragilità della popolazione, ma soltanto mirando ad una incarcerazione di massa.
Inoltre i/le detenut* sono obbligat* a scontare almeno l’85% della pena, anche se dopo un certo numero di anni non rappresentano più un pericolo per la società.
Vi starete chiedendo cosa c’entra questo con i profitti delle carceri private, ora arriviamo al punto.

Negli USA esiste l’ALEC, ovvero “consiglio americano per le questioni legislative”, un’associazione formata da politici e corporazioni private.
All’interno dell’ALEC, le corporazioni propongono leggi a* politic*, le proposte vengono votate da membri dell’ALEC e passano a* legislator* che le promulgano.
Quasi tutte le leggi proposte dall’ALEC sono a beneficio di uno dei membri, tra cui Walmart, FedEx, Coca Cola, McDonald’s, Ebay, Google. Ad esempio, Walmart, dopo l’approvazione di una legge sulla legittima difesa proposta dall’ALEC, ha aumentato in maniera sostanziale le vendite di armi, non a caso, Walmart è il maggior rivenditore di armi in USA.

Ma torniamo al sistema carcerario e per farlo, dobbiamo sapere che la CCA (Corrections Corporation of America) chiamata anche CoreCivic, azienda che gestisce carceri private negli Stati Uniti fa parte dell’ALEC.
La CCA oggi stima un profitto di 1,7 Miliardi di dollari ed è stata la prima corporazione di carceri private negli USA. Nata nel 1983, cominciò a stipulare contratti con lo stato e per assicurarsi i profitti, mise in chiaro che lo stato doveva tenere le carceri piene.
Come? In parte ci ha pensato l’ALEC.
Ad esempio, la legge SB 1070, ha dato a* poliziott* il diritto di fermare chiunque sembrasse loro un* immigrat* clandestin*. In Arizona, questa legge ha riempito i centri di detenzione per i/le migranti e ha portato beneficio economico alla CCA, proprietaria delle strutture.

A questo si aggiunge anche il sistema delle cauzioni, non a caso la American Bail Coalition (associazione di categoria composta da compagnie nazionali di assicurazioni cauzionali), fa parte dell’ALEC. Una volta fermato per aver commesso un reato, un individuo viene portat* al distretto di polizia, per qualsiasi tipo di crimine sia sospettat*, e anche per reati minori, le cauzioni da pagare per uscire sono di migliaia di dollari e se non li si possiede, si finisce in prigione. Spesso a* detenut* viene proposto un patteggiamento che consiste in qualche anno di prigione, l’alternativa è un processo in cui la condanna potrebbe essere maggiore. Di conseguenza molte persone preferiscono non andare a processo e accettano il patteggiamento. Questi consistono nel 97% de* detenut* e una grossa fetta di loro sono persone che pur essendo innocenti decidono di non andare a processo perchè povere e perchè sanno che la pena che otterranno probabilmente sarà peggiore. Anche in questo caso il guadagno riguarda o le assicurazioni cauzionali o la corporazione che gestisce il carcere.


Dal sistema delle carceri private negli USA, non ne traggono profitto soltanto le corporazioni che gestiscono le carceri, ma anche tutte le aziende che vi ruotano attorno. Da quelle che forniscono il servizio telefonico a quelle che forniscono il servizio mensa o l’assistenza sanitaria, naturalmente con la minima spesa e il massimo guadagnano.
Sono coinvolte però anche aziende che non operano nelle carceri, ma che si servono del lavoro de* detenut* per fatturare milioni di dollari. In pratica, come facevano gli/le schiavist*, in maniera del tutto legale.

Come sempre le grosse compagnie tentano qualsiasi cosa per aumentare il profitto, ma c’è sempre qualcuno che non ne beneficia e in questo caso sono le persone e la loro dignità.

Fonti:

CCA, Wikipedia, CNN, ALEC, Tredicesimo emendamento (Netflix), Time

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