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Promozione della pratica neutra nella scuola

Scrive Kant “La bestia è già resa perfetta dall’istinto… L’uomo invece… non possiede un istinto e deve quindi formulare da sé il piano del proprio modo di agire… La specie umana deve esprimere con le sue forze e da se stessa le doti proprie dell’umanità. Una generazione educa l’altra… L’uomo può diventare tale solo con l’educazione”

Il/la bambin*, al momento della nascita, è solo un * candidat* alla condizione umana e la sua effettiva umanizzazione si realizza soltanto se entra a far parte di una determinata società umana, acquisendone la cultura.
L’uomo non è un essere naturale, ma un prodotto della cultura: è la cultura che crea l’essere umano.
Ma anche la cultura non è un dato della natura. Gli strumenti, le tecniche, le conoscenze, gli atteggiamenti, i valori che costituiscono la cultura non si trovano già bell’e fatti nella natura, ma sono una costruzione che l’essere umano ha cominciato a realizzare sin dalla sua comparsa sulla faccia della terra e che continua ininterrottamente a realizzare.
Caratteristica peculiare della cultura è la sua trasmissibilità.
Gli strumenti, le tecniche, i concetti, i valori, gli atteggiamenti che il singolo essere umano costruisce non restano confinati in loro, ma si trasmettono agli/alle altr*, cumulandosi con altri apporti, per creare un patrimonio culturale che poi viene trasmesso alle nuove generazioni, le quali lo integrano con i loro contributi e, così arricchito, lo trasmettono alle successive generazioni.
In questa trasmissione consiste il processo che in termini antropologici viene definito “inculturazione”, in termini sociologici “socializzazione” e in termini pedagogici “educazione”.
Ma cosa succede oggi nella nostra moderna società?
Le generazioni alle quali è affidata l’educazione delle successive stanno utilizzando le giuste tecniche di trasmissione della cultura?
Quanto la scuola si approccia al suo ruolo educativo con pratiche neutre, inclusive e non discriminatorie e quanto ancora sono frequenti comportamenti e/o atteggiamenti selettivi per genere?


Sin da quella dell’infanzia, la scuola, si pone la finalità di promuovere lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia, della competenza, della cittadinanza de* bambin*. Sviluppare l’identità significa imparare a stare bene e a sentirsi sicuri nell’affrontare nuove esperienze in un ambiente sociale allargato. Vuol dire imparare a conoscersi e a sentirsi riconosciuti come persona unica e irripetibile, ma vuol dire anche sperimentare diversi ruoli e diverse forme di identità: figl*, alunn*, compagn*, maschio, femmina, altro rispetto a queste due polarità, abitante di un territorio, appartenente ad una comunità.


Con poche eccezioni, tutti i paesi europei hanno politiche di uguaglianza di genere in ambito educativo. Quelli che non le hanno sono Estonia, Italia, Ungheria, Polonia e Slovacchia.
Mentre i nostri programmi scolastici continuano a ignorare l’importanza degli studi di genere, la realtà concreta di chi fa scuola si confronta quotidianamente con le domande d’attualità sulle trasformazioni nei ruoli di genere e, più in generale, con la necessità di impostare organicamente il tema delle relazioni tra donne e uomini e persone “no binary” nel tempo e nello spazio.


E’ nella scuola che si incrocia per la prima volta un corpo diverso dal proprio. Qui giochiamo una grande scommessa: “educare alla neutralità”! Eppure, nel 2020, gli ambienti scolastici italiani sono ancora manifesto di una cultura conservativa e a tratti cieca che ci vuole tutti maschietti in azzurro e femmine in rosa.


Chi di noi non ricorda i trenini fisici che, da piccoli, a scuola ci conducevano in bagno. Erano rigorosamente due: il trenino per i maschi ed il trenino per le femmine.
E il trenino “gender neutral”? No, quello nessuno può ricordarlo perché non partiva mai!
Corredo scolastico predefinito, grembiulino in tinta preimpostata, parete rosa dei disegni delle femmine e parete, nelle tinte del blu, per i capolavori dei maschietti.
“Formate due gruppi” ci dicevano al momento dell’attività ludica, eh si, perché anche quella era diversa, così si dava al via alla corsa per i maschi, e alla gara di “hula hoop” per le bambine.
E chi non aveva voglia di partecipare né all’una né all’altra?
L’uso dei tempi al passato potrebbe far pensare ad un “oggi” che si presenti in tinte e pratiche neutre, ma purtroppo la strada è ancora tutta in salita.

Che cosa vorresti fare da grande? I maschi rispondono: «il calciatore, il poliziotto», le femminucce: «la maestra, la ballerina, la show girl».
C’è qualcosa che i maschi non possono fare? «No, i maschi possono fare quasi tutto … le femmine invece …».
Chi si occuperà dei figli nella tua famiglia? Le femmine rispondono «io», «mio marito quando io devo andare a fare la spesa», «le mamme devono badare ai figli perché i papà devono andare a lavorare per guadagnare». I maschi rispondono: «la mia sposa», «le femmine devono stare a casa per fare il mangiare, le pulizie …».


Indovinelli, esercizi di “problem solving”, laboratori di gruppo sono ormai numerosi i laboratori che si svolgono nelle scuole sui temi della prevenzione della violenza di genere, sull’analisi del linguaggio sessista delle pubblicità e sulla cultura della diversità.
Storie silenziose, di competenze e passioni a servizio della collettività che spesso sono costrette ad autofinanziarsi a fronte dello stato di indigenza in cui versa la scuola pubblica, oltre nel silenzio di una legislazione, a livello nazionale che detti l’indirizzo per una pratica neutra, inclusiva e non discriminatoria nei plessi scolastici.


Uno dei più vecchi e più grandi fornitori indipendenti di divise scolastiche nel Regno Unito non commercializzerà uniformi specifiche per ragazzi o ragazze. Si venderanno solo quelle “gender neutral”. La “Stevensons” vende divise scolastiche dal 1925 e serve più di 500 scuole indipendenti e statali a livello nazionale, tra cui il college di Eton, la scuola femminile di St Paul, la scuola di coro della Cattedrale di Westminster, la scuola militare reale del Duca di York e la scuola del Royal Ballet. L’azienda ha dichiarato di aver fatto questa scelta per rispondere alle preoccupazioni delle scuole sulle possibili discriminazioni di genere.


Stessa scelta dettata dalla Contea di Wicklow in Irlanda, dove in tutte le scuole primarie sono vietati i corredi specifici per maschi e femmine e consentiti solo quelli “neutri” dal 1° Settembre del 2019.
Beh, non ci resta che attendere e scoprire cosa ha riserverà il futuro per la scuola italiana.

FONTI
KANT E., Pedagogia, O.D.C.U., Rimini, 1953
GOZZER G., Il capitale invisible
Educare al Genere – Comune di Lentini
“Non si ferma la deriva Gender Neutral nelle scuole della Gran Bretagna” Pro-vita e Famiglia (2019)

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