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Dismorfofobia

Nell’era dei social, i disagi dell’identità corporea, che pure vi preesistevano, sembrano particolarmente prolifici. Se si considera anche che l’accesso a queste piattaforme avviene in età sempre più giovane, è facile immaginare quali e quanti condizionamenti si possano subire in un’età di definizione personale quale è la pubertà. Ciò soprattutto se si pensa che i modelli proposti da queste stesse piattaforme (Instagram, Tumblr, TikTok, ecc.) sono molto spesso costruiti a tavolino per creare corpi assolutamente irrealistici. Siamo bombardati da immagini che simulano spontaneità e invece sono frutto di vere e proprie sessioni fotografiche con conseguente accurata selezione e fotoritocco dello scatto migliore.
Tutto ciò sembra urlare a caratteri cubitali che un corpo così com’è non sarà mai un corpo perfetto, che è necessario essere al contempo magr* e formos* o scolpit*, sexy e pudic*, oltre che avere una pelle vellutata priva di alcun tipo di imperfezioni. Tutti questi fattori inevitabilmente generano una pressione sociale sempre maggiore sui fruitori dei social media alzando continuamente l’asticella della fantomatica perfezione al punto, nei casi più estremi, da arrivare a provocare fissazioni ossessive su determinati e presunti difetti fisici.
Beninteso, il desiderio di piacersi, di curare il proprio aspetto o la propria salute non ha di per sé nulla di patologico o biasimevole. Le preoccupazioni sorgono nel momento in cui questo desiderio si trasforma in una corsa costante e incessante verso la perfezione così come proposta dai canoni della moda del momento e accettata acriticamente. Si tratta, però, di una corsa senza fine perchè caratterizzata da un traguardo illusorio: ogni obiettivo raggiunto porta con sé solo un momentaneo appagamento sostituito in tempi brevi da una rinnovata insoddisfazione per sé stessi.
È opportuno dunque operare una valutazione critica e mediata delle immagini che vengono propinate dagli svariati social, cercando di ricordare che non ci sarà mai nessuna smagliatura o cellulite o chilo in più addosso a rendere un essere umano meno degno di amore e rispetto. 

Il disturbo da dismorfismo corporeo, conosciuto anche come “Body Dysmorphia”, rientra nelle manifestazioni cliniche identificate come “disagi dell’identità corporea”. Esse si caratterizzano per la tendenza patologica del soggetto che ne è affetto a ricollegare la stima di sé al proprio corpo e per l’insoddisfazione circa il suo peso o le sue forme.

Il termine dismorfofobia deriva dal greco antico dis – morphé, che significa forma distorta, e phobos che invece significa timore. L’esatto significato di tale concetto, in realtà, è ancora oggetto di controversie all’interno della comunità scientifica. In linea di massima a questo disturbo si riconduce la rappresentazione alterata della propria immagine e la conseguente ossessione per la stessa, al punto da spingere la persona che ne soffre a nascondere il presunto difetto in ogni modo o addirittura a ricorrere a procedure chirurgiche per rimuoverlo laddove possibile.

Il disturbo da dismorfismo corporeo affligge circa il 2,4 % della popolazione e interessa in egual misura sia uomini che donne. Tale condizione è più frequentemente osservata in età adolescenziale ma non è assolutamente escluso che possa manifestarsi anche in più tarda età. 

Per quanto non vi sia comunanza di vedute circa l’origine di tale condizione, si ritiene che essa derivi da una molteplicità di fattori: genetici, psicologici, sociali, culturali e legati allo sviluppo. 

Il DSM5 (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) individua una serie di sintomi tipici che sono riconducibili a questo tipo di disagio:

  • Preoccupazione relativa ad uno o più difetti fisici oggettivamente non rilevabili o preoccupazione eccessiva rispetto a quelli trascurabili,
  • Adozione di comportamenti (come guardarsi allo specchio o evitare completamente gli specchi, toccare la parte difettosa, cercare costanti rassicurazioni, ecc.) o di atteggiamenti mentali (quali pensieri ossessivi, confronto con altri, convinzione di essere osservato o giudicato ecc.) che siano ripetitivi e rituali,
  • Condizione di forte stress, ansia e calo del tono dell’umore derivanti dalla insistente preoccupazione per il difetto presunto al punto da interferire con lo svolgimento della vita dell’individuo.

Nell’ambito dei “disagi dell’identità corporea”, tale disturbo si differenzia da quelli del comportamento alimentare (anoressia, bulimia ecc.), in quanto esso non riguarda propriamente la preoccupazione per l’entità del peso corporeo o della massa grassa.
Nella dismorfofobia, infatti, le preoccupazioni riguardano piuttosto una qualunque (o più) zone anatomiche del corpo come il viso, il capo, la forma del volto, la distribuzione dei capelli, la presenza di rughe, acne o altre imperfezioni cutanee, il petto, l’addome, le cosce e i genitali ecc. 

È opportuno anche tener presente che chi soffre di Body Dysmorphia può essere più o meno consapevole della tenuità o dell’inesistenza del proprio difetto. Ciononostante, il livello di disagio o il grado di intensità di pensieri e comportamenti ossessivi è comunque alto e assolutamente reale per chi lo sperimenta.

Questo cosa implica?
Può capitare di ascoltare qualcuno lamentarsi di un proprio difetto corporeo che risulti essere oggettivamente inesistente. Molto spesso si è portati a pensare che quella persona stia solo cercando di attirare l’attenzione per ricevere complimenti e ci si sente frustrati al pensiero che si lamenti chi difetti non ne ha.
In tali circostanze, allora, sarebbe più utile pensare che l’interlocutore o interlocutrice potrebbe star vivendo una situazione di vero disagio la quale, tipicamente, lo/la induce a cercare costanti rassicurazioni e, dunque, ad agire con più sensibilità nei suoi confronti. 

Molti autori ritengono che il DDC sia, in realtà, sotto-diagnosticato a causa, da un lato, dai confini ancora sfumati dei suoi elementi psicodiagnostici, e dall’altro, dalla tendenza dei pazienti dismorfofobici a nascondere i propri sintomi preferendo optare per specialisti quali dermatolog* o chirurg* plastic*.
Laddove però il paziente dovesse prendere consapevolezza della propria condizione, essa può essere trattata con successo rivolgendosi ad un* psicolog*, psicoterapeut*, psichiatr*.

1 – Ritieni di subire pressioni dalle immagini che vedi sui social media?
2 – Hai mai ricevuto commenti sul tuo aspetto che ti hanno portato a notare difetti prima inesistenti?
3 – C’è una parte del corpo che ritieni di dover nascondere o che proprio non ti piace?
4 – E da dove credi derivi questa insoddisfazione?

FONTI

“Le identità corporee. Quando l’immagine di sé fa star male” – E. Faccio
“ Dismorfofobia” – A. Griguolo
“Il disturbo da dismorfismo corporeo: revisione critica della letteratura” – Journal of Phsycopathology, S. Bellino, E. Paradiso, M. Zizza, C. Zanon, M. Fulcheri, F. Bogetto

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