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Alla ricerca della (definizione di) felicità

Hai mai pensato a che cos’è la felicità? Ti è mai capitato di perderti in questo pensiero, magari parlane con qualcun’altr*? Se si, ti sarai accort che è una questione molto soggettiva.

Alcune persone la definiscono come uno stato mentale, o magari un sentimento, un’emozione, una posizione sociale, oppure come una mera astrazione sociale, o magari un oggetto, qualcosa di più tangibile e concreto.

Ecco, la felicità può essere tutto questo

Come essere umani siamo dotati di un’estrema propensione al soddisfacimento dei nostri bisogni individuali, relazionali e sociali.

Nell’infanzia il concetto di felicità, e il raggiungimento di un bisogno, è paradossalmente più semplice rispetto all’età adulta.

Crescendo si realizza che tale concetto non è più così chiaro e che il raggiungimento e soddisfacimento di un bisogno diventa più complesso e raro.

Così facendo, la felicità inizia sempre più a essere percepita come uno stato mistico cui aspirare disperatamente e quotidianamente.

La sua soggettività ha reso difficile il lavoro di ricercator* sociali

Come ottenere un dato il più oggettivo possibile considerando la soggettività di tale costrutto? Le ricerche si sono concentrate in fattori altamente associati alla felicità, quali soddisfazione generale personale, soddisfazione generale degli ambiti rilevanti della propria vita, livelli di stato mentali positivi e negativi.

Gli studi hanno diviso gli/l* espert* del “settore felicità” in sostenitor* della felicità come stato mentale e sostenitor* di “stato legato a benessere e prosperità“.

Entrambi i fattori sono essenziali nel definire e rappresentare il concetto in questione, infatti nel pratico, entrambi dovrebbero co-esistere nel vissuto di felicità.

Ecco un approfondimento sui costrutti inerenti alla felicità!

  • Che cos’è?

Questa è una delle domande più comuni di sempre e, nel corso dei secoli, molti pensatori hanno considerato la felicità come qualcosa di supremo valore concludendo che la ricerca della felicità è alla base di ogni sorta di altre attività. Alcun* de* maggiori espert* contemporanei, Dieder e collegh* (2009), sostengono che le inesauribili corsie di auto-aiuto delle librerie e l’industria multimiliardaria che ruota attorno alle droghe psicotrope sono senza dubbio manifestazioni moderne della stessa ardente ricerca verso la felicità.

  • Come studiarla?

“As difficult as it would be to find two lay people who agree completely on the definition of happiness, operational definitions are of crucial necessity for science to progress”

Con questa frase, il celebre psicologo americano Ed Dieder, descrive e riassume una grande problematica delle ricerca psico-sociale. Studiare e definire un concetto altamente soggettivo come quello della felicità è tanto difficile quanto necessario per il progresso scientifico, e quindi, quello umano.

  • Feeling good or Doing good?

Inizialmente gli studi, si sono divisi in due grandi correnti di pensiero:

  • Felicità edonica (dal greco ἡδονή [edoné] “piacere”): stato mentale caratterizzato da emozioni e attitudini positive verso la vita. Concetto legato alla ricerca del piacere e agli stati mentali positivi.
  • Felicità eudemonica (dal greco εὐδαιμονία [eu̯dai̯moníaː] “benessere e prosperità”): caratterizzata da benessere e prosperità. Concetto legato a processi di funzionamento positivi della vita.

    Felicità edonica ed eudemonica devono andare di pari passo: si può essere felice e non vivere una vita funzionale e prosperosa. Al contrario, si può avere una vita soddisfacente e di successo, senza avere necessariamente stati mentali felici.
  • Felicità è benessere soggettivo


Gli/l* scienziat* sociali sono giunti a un consenso sulla concettualizzazione della felicità nel corso degli anni: “Subjective Wellbeing”

Questo termine enfatizza la sua natura soggettiva

Ritiene che le persone siano i giudici finali della loro esperienza di felicità. E’ importante sottolineare che le valutazioni soggettive sul proprio benessere, molto raramente riflettono gioia e allegria a “mente vuota” o uno stato di puro e crudo edonismo.


Al contrario, i principali componenti del benessere soggettivo, come la soddisfazione della vita e gli affetti positivi, sembrano emanare prima di tutto dagli obiettivi e dai valori di una persona.

È più probabile che le persone sperimentino alti livelli di benessere soggettivo quando si sforzano, fanno progressi e perseguitano obiettivi personali derivati ​​dai loro valori sacri, rendendo i sentimenti di significato, scopo e realizzazione predittori prominenti del benessere soggettivo.

  • Felicità è benessere psicologico e auto-determinazione


Concettualizzazioni di spicco della felicità diverse dal benessere soggettivo includono il:
” Psychological well-being” (Ryff ,1996)
“Self-determination theory” (Ryan & Deci,2000)

Queste teorie esemplificano un approccio meno soggettivo e più prescrittivo verso la felicità.

Esse stabiliscono il soddisfacimento di determinati bisogni (come l’autonomia, l’accettazione di sé o lo scopo nella vita) come prerequisito per il benessere.

  • La felicità è un dono prezioso universale


Nonostante la soggettività del termine, la felicità è considerata un dono prezioso indipendente da differenze socio-culturali. Infatti, uno studio del 2006 condotto su 48 nazioni ha evidenziato che gli/l* intervistat* hanno valutato l’importanza della felicità 8,03 su una scala di 9 punti.

I punteggi sono stati superiori all’importanza di uno qualsiasi degli altri 11 attributi inclusi nell’indagine (intelligenza, istruzione, ricchezza, religione, condizioni sociali e cultura, salute, matrimonio e figli, obiettivi significativi, tempo libero, relazioni sociali).

Quindi, la felicità non è solo un fatto accessorio ma svolge anche un marcato ruolo causale nel determinare una pletora di risultati individualmente e socialmente benefici.

FONTI:
Diener, E. (1984). Subjective well-being. Psychological Bulletin, 95, 542–575.
Myers, D. G., & Diener, E. (1995). Who is happy? Psychological Science, 6, 10–19.
Diener, E., Kesebir, P., & Tov, W. (2009). Happiness.

Ryan, R.M., & Deci, E.L. (2000) Self-determination theory and the facilitation of intrinsic motivation, social development and well-being. American Psychologist, 55, 68–78.
Ryff, C. D., & Singer, B. (1996). Psychological well-being: Meaning, measurement, and implications for psychotherapy research. Psychotherapy and Psychosomatics, 65, 14–23.
Diener, E., & Oishi, S. (2006). The desirability of happiness across cultures. Unpublished manuscript, University of Illinois, Urbana–Champaign.

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