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Francia e Islamismo

In Francia, secondo la World Population Review, Alaraby (2020) sono 5.720 milioni lɜ musulmanɜ e 1.9 miliardi lɜ musulmanɜ nel mondo. Un dato che pochi conoscono è che nel 2020 sono almeno 73 le scuole e le moschee “chiuse per estremismo” in Francia e ormai è risaputo che lì la religione islamica deve affrontare non pochi problemi perchè vittima di campagne d’odio. 

Il brutale assassinio di Samuel Paty (insegnante di scuola media decapitato da un rifugiato ceceno jihadista in una città della regione parigina) ha riacceso il dibattito sul delicato equilibrio tra la difesa della laicitè (principio di laicità dello stato francese), della libertà di espressione e dei diritti della numerosa popolazione musulmana della Francia. Si è aperta una profonda riflessione su come ridefinire il rapporto che la Repubblica deve avere con l’Islam. 

La Francia è uno dei principali stati europei, uno di quegli stati dove i diritti umani di tuttɜ dovrebbero essere garantiti, dove dovrebbe essere garantito il principio di libertà religiosa e soprattutto, dove ci dovrebbe essere ascolto nei confronti delle minoranze, dove chiunque dovrebbe sentirsi liberə di camminare per strada senza affrontare episodi di violenza e di discriminazione. 

Eppure, sono in moltɜ, moltissimɜ giovani (e non solo) a non riconoscersi nel modello identitario della République. Sono in moltɜ lɜ musulmanɜ che in Francia non si sentono a casa perché vittime di azioni d’odio, dove i pregiudizi e gli stereotipi contano più della personalità dɜ singolɜ. Sono in moltɜ (non musulmanɜ) che lottano affinché chiunque, al di là della propria fede possa godere di tutti i diritti e di tutte le libertà. Questo accade perché sono in moltɜ ad unire l’islamismo con l’estremismo. 

Importante è dire che l’islam non è l’islamismo radicale e non è il terrorismo. Importante è dire che lɜ singolɜ non devono per forza essere collegatɜ ad un qualcosa di più grande, che spesso, per lo più, da loro non dipende e di cui loro non sanno nulla. Importante è dire che la fede è fede e che l’estremismo è tutt’altro. 

“Sicuramente il dibattito è ancora più vivace di quello seguito agli attentati alla redazione di Charlie Hebdo e a quelli del 13 novembre 2014 al Bataclan e in altri luoghi della capitale francese, forse a causa dell’accumulo di orrori, del simbolo preso di mira e dei fatti stessi”. Secondo lɜ francesi il nemico è interno ed è proprio l’islam, perchè erroneamente si pensa che islam = terrorismo, che islam = estremismo. Una cosa non chiara è che il vero nemico non è l’islam: quello contro il quale la Francia è in guerra (come qualsiasi altro stato del mondo) è il jihadismo, o ancora meglio: è chi si rifà al jihadismo compiendo atti terroristici: ecco chi è il nemico. 

Facciamo un po’ di chiarezza: con il termine “jihadismo” si fa tradizionalmente riferimento al macrofenomeno del fondamentalismo islamico che promuove il jihad contro coloro che a vario titolo sono consideratɜ infedelɜ. Tale prospettiva, che ha avuto modo di consolidarsi con particolare forza dopo il 2001 e l’attacco alle torri gemelle, riconduce il jihad ad una dimensione conflittuale spesso brutale e violenta che funge da base ideologica per il terrorismo di matrice islamica. 

Ora passiamo all’islam: l’islam è una religione monoteistica, il cui fondamento è il Corano, testo rivelato da Maometto, ritenuto “parola di dio” e come tale perfetto ed immutabile. Non c’è altro dio che Allah e Maometto è il suo inviato. L’islam ha pratiche cultuali obbligatorie, a cui ogni musulmanə deve fare conto: sono i cinque arkan, cioè i cinque pilastri. L’islam ha anche un suo sistema giuridico proprio, cosa che non tuttɜ sanno. Non tuttɜ sanno che anche simboli, gesti e pratiche dell’islam sono fondamentali a livello identitario e che non si può semplicemente neutralizzare tutto questo solo perchè si vive in uno stato laico: la laicità dello stato prevede che lo stato non imponga una religione, ma non deve vietare la libera espressione e rappresentatività di tutti i culti che la cittadinanza ritiene come validi e necessari. 

Un secondo passaggio drammatico, infatti è stata l’entrata in vigore della legge sulla laicità: la proibizione di simboli religiosi nei luoghi pubblici ha provocato profonda irritazione nel mondo musulmano in particolar modo per la questione del velo per le donne. 

Inoltre, la rivolta delle banlieues (periferie di Parigi), dove vivono moltissimɜ musulmanɜ, ha messo in luce la disperante e atavica precarietà dɜ giovani di origine magrebina (ma cittadinɜ francesi) per i quali i principi di uguaglianza e di pari opportunità (a titolo esemplificativo, ma nella realtà sono molti di più), restano vivi soltanto sulla carta, soltanto formalmente. Perfino l’ex ministro degli interni Sarkozy lɜ considera “feccia”, “canaglie” che vivono nell’illegalità. Perché come dice Massimo Nava nel “Il Corriere della Sera”, da giovani delinquenti aɜ giovani islamizzatɜ il passo è breve. 

La laicità è un pilastro fondante della Repubblica francese, e siamo tuttɜ d’accordo perché essa garantisce una libertà fondamentale, che non è solo quella di praticare la religione di propria scelta, ma anche di non praticarne alcuna, istituendo il «diritto di credere e di non credere». Nulla toglie però che sempre ci debba essere rispetto per tutti i culti e che mai devono esserci azioni di odio e/o di censura rispetto ad alcuni culti, solo perché ritenuti meno validi. Non sempre in Francia questo accade, non sempre in Francia lɜ musulmanɜ si sentono a casa, e bisogna fare qualcosa per cambiare tutto questo. 

Come dice EULEMA, il Consiglio dei Leader Musulmani d’Europa, “bisogna chiarire il quadro delle relazioni internazionali distinguendolo dall’autonomia del culto in Francia e investire suɜ numerosɜ cittadinɜ francesi e credenti musulmanɜ che hanno maturato una sensibilità e una esperienza nella ritrasmissione dei valori universali della spiritualità e della cittadinanza con una chiarezza sui doveri e sui diritti nel contesto della società francese dove sono natɜ e cresciutɜ […] sviluppando una rete di interlocutorɜ affidabili distribuitɜ sul territorio nazionale e in collegamento con le rispettive comunità e giovani referenti religiosi.”

A questo punto diventa fondamentale investire in programmi e progetti di dialogo interreligioso e di educazione interculturale come piste di scambio per permettere un maggiore coinvolgimento sociale tra l’islam, la cittadinanza e le Istituzioni locali. Per la Francia non si tratta di rinunciare alla propria storia, ai propri valori o ai propri princìpi, ma di ridefinire cosa rende un insieme di persone di diverse culture dɜ cittadinɜ della stessa nazione. In poche parole multiculturalità e multiculturalismo.

FONTI:

Allievi – Immagini di un islam plurale

Massimo Nava, Il Corriere della Sera, 31 ottobre 2020: Rapporti Francia-Islam – Le ragioni di uno scontro

ISPI – Istituto per gli studi di politica internazionale “Cosa sta succedendo tra la Francia e il mondo musulmano?”, 28 ottobre 2020

Internazionale, “Gli errori della Francia nei rapporti con l’Islam”, Anthony Samrani, L’Orient – Le Jour, Libano, 7 novembre 2020

Treccani Enciclopedia: Jihadismo

Treccani Enciclopedia: Islam

Wikipedia – Attacchi terroristici e stragi in Francia

https://a.storyblok.com/f/64856/x/94cd757c20/eulema-macron-original-italiano.pdf

Il Mulino, Parigi, 24.02.2021, Susanna Magri

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