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Di che colore è il tuo vuoto interiore?

Sentire e capire sono due concetti molto differenti. Il capire abita il nostro mondo reale, pratico, quotidiano. Il sentire abita il nostro mondo percettivo e fenomenico. 

Il coraggio di fare qualcosa è direttamente collegato al verbo “sentire”, termine fondamentale perché apre la strada all’importanza dell’esperienza. 

Fare esperienza di qualcosa significa sperimentare, sperimentare significa diventare espertɜ di quella determinata esperienza, diventare espertɜ significa tenere gli occhi aperti ed essere consapevoli. 

“Ho rischiato di farne l’esperienza” afferma il filosofo Cioran parlando del suo vuoto interiore.

È questo il punto su cui soffermarci: fare esperienza. 

Ahimè in occidente più cose possiamo riempire e meglio ci sentiamo! Ci riempiamo la bocca di parole che non sentiamo come reali pur di non rimanere in silenzio; riempiamo i nostri bicchieri pur di non vederci come merɜ spettatorɜ di chi “si diverte più di noi”; riempiamo i nostri armadi perchè “non so cosa mettermi”; riempiamo la nostra vita di persone con cui non abbiamo niente da condividere pur di non sentirci solɜ e riempiamo la nostra testa di informazioni inutili e giudizi critici e oppressivi verso noi stessз.  

Come si fa ad accogliere e fare esperienza del proprio vuoto interiore?

Certamente non è un processo facile da mettere in atto. 

Come consigliato nell’articolo precedente, “7 modi per prendersi cura di sé”, il suggerimento è sempre quello di rivolgersi ad unə professionista della salute mentale e iniziare insieme un percorso di conoscenza.

Certamente “notare” e prendere consapevolezza del proprio stato emotivo in una situazione di disagio, piuttosto che fare qualsiasi cosa pur di non sentirlo, è il primo grande passo.

Di seguito trovate tre attività che vi aiuteranno a mettervi in contatto con i vostri pensieri-ostacolo. 

1) Lǝ criticǝ nella tua testa. 

Prendi contatto con i pensieri giudicanti e negativi che in questo momento ti attraversano e che spesso rivolgi a te stessǝ e scrivili nelle vignette in terza persona. 

In una seconda fase, prendi contatto con il sentire rispondendo ai pensieri che ti ostacolano in modo accogliente e compassionevole e scrivili nei rettangoli in prima persona.    

            Es. 

Vignetta: “Sei sempre così pigrǝ”. 

Rettangolo: “È importante che mi riposi un po’ oggi per ricaricare le mie energie”. 

2) Il caos.

Prendi contatto con le emozioni che ti attraversano in questo momento, se ne hai bisogno tieni pure gli occhi chiusi e concentrati sul respiro. Visualizza eventi passati o presenti che senti come ostacolo per il tuo percorso di conoscenza. In ogni pezzo di questo caos-puzzle, trasforma sotto forma di disegno o di scrittura gli eventi che in questo momento senti avversi alla tua crescita personale. Mantieni il giudizio fuori da questo spazio, focalizzati semplicemente nel prendere atto degli eventi scritti o disegnati. 

3) Le piccole cose della vita che bloccano le grandi. 

Concentrati sulle piccole cose che ti limitano nella conoscenza di te stessǝ: azioni quotidiane, piccoli eventi a cui reagisci in modo disfunzionale, pensieri che ti rendono impotente, azioni che compi e in cui non ti riconosci del tutto. Su questa montagna di massi, scrivi o disegna all’interno di ciascuno ciò che senti come piccoli ostacoli. 

FONTI:

Sunderland, M., Disegnare le emozioni, espressione grafica e conoscenza di sé, Erickson, Trento, 1997.

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