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Afghanistan: cosa sta succedendo?

COSA E’ SUCCESSO?

I talebani sono entrati a Kabul e il Presidente afgano Ashraf Ghani si è dimesso (se n’è andato dopo avere promesso fino al giorno prima che Kabul non si sarebbe arresa). Da tre giorni infatti Kabul è controllata dal gruppo radicale estremista dei talebani. 

L’Afghanistan è tornato così a essere governato dai talebani, come tra il 1996 e il 2001, quando il loro regime fu rovesciato dall’intervento militare americano successivo agli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 a New York e Washington. Allora i talebani erano accusati di dare rifugio ai terroristi di al Qaida, autori degli attentati, stessa accusa che viene mossa loro anche oggi.

CHI SONO I TALEBANI?

“Il gruppo dei talebani venne formato nel 1994 nella città di Kandahar, in Afghanistan, dal mullah Mohammed Omar, che aveva combattuto tra i mujaheddin, guerriglieri di ispirazione islamica, nella guerra contro i sovietici che avevano occupato il paese dal 1978 al 1989.Come il mullah Omar, anche il resto dei talebani proveniva prevalentemente da tribù di etnia pashtun e aveva studiato nelle madrasse, le scuole coraniche pakistane (da cui il nome talebani, che significa “studenti” pashtu, la seconda lingua più parlata in Afghanistan dopo il dari). Il primo gruppo del 1994 era formato da circa 50 studenti, ma in poco tempo ne vennero reclutati molti altri. Il suo iniziale obiettivo era quello di ripristinare la pace e la sicurezza dopo il ritiro dei sovietici, e instaurare nei territori che controllava un’interpretazione molto radicale della sharia, la legge islamica” (Il Post).

IN PASSATO…

“Quando presero il controllo di Kabul, nel 1996, i talebani fondarono l’Emirato Islamico dell’Afghanistan, i talebani vietarono la televisione, la musica e il cinema, oltre che la coltivazione del papavero da oppio, di cui l’Afghanistan era ricchissimo, perché contrario alla legge islamica. Ciononostante, la produzione di oppio continuò in maniera illegale, seppur in numeri assai ridotti, anche grazie al tacito assenso dei talebani che grazie alle estorsioni imposte ai coltivatori si arricchirono notevolmente. Il nuovo regime introdusse inoltre norme molto restrittive delle libertà personali delle donne: oltre all’obbligo di indossare il burqa, fu loro vietato di guidare bici, moto e auto, di utilizzare cosmetici e gioielli e di entrare in contatto con qualsiasi uomo che non fosse il marito o un parente.

Dal 1996 i talebani ospitarono inoltre in Afghanistan le basi dell’organizzazione terroristica al Qaida, fondata all’inizio degli anni Novanta dal saudita Osama bin Laden, figlio di un ricchissimo costruttore yemenita” (Il Post).

OGGI…

“Dopo aver definitivamente riconquistato l’Afghanistan domenica, prendendo il controllo della capitale Kabul e del suo palazzo presidenziale, i talebani hanno iniziato a sostituirsi alle forze di sicurezza afghane, operando già di fatto come nuovi governanti del paese. Nel loro primo giorno al potere, mentre migliaia di afghani e cittadini stranieri cercavano di raggiungere l’aeroporto per lasciare il paese, i talebani hanno messo in piedi checkpoint in tutta Kabul e imposto un coprifuoco alle 21. Hanno riempito le strade della città, in alcuni casi percorrendole a bordo di veicoli militari statunitensi e afghani conquistati durante la loro avanzata, e sventolando la bandiera bianca che fu lo stendardo nazionale tra il 1996 e il 2001, gli anni in cui furono al potere in Afghanistan. Rispetto a quanto successo nelle altre grandi città conquistate in precedenza – dove c’erano state esecuzioni sommarie dei soldati dell’esercito governativo, matrimoni forzati tra donne e combattenti talebani, e attacchi ingiustificati nei confronti dei civili – lunedì è stata una giornata di calma apparente a Kabul. Per ora non è stata imposta ufficialmente la sharia, la legge islamica, ma la popolazione si sta comportando come se le nuove rigide regole di condotta fossero già in vigore” (Il Post).

LE DONNE:

La situazione è stata particolarmente drammatica per le donne afghane, che negli scorsi anni avevano potuto vivere senza dover indossare il burqa e lavorare e studiare liberamente, tutte cose che con i talebani al potere potrebbero finire. 

Molti progetti, come quello di Pangea Onlus, hanno permesso alle donne di fare corsi di alfabetizzazione, aritmetica, educazione alla sessualità e all’affettività e soprattutto formazione professionale. Molte donne sono riuscite a realizzarsi, alcune di esse sono anche diventate imprenditrici. Molte donne sono andate all’Università. Ma queste cose infastidiscono i talebani ed è per questo che le donne sono in pericolo oggi in Afghanistan. Le donne hanno paura. Hanno paura di essere uccise, violentate, e soprattutto di perdere tutti i diritti che hanno conquistato in questi anni. 

“Non c’erano donne che camminavano per strada, ma c’erano donne nelle auto con i capelli coperti” (Guardian). 

“Il Wall Street Journal ha raccontato il caso di una donna che lavorava come impiegata del governo e che lunedì ha bruciato ogni documento che la legava al suo impiego, nel timore che i talebani potessero fare irruzione nella sua casa.  Un’altra donna ha raccontato che domenica si trovava all’università e che dopo l’arrivo dei talebani non era riuscita a usare i mezzi pubblici perché gli autisti non volevano assumersi la responsabilità del trasporto di una donna” (Il Post).

Salima Mazari è la governatrice che si opponeva ai talebani. Da ieri è scomparsa.

Inoltre, Zarifa Ghafari, 27 anni, la più giovane sindaca in Afghanistan, ha paura. Una sindaca donna è troppo per i talebani e quindi il suo esempio deve essere cancellato. Le sue parole: “Aspetto che i talebani vengano ad uccidermi”.

ZABIHULLAH MUJAHID:

Zabihullah Mujahid è colui che martedì ha condotto la conferenza stampa dei talebani. Molti sono convinti che si tratti di uno pseudonimo. L’unica certezza intorno a Zabihullah Muhajid è che le sue dichiarazioni vadano prese con le molle. In passato è stato accusato di avere mentito sul numero e l’identità delle persone uccise dai talebani per ragioni di propaganda.

I VOLI:

Fra domenica e lunedì l’aeroporto di Kabul era il luogo del disastro: migliaia di persone cercavano di scappare dal paese, in molti casi anche attaccandosi agli aerei. Sono ormai diventate virali le immagini delle persone che cadono nel vuoto del cielo.

Da ieri mattina sono ripresi i voli militari di evacuazione, ma non bastano. I voli sono pieni ma le persone da salvare sono molte di più. Per i prossimi giorni lз militarз occidentali si aspettano un’accelerazione delle evacuazioni dз proprз connazionalз e dз loro collaboratorз afghanз, anche se la loro buona riuscita dipende da molti fattori.

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METTERE LE PERSONE IN SICUREZZA:

Oggi bisogna organizzarsi e creare un corridoio umanitario: un flusso migratorio legale, sicuro ed autorizzato che eviti l’immigrazione clandestina e che permetta di controllare le persone in entrata e di evitare infiltrazioni jihadiste. Infatti, i corridoi umanitari sono un programma sicuro e legale di trasferimento e integrazione in Italia rivolto a migranti in condizione di particolare vulnerabilità: donne sole con bambinз, vittime del traffico di esseri umani, anzianз, persone con disabilità o con patologie, oppure persone segnalate da organizzazioni umanitarie quali l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati (UNHCR) => L’agenzia delle Nazioni Unite per lз rifugiatз stima che siano 250 mila lз afghanз costrettз a fuggire dalle loro case, ma il numero è destinato ad aumentare. Come dice Cathy La Torre, “Che farà il mondo davanti a questa richiesta di migrazione?”
In un’Europa tuttora incapace di dare una risposta significativa e corale alla tragedia del crescente numero di persone che muoiono nel tentativo di raggiungere la salvezza o sono esposte a gravi abusi e sfruttamenti, i corridoi umanitari sono una via sicura e legale per l’ingresso nel nostro Paese di persone richiedenti asilo.

Come funzionano i corridoi umanitari in 4 passi:

  1. Il primo passo spetta alle associazioni proponenti, le quali inviano sul posto espertз e volontarз che, attraverso contatti diretti nei Paesi interessati dal progetto o grazie a segnalazioni provenienti da attori locali (ONG, associazioni, organismi internazionali, chiese, ecc.), predispongono una lista di potenzialз beneficiarз;
  2. Ogni segnalazione viene verificata daз responsabilз delle associazioni per poi essere inviata al Ministero dell’Interno italiano per un ulteriore controllo;
  3. Terminati i controlli, le liste dз potenzialз beneficiarз sono trasmesse alle autorità consolari italiane dei Paesi coinvolti le quali rilasciano, qualora ritenuto opportuno, dei “visti umanitari con validità territoriale limitata” (solo per l’Italia) ai sensi dell’art. 25 del Regolamento (CE) n. 810/2009 del 13 luglio 2009;

Una volta arrivati in Italia, lз profughз sono accolti daз promotorз del progetto i quali, in collaborazione con altrз partner, li ospitano in strutture disseminate sul territorio nazionale secondo il modello dell’“accoglienza diffusa” e offrono loro la possibilità di un’integrazione nel tessuto sociale e culturale, attraverso l’apprendimento della lingua italiana, la scolarizzazione dз minorennз e altre iniziative.

Chiudiamo questo approfondimento con una delle ultime notizie: ieri sera i talebani hanno sparato su un corteo pacifico a Jalalabad. Infatti, i miliziani sono entrati anche nell’ultima grande città del Paese: colpi d’arma da fuoco sui manifestanti che sfilavano con la bandiera afghana, con anche delle vittime. Un testimone a Sky TG24 parla di “35 vittime”. In conferenza stampa, i rappresentanti dell’Emirato islamico avevano dichiarato di non volere più nemici”, invocando anche l’ingresso delle donne nel nuovo governo, “ma nel segno della Sharia”. Evidentemente, dalle notizie che abbiamo ricevuto e che continuiamo a ricevere, i nemici ci sono e le parole dei talebani vanno decisamente prese con le pinze.

Fonti:

Il Post, The Guardian, Cathy La Torre (@avvocathy), SOS Italia, UNHCR, SkyTg24.

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