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Mutilazioni Genitali Femminili, una pratica da estirpare anche in Italia

Perché in Italia siamo finitз a parlare di Mutilazioni Genitali Femminili (MGF)? Ebbene, seppure le MGF vengano considerate una prerogativa esclusivamente di paesi e società non europee, circa 600.000 donne vivono in Europa affrontando le conseguenze delle MGF. Inoltre, si tratta di una pratica che viene perpetrata da anni e costituisce una tradizione. Basti pensare che a livello internazionale l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che oltre 200 milioni di donne hanno subito il taglio, di cui 44 milioni sono bambine fino a 14 anni e ogni anno 3 milioni sono i soggetti a rischio.

La Mutilazione Genitale Femminile viene anche chiamate sunna, clitoridectomia, escissione, cucitura, circoncisione, taglio, o modificazione dei genitali. Spesso essa viene denominata erroneamente infibulazione, che è una mutilazione genitale femminile che prevede la rimozione totale o parziale degli organi genitali femminili esterni, e quindi rappresenta solo una delle varianti sotto la definizione di MGF. Perciò, le MGF sono generalmente definite come “tutte le procedure che includono la rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre lesioni agli organi genitali femminili per ragioni culturali o altre ragioni non terapeutiche.”

L’asportazione totale o parziale degli organi genitali femminili esterni è praticata con lo scopo di impedire alla donna di conoscere l’orgasmo derivante dalla stimolazione del clitoride. Tuttavia, questi “tagli” portano anche a dei rischi di salute, soprattutto al momento del parto. Spesso le MGF vengono realizzate da personale inesperto, privo di conoscenze mediche, in condizioni igieniche inesistenti, senza anestesia, utilizzando strumenti “domestici” o rudimentali, come coltelli da cucina, vetri rotti, forbici, lamette, pietre appuntite, rasoi o qualsiasi oggetto acuminato facilmente reperibile. Le MGF agiscono su più dimensioni della vita della donna (fisica, psicologica, sociale, culturale) e sono spesso unite anche a matrimoni precoci e/o forzati, abbandono della scuola.

Purtroppo esse sopravvivono perché sorrette da un sistema simbolico di valori che hanno una forte funzione identitaria e comunitaria. Nonostante nessuna religione le reputi una norma, ancora in 30 paesi dell’Africa e del Medio Oriente, e anche in alcuni paesi dell’Asia e dell’America Latina e tra comunità provenienti da queste regioni, le MGF sono praticate. L’Italia, in particolare, è uno dei paesi che ospita il maggior numero di donne escisse, in conseguenza di un consistente flusso migratorio femminile proveniente da paesi ad alta prevalenza di MGF come l’Egitto, la Nigeria, l’Etiopia e il Senegal. Chiaramente, la comunità internazionale condanna la pratica delle MGF, ma bisogna agire soprattutto a livello locale, tra lз leader e le donne che continuano a subirle. 

Tanti esempi di ragazze che hanno subito e ora combattono per porre fine alle MGF stanno cercando di salvare tante bambine e ragazzine raccontando la loro storia e dimostrando come questa pratica sia inutile e degradante, oltre che dolorosa. Ifrah Ahmed, di origini somale, aveva 8 anni quando è stata circoncisa e 15 quando è stata violentata in gruppo. Sfuggita alla guerra e trasferita in Irlanda, Ifrah è riuscita a creare una campagna contro le MGF e ad avanzare una legge che vietasse la pratica in Irlanda. Successivamente, ha ispirato il film ‘A Girl from Mogadishu’. Una sorte simile è capitata ad una dodicenne Rugiatu Turay, proveniente dal Sierra Leone. Dopo la tragica esperienza, Rugiatu ha fondato un’organizzazione, the Amazonian Initiative Movement (https://aimsierraleone.org/), con l’obiettivo principale di proteggere le ragazze africane. A 11 anni il padre di Purity Soinato Oiyie decise di farla circoncidere e sposare con un uomo di 70 anni, ma lei ne parlò con la maestra e così facendo riuscì a salvarsi. Jaha Dukureh, dal Gambia, è stata tagliata quando aveva solo una settimana. A 15 anni è stata poi costretta a sposarsi, e oltre al dolore fisico che già provava, ha dovuto operarsi per avere la possibilità di fare sesso.

Anche a livello europeo ci sono delle campagne e organizzazioni che lavorano affinché le MGF vengano proibite. L’organizzazione End FGM EU ci aiuta anche a renderci conto di quanto l’infibulazione sia presente nelle nostre società. Attraverso l’Online Interactive Map on FGM in Europe si capisce in un certo senso la “quantità” della pratica.

In Italia invece, il progetto Y-Act (Youth in ACTion for women empowerment and against gender-based violence) mira a prevenire e combattere le MGF, in quanto violazione dei diritti umani e forma di violenza di genere che colpisce le ragazze e le donne in diverse dimensioni della loro vita individuale, sociale, sessuale e sanitaria, anche nel nostro Paese, con l’intento di perpetuare una tradizione.

Nonostante queste fantastiche iniziative, per mettere fine alle MGF bisogna tenere vivo l’argomento, diffondere la giusta informazione in merito e soprattutto far sì che le nuove generazioni non continuino questa pratica inumana. Informati e spargi la parola, pian piano questa arriverà anche a chi compie questi terribili “tagli”.

FONTI:

https://www.amref.it/news-e-press/news-e-storie/yact-fondazioni-violenza-genere/

https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/society/20200206STO72031/mutilazioni-genitali-femminili-dove-e-perche-vengono-ancora-praticate#:~:text=In%20quali%20paesi%20viene%20praticata,comunit%C3%A0%20provenienti%20da%20queste%20regioni

https://www.globalcitizen.org/en/content/5-activists-fighting-fgm-in-africa/

https://www.unwomen.org/en/news/stories/2019/2/compilation-women-leading-the-movement-to-end-female-genital-mutilation

https://www.endfgm.eu/

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